Turista australiano profana un cimitero in Giappone

Turista australiano profana un cimitero in Giappone

Un video pubblicato su Instagram da un turista australiano in Giappone ha suscitato un’ondata di indignazione sui social e l’intervento ufficiale dell’Ambasciata australiana a Tokyo. L’uomo si è ripreso, a metà articolo trovate anche il video, mentre compiva gesti di profanazione in un cimitero, trattando con leggerezza simboli sacri della cultura giapponese.

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Turista australiano profana un cimitero in Giappone

In Giappone è tradizione portare cibo, bevande, fiori e accendere dell’incenso sulle tombe dei defunti. Lo si fa in particolare durante l’Obon, la festa dei morti che si tiene ogni anno a metà agosto. Le offerte, chiamate osonae o okuyō, hanno lo scopo di onorare gli antenati e mantenere un legame simbolico con loro. Si ritiene infatti che gli spiriti dei cari continuino a vegliare sui vivi, e donare ciò che piaceva in vita al defunto è un modo per dimostrare rispetto, gratitudine e affetto.

Questi gesti rendono un cimitero un luogo non solo di memoria, ma anche di continuità tra passato e presente. Profanare queste offerte significa quindi non solo mancare di rispetto a un luogo sacro, ma anche ferire profondamente un legame familiare e culturale che in Giappone ha radici millenarie.

Il filmato incriminato, datato 4 agosto 2025, mostra il visitatore mentre beve una tipica lattina di sakè lasciata come offerta funebre in un cimitero di Fujikawaguchiko, nella prefettura di Yamanashi. Dopo averla tracannata, l’uomo brinda ironicamente e rutta, battendo la lattina vuota contro una lapide dicendo: «Se sei morto arrabbiato, che tu possa vendicarti».
Ecco alcuni spezzoni del video:

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Altri comportamenti irrispettosi e pericolosi

Altri video emersi nei giorni successivi hanno aggravato la situazione. Il turista è stato ripreso mentre faceva roteare una sotoba, la tavoletta di legno dedicata ai defunti, brandiva quella che sembrava una pistola giocattolo, molto probabilmente sottratta alla tomba di un bambino, e maneggiava offerte lasciate al cimitero, tra cui la statuetta di un coniglio.

In un altro filmato, l’uomo si arrampica sulla ringhiera di un ponte per tuffarsi nel lago Kawaguchi, mettendo a rischio la propria incolumità e quella altrui. Nonostante le aspre critiche sotto il video, inizialmente il protagonista identificato come Lochie Jones, non ha mostrato alcun segno di pentimento. Anzi, ha scritto: «Quello che ho fatto al cimitero è oggetto di dibattito, ma a me non importa. In realtà il video mi piace».

La reazione della comunità locale

La reazione pubblica non si è fatta attendere. La polizia giapponese ha visionato tutti i filmati e aperto un’indagine, mentre l’Ambasciata australiana a Tokyo, pur senza confermare la nazionalità dell’uomo, ha pubblicato un avvertimento sui propri canali ufficiali, invitando i connazionali a rispettare leggi e tradizioni locali. Un gesto raro, che testimonia la delicatezza del caso.

«Invitiamo tutti i visitatori a rispettare le leggi e le usanze giapponesi. Episodi di questo tipo sono in aumento, ed è nostra responsabilità scoraggiarli».

L’autore del video, dal canto suo, ha in seguito pubblicato un messaggio di scuse su Instagram, ma per molti cittadini giapponesi il danno era già stato fatto. Gli abitanti della zona soprattutto, hanno espresso sdegno e incredulità nei commenti:

  • «I cimiteri sono sacri in ogni Paese. Vorrei che questo individuo non possa mai più entrare in Giappone»
  • «Perché mai qualcuno dovrebbe fare una cosa simile?»

  • «Le offerte appartengono ai nostri antenati. È impensabile trattarle con questa leggerezza».

Possibili conseguenze legali 

Secondo l’avvocato Koji Mizokami dello studio giapponese Hashimoto Sogo, i gesti del turista non sono solo irrispettosi, ma anche potenzialmente criminali:

  • Il consumo delle offerte ai defunti può configurarsi come furto, punibile con fino a 10 anni di carcere e 500.000 ¥ di multa (quasi 3.000 €).

  • Il danneggiamento di una tavoletta sotoba, può portare a 3 anni di reclusione e a una sanzione fino a 300.000 ¥ (1.700 €).

Turista australiano profana un cimitero in Giappone

Oltre il singolo episodio: la fobia del turista straniero

Questo incidente non è isolato. Negli ultimi anni, con il ritorno massiccio del turismo internazionale dopo la pandemia, episodi simili si moltiplicano: turisti e influencer che > disturbano i quartieri residenziali di Kyoto, visitatori che si arrampicano sui tetti per scattare foto, altri che bloccano strade pur di ottenere lo ‘scatto perfetto’ da esporre come trofeo sui social.

Emblematico è il caso del villaggio vicino al Monte Fuji che, esasperato, ha installato una grande > barriera per impedire ai visitatori di invadere la carreggiata davanti a un minimarket Lawson, diventato virale come spot fotografico su Instagram. Oppure il > Santuario giapponese che vieta l’ingresso a tutti i turisti che ‘distruggono la nostra cultura’.

Un Paese tra accoglienza e insofferenza

Il Giappone, storicamente insulare e con una forte identità culturale, vive oggi un rapporto complesso con il turismo di massa. La memoria storica del sakoku, quando il Giappone rimase chiuso al mondo per oltre due secoli, è riaffiorata anche nei tempi moderni. Durante la pandemia di > Covid-19, il Paese è rimasto blindato per tre anni, ed è stato tra gli ultimi al mondo a riaprire le frontiere. Ha poi mantenuto severissime restrizioni ai viaggiatori stranieri, ben oltre la fase più critica dell’emergenza sanitaria.

Al giorno d’oggi il Giappone è spaccato su due fronti: da un lato, l’afflusso record di viaggiatori degli ultimi anni rappresenta un enorme vantaggio economico, considerando che ha sempre avuto pochi turisti stranieri in passato. Dall’altro, questo marasma di gente ignara della cultura locale, fa crescere il malcontento dei residenti, sempre più infastiditi da comportamenti considerati molto irrispettosi e invadenti.

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