Lo stato di ripresa del Tōhoku 14 anni dopo il terremoto e tsunami

Lo stato di ripresa del Tōhoku 14 anni dopo il terremoto e tsunami

Sembra ieri quando, con gli occhi spalancati, osservavamo inermi un’onda nera inghiottire auto, strade, case, tutto, durante il suo devastante passaggio nelle coste orientali del Giappone. Quelle immagini sono ben scolpite nella mente di tutti, assieme a quelle altrettanto paurose della centrale di Fukushima in fiamme, che hanno inevitabilmente rievocato i fantasmi di > Chernobyl. Ma ad oggi, qual’è lo stato di ripresa del Tōhoku 14 anni dopo il terremoto e tsunami dell’11 marzo 2011?

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A distanza di 14 anni esatti dal devastante terremoto del Giappone orientale, il processo di recupero e bonifica nella regione del Tōhoku continua. Tra i progressi più significativi, nel novembre 2024 è avvenuta la prima rimozione sperimentale di detriti nucleari fusi presso la centrale di Fukushima Daiichi. Mentre nel febbraio 2025 la Tokyo Electric Power Company (TEPCO) ha avviato lo smantellamento dei serbatoi di stoccaggio dell’acqua, continuando il rilascio controllato nell’oceano. Ma vediamo più nel dettaglio lo stato di ripresa del Tōhoku 14 anni dopo il terremoto e tsunami.

Lo stato di ripresa del Tōhoku 14 anni dopo il terremoto e tsunami

Prima rimozione sperimentale dei detriti nucleari

Nel novembre 2024, TEPCO ha effettuato con successo un test di rimozione di circa 0,7 grammi di detriti di combustibile nucleare fuso dal reattore numero 2 della centrale di Fukushima Daiichi. Questo intervento segna la prima estrazione di detriti nucleari dall’incidente avvenuto nel 2011. I campioni sono stati inviati alla Japan Atomic Energy Agency per analizzarne la composizione.

Inizialmente prevista per il 2021, la rimozione sperimentale ha subito grossi ritardi dovuti a difficoltà nello sviluppo delle attrezzature. Si stima che nei reattori 1, 2 e 3 dell’impianto siano presenti circa 880 tonnellate di detriti. I dati raccolti con questo primo intervento serviranno per pianificare le future operazioni di rimozione su larga scala.

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Il rilascio dell’acqua trattata e lo smantellamento dei serbatoi

L’acqua contaminata utilizzata per il raffreddamento del combustibile nucleare è sottoposta a un processo di filtraggio avanzato (ALPS – Advanced Liquid Processing System) per rimuovere la maggior parte dei materiali radioattivi, ad eccezione del trizio e di altre sostanze difficili da eliminare. Durante il 2024, TEPCO ha > continuato a rilasciare acqua trattata in mare. Al 5 novembre il totale scaricato era di 78.285 tonnellate.

A seguito dello svuotamento di alcuni serbatoi di stoccaggio, nel febbraio 2025 è stato avviato il loro smantellamento. Poiché l’acqua contaminata continua a essere generata ogni giorno, il rilascio controllato proseguirà per almeno altri 20 anni, rendendo necessarie misure per ridurne la produzione. Nel settembre 2024, i governi giapponese e cinese hanno raggiunto un accordo per il monitoraggio della situazione da parte della Cina nell’ambito dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA). Se gli istituti di ricerca cinesi confermeranno la sicurezza dell’acqua trattata, si aprirà la strada alla ripresa delle importazioni di pesce giapponese da parte della Cina. Che attualmente le ha bloccate proprio a causa dei rilasci di acqua trattata in mare.

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Decontaminazione e rientro degli sfollati

Le operazioni di decontaminazione nelle aree residenziali vicino a Fukushima Daiichi sono proseguite nel corso degli ultimi 14 anni. Anche se alcune zone di sette comuni restano tutt’ora inaccessibili. Dopo interventi mirati nelle ‘aree di base di ricostruzione e rivitalizzazione specifiche’, il governo ha iniziato a permettere il rientro degli sfollati nel giugno 2022, revocando le restrizioni nei distretti speciali a maggio 2023.

Nonostante i progressi nella ricostruzione di infrastrutture a Ōkuma, Futaba e altre città colpite, pochi ex residenti hanno manifestato l’intenzione di tornare. In particolare, Futaba ha subito il ritardo più lungo nella revoca degli ordini di evacuazione, con una parziale riapertura solo nell’agosto 2022. Tuttavia, nel maggio 2024, la città ha ospitato per la prima volta in 14 anni una tradizionale processione con cavalli e cavalieri in occasione del Sōma Nomaoi Festival (foto copertina).

A dicembre 2024, il governo ha istituito una commissione ministeriale per definire strategie di smaltimento del terreno decontaminato. Entro primavera 2025 verrà presentato un piano per il trasferimento del suolo al di fuori della prefettura di Fukushima, come stabilito dalla normativa vigente. Con l’obiettivo di completare l’operazione entro marzo 2045.

Cause legali e sviluppi giudiziari

Nel dicembre 2024, la Corte d’Appello di Osaka ha annullato una sentenza del tribunale di Kyoto che riconosceva la responsabilità congiunta del governo e di TEPCO per i danni subiti dagli sfollati. La nuova decisione ha ritenuto responsabile solo TEPCO, imponendole il pagamento di oltre 100 milioni di ¥ (crc. 628.400 €) di risarcimento.

Nell’ottobre 2024, il reattore numero 2 della > centrale nucleare di Onagawa (Ōhoku Electric Power Company) è tornato operativo dopo 13 anni e 7 mesi di inattività. Il mese successivo, la Corte d’Appello di Sendai ha respinto una causa intentata da residenti locali che chiedevano la chiusura dell’impianto a causa di carenze nei piani di evacuazione in caso di incidente.

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Terremoto e tsunami del Tōhoku in cifre

Il terremoto di magnitudo 9.0 dell’11 marzo 2011, con epicentro al largo della costa di Sanriku, ha scatenato un devastante tsunami che ha colpito le comunità costiere del Giappone nord-orientale. L’onda ha raggiunto altezze di 9,3 metri a Sōma (Fukushima), 8,6 metri a Ishinomaki (Miyagi) e 8,5 metri a Miyako (Iwate), causando la fusione tripla alla centrale di Fukushima Daiichi.

Secondo le stime del governo del giugno 2011, il disastro aveva causato 15.000 morti, 7.500 dispersi e oltre 5.400 feriti. A febbraio 2025, il numero ufficiale delle vittime è salito a 19.775, comprendendo anche i decessi correlati per suicidio e malattia, con 2.550 persone ancora disperse. Circa 470.000 persone furono evacuate, oltre 120.000 abitazioni sono state distrutte e quasi 30.000 persone vivono ancora in alloggi temporanei all’interno di villaggi fatti di container.

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