La centrale Fukushima Daiichi in un anno rilascia 55.000 metri cubi di acque reflue

La centrale Fukushima Daiichi in un anno rilascia 55.000 metri cubi di acque reflue

Il 30 agosto 2024 segna un anno dall’inizio del controverso rilascio di acque reflue trattate dalla centrale nucleare giapponese di Fukushima Daiichi. Nel 2011 rimase gravemente danneggiata dal tremendo terremoto e tsunami del Tohoku, disperdendo grandi quantità di materiale radioattivo. Per raffreddare la centrale, è stata usata dell’acqua, che si è ovviamente contaminata. E la centrale Fukushima Daiichi in un anno rilascia 55.000 metri cubi di acque reflue trattate nell’Oceano Pacifico. Ma perchè farlo?

Canale TELEGRAM! > Unitevi per restare aggiornati!La centrale Fukushima Daiichi in un anno rilascia 55.000 metri cubi di acque reflue trattate

La Tokyo Electric Power Company (TEPCO) ha stoccato l’acqua in dei barili fino a quando, non avendo più spazio, ha cominciato a filtrarla per poi decidere di rilasciarla piano piano nell’Oceano Pacifico. Ad oggi, dopo un anno, sono stati liberati un totale di 54.734 metri cubi di acqua, il primo passo di un lungo e laborioso processo che si prevede durerà circa 30 anni. Ma perché liberare l’acqua contaminata invece di conservarla in sicurezza?

La complessa gestione delle acque contaminate

La gestione delle acque contaminate a Fukushima Daiichi è un problema di proporzioni epiche. L’acqua utilizzata per raffreddare i detriti nucleari all’interno dei reattori danneggiati, combinata con l’acqua delle falde acquifere e le precipitazioni che penetrano nelle strutture, ha portato nell’arco degli ultimi 13 anni, all’accumulo continuo di acque contaminate. TEPCO ha implementato un complesso processo di decontaminazione in più fasi per ridurre la concentrazione di materiali radioattivi.

L’acqua contaminata viene inizialmente passata attraverso un sistema di adsorbimento che riduce i livelli di cesio e stronzio, due dei principali radioisotopi pericolosi. Successivamente, l’acqua viene ulteriormente trattata attraverso l’Advanced Liquid Processing System (ALPS), una tecnologia avanzata progettata per rimuovere la maggior parte dei materiali radioattivi. Tuttavia, nonostante il trattamento, il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno, rimane nell’acqua. Sebbene sia considerato meno pericoloso rispetto ad altri isotopi, la sua presenza rappresenta ancora una preoccupazione per la popolazione locale e gli ambientalisti.

La centrale Fukushima Daiichi in un anno rilascia 55.000 metri cubi di acque reflue

L’esigenza di rilascio dell’acqua trattata

Il sito di Fukushima Daiichi è ormai saturo di serbatoi che contengono attualmente 1,3 milioni di metri cubi di acqua trattata. La mancanza di spazio ha reso necessario il rilascio controllato di questa nell’oceano. Un’operazione che ha sollevato notevoli proteste a livello locale e internazionale. Cina e Hong Kong in particolare hanno aspramente criticato questa decisione, fino a vietare l’import di pesce e frutti di mare dal Giappone.

TEPCO ha avviato questo processo nell’agosto 2023, sottolineando che il rilascio è essenziale soprattutto per garantire lo spazio necessario alla costruzione delle infrastrutture per la successiva fase di dismissione dell’impianto nucleare. Ad oggi, ci sono stati sette cicli di rilascio delle acque reflue trattate, tutti monitorati attentamente da diverse agenzie giapponesi, tra cui la Fisheries Agency, la Nuclear Regulation Authority e il Ministry of the Environment. Il monitoraggio del trizio nell’acqua di mare dopo lo sversamento, ha rilevato che la contaminazione non supera i livelli di sicurezza stabiliti. Tuttavia, rimane grande fonte di dibattito, comunità di pescatori e gruppi ambientalisti sono preoccupati circa i potenziali effetti a lungo termine sull’ecosistema marino e sui prodotti ittici.

Il futuro della bonifica 

La bonifica della centrale nucleare di Fukushima Daiichi è una sfida senza precedenti. La quantità di acqua trattata rilasciata finora rappresenta solo una piccola parte del totale: solo 54.734 metri cubi su 1,3 milioni. Nei prossimi decenni, TEPCO dovrà continuare a bilanciare le necessità operative con le preoccupazioni ambientali e sociali. Avendo la comunità internazionale continuamente col fiato sul collo per monitorare ogni movimento.

La strada verso la completa dismissione e decontaminazione di Fukushima Daiichi è ancora lunga e irta di ostacoli. Ma il rilascio delle acque reflue trattate è un passo purtroppo necessario al momento. E comunque il livello di trizio dell’acqua è in linea con lo standard internazionale di 60.000 Bq/litro. Oltre che 7 volte inferiore al limite massimo fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’acqua potabile di 10.000 Bq/litro. Secondo gli esperti, solo dosi molto concentrate di trizio sono dannose per la salute. Vedremo nei prossimi anni se ci saranno ripercussioni sugli ecosistemi nel Pacifico, o se l’acqua è abbastanza diluita da non costituire un problema.

Post consigliato > Gli esperti diramano per la prima volta un’allerta ‘megaterremoto’ in Giappone: è realistica?


La centrale Fukushima Daiichi in un anno rilascia 55.000 metri cubi di acque reflue