Riparte la centrale nucleare più vicina all'epicentro del terremoto del 2011 in Giappone

Riparte la centrale nucleare più vicina all’epicentro del terremoto del 2011 in Giappone 

Nel tardo pomeriggio del 29 ottobre, la Tohoku Electric Power ha riattivato il reattore numero 2 della centrale nucleare di Onagawa, situata nella prefettura di Miyagi. Questa centrale, a soli 100 chilometri dal tristemente famoso impianto di Fukushima Daiichi, è diventata il primo reattore a riaccendersi nell’area orientale del Giappone. Riparte la centrale nucleare più vicina all’epicentro del terremoto del 2011 dopo ben 13 anni di fermo.

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Si trova in una delle zone più gravemente colpite dal sisma e dallo tsunami del 2011, che ha causato il peggior disastro nucleare della storia del Giappone. Questa riattivazione segna un passo cruciale per il futuro energetico del Paese, frutto di anni e anni di meticolosi lavori di messa in sicurezza.

Riparte la centrale nucleare più vicina all'epicentro del terremoto del 2011 in Giappone

La strategia nucleare del Giappone

Nonostante il disastro di Fukushima, il Giappone non ha mai rinunciato completamente all’energia nucleare. Entro il 2030, il governo prevede che il nucleare fornisca comunque il 20-22% dell’elettricità nazionale, rispetto a ben il 25% del periodo pre-2011. Al momento, dei 54 reattori operativi prima del disastro, 33 sono potenzialmente utilizzabili ma solo 12 sono tornati in funzione grazie agli aggiornamenti di sicurezza. La riattivazione del reattore di Onagawa rientra tra queste. Gestita dalla Tohoku Electric Power, da ora in poi fornirà energia a ben 6 milioni di abitanti della regione.

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In Giappone, dopo il 2011, la quota di energia derivante dal nucleare è crollata dal 25% al 6%. Costringendo il paese ad aumentare le importazioni di gas e carbone. In risposta, il governo ha deciso di potenziare la sicurezza degli impianti esistenti, come quello di Onagawa, dove il reattore più vecchio è stato chiuso. Il secondo invece è stato aggiornato e il terzo è in attesa di autorizzazione.

La Keidanren, l’associazione delle principali aziende giapponesi, sostiene che questa politica sia necessaria per il valore economico del nucleare, ma anche per il contributo al raggiungimento degli obiettivi climatici del Paese. Il nucleare garantisce infatti, a differenza del carbone, energia pulita costante a prezzi prevedibili. A patto però che la sicurezza sia estrema, ma in questo i giapponesi sono molto affidabili.

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L’eredità del disastro di Fukushima

L’11 marzo 2011, un terremoto di magnitudo 9 scosse il Giappone orientale, provocando uno tsunami devastante che coinvolse oltre 50.000 famiglie e lasciò alcune aree ancora oggi inaccessibili. L’acqua superò le barriere della celebre centrale di Fukushima Daiichi, causando il blocco dei sistemi di raffreddamento e la fusione di tre reattori. Si è trattato del peggiore incidente nucleare del mondo dalla catastrofe di Chernobyl.

La vicina centrale di Onagawa però, riuscì a sopravvivere al disastro grazie a una scelta lungimirante dell’ingegnere Yanosuke Hirai. Negli anni ’60 infatti, fece costruire una barriera marina di 14,8 metri per proteggere la centrale. Quando l’onda di tsunami superò la barriera di Fukushima, la protezione più alta di Onagawa invece riuscì a bloccarla, evitando danni gravi. Nonostante la centrale fosse per assurdo più vicina all’epicentro del terremoto.

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Nuovi standard di sicurezza nucleare

Dopo il disastro di Fukushima, il Giappone ha introdotto nuove normative di sicurezza nucleare, le più rigorose al mondo. Ora ogni centrale deve sottoporsi a ispezioni, prove sui sistemi di emergenza e valutazioni geologiche estreme prima di essere riattivata. Un lungo processo che può durare dai 5 ai 7 anni. La Nuclear Regulation Authority, istituita nel 2012 dopo il disastro, richiede che gli impianti siano in grado di resistere a terremoti fino a magnitudo 9 e a tsunami di altezze eccezionali.

Oggi, dei 33 reattori potenzialmente operativi in Giappone, solo 12 hanno superato questi nuovi controlli. Il Giappone però spinge per accelerare i processi di riattivazione, poiché le importazioni di combustibili fossili hanno costi elevati e inquinano troppo. Il paese ha urgente bisogno di maggiori risorse per supportare nuovi progetti industriali su larga scala, come la costruzione di fabbriche di semiconduttori e centri per l’intelligenza artificiale per restare al passo con gli altri paesi industrializzati.

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