I ragazzi giapponesi non vogliono più andare a scuola

I ragazzi giapponesi non vogliono più andare a scuola: perché?

In Giappone, cresce a ritmo preoccupante il numero di bambini e ragazzi che scelgono di non frequentare più la scuola. Un fenomeno che desta preoccupazione e riflessioni profonde in un Paese con uno dei tassi di alfabetizzazione più alti al mondo. Quasi del 100% con il suo 99,9%, noi siamo al 99,8%.

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Per la prima volta, il numero di futoko, studenti che mancano da scuola per almeno trenta giorni, ha superato quota 300mila. Raggiungendo il record di 346.482 nell’anno scolastico 2024. Questo rappresenta un aumento di oltre 47mila studenti rispetto all’anno precedente. Gli assenti includono 130.370 scolari delle scuole elementari e 216.112 studenti delle scuole medie. E’ il 3,7% della popolazione studentesca nipponica di queste fasce. Ma perché sta accadendo tutto questo?

I ragazzi giapponesi non vogliono più andare a scuola

L’assenteismo e il contesto di crisi sociale

L’aumento dell’assenteismo scolastico si colloca all’interno di un panorama più vasto di sfide sociali che il Giappone affronta da anni. Accanto al tasso di > natalità in declino, il paese si confronta con altre problematiche. Come il > crescente numero di hikikomori, ovvero giovani che scelgono di isolarsi dalla società. E l’immancabile alta incidenza di suicidi giovanili. Nel 2024, sono stati segnalati 1.010 casi di suicidio tra giovani ragazzi, di cui 507 tra studenti delle scuole elementari, medie e superiori. Sebbene questo rappresenti una lieve diminuzione rispetto agli anni precedenti, il dato resta drammaticamente rilevante.

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Diversi sono i fattori che contribuiscono a questa crisi. Le autorità giapponesi indicano che le restrizioni e le chiusure scolastiche durante il periodo pandemico hanno avuto un impatto psicologico duraturo sui bambini. Inoltre, l’ansia derivante dalle alte aspettative e il carico di studio crescente, incidono negativamente sul loro benessere. Questa pressione è ulteriormente amplificata dal fatto che molti ragazzi giapponesi sono figli unici e quindi hanno addosso tutte le altissime aspettative tipiche dei genitori nipponici, senza poter dividerle con nessuno. E’ una realtà che ad oggi interessa circa il 20% delle famiglie.

Un’altra sfida che aggrava la situazione è la carenza di insegnanti. Il Ministero dell’Istruzione giapponese ha riportato un vuoto di 2.558 cattedre nelle scuole del Paese. Questa mancanza di personale influisce sulla qualità dell’istruzione e sulla capacità delle scuole di seguire tutti adeguatamente. In particolare i ragazzi con disabilità e bisogni speciali.

I ragazzi giapponesi non vogliono più andare a scuola

Il bullismo ‘ijime’, un problema sempre più grave

Ultimo ma non ultimo problema enormemente influente per l’assenteismo nelle scuole giapponesi, è lijime. Si tratta di un tipo di bullismo particolarmente crudele e distruttivo rispetto a quello che capita un po’ ovunque. Lo scopo non è semplicemente la presa in giro, ma l’abbattere psicologicamente la vittima, al punto che chi è preso pesantemente di mira arriva perfino a togliersi la vita piuttosto che continuare a subirlo.

A volte non è semplicemente un bambino contro l’altro, ma tutta la classe che si allea e tortura uno solo. Il bullismo in Giappone inizia presto, fin dalle scuole elementari. I bambini molto piccoli sanno essere tremendamente cattivi perché senza filtri. C’è poi un picco nel primo anno di scuola media e in quello di scuola superiore.

I dati parlano chiaro: nell’ultimo anno scolastico 2024, sono stati segnalati 732.568 casi di bullismo in Giappone. Un numero enorme, che riflette una realtà scolastica complessa e talvolta ostile per molti studenti. Di questi, 1.306 casi sono classificati come gravi e collegati a rischi di assenteismo cronico o, nei casi più estremi, al suicidio.

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