Kabukicho senza criminalità? Tokyo prova a ‘ripulire’ il suo celebre quartiere
Ogni giorno migliaia di turisti attraversano le strade illuminate di Kabukicho, il celebre quartiere della vita notturna di Tokyo. Tra insegne al neon, host club, soapland, locali a tema e bar loschi, l’area continua ad attirare curiosi da tutto il mondo. Eppure, dietro l’immagine pop e cinematografica della zona, si nasconde una realtà molto più caotica e aggressiva.
Negli ultimi anni Kabukicho è diventata ancora più problematica: procacciatori insistenti, scout legati alla prostituzione e gruppi criminali organizzati legati alla Yakuza sono ormai parte integrante del paesaggio urbano. Ora però qualcosa sembra muoversi. Secondo diversi media giapponesi, la polizia metropolitana di Tokyo avrebbe avviato una nuova operazione di ‘pulizia‘ silenziosa contro le reti criminali che controllano parte del quartiere.
Nel mirino procacciatori e scout
La repressione si concentra soprattutto su due figure molto presenti nelle strade di Kabukicho. La prima è quella dei cosiddetti ‘kyaku-hiki‘, in pratica dei ‘butta dentro‘ che fermano i passanti per trascinarli negli izakaya, host club, sexy shop o altri locali. Alcuni si limitano a invitare i clienti, altri invece seguono i turisti in modo aggressivo, creando situazioni intimidatorie. Molti dei locali collegati a questi procacciatori sono accusati di pratiche poco trasparenti: costi nascosti, supplementi non dichiarati e conti gonfiati. Da anni circolano storie di > turisti stranieri che finiscono in queste truffe, spendendo migliaia di euro dopo essere entrati in bar o club accalappiati da questi intermediari.
Il secondo obiettivo della polizia sono gli ‘scout‘, figure solitamente femminili che reclutano giovani donne per il settore dell’intrattenimento per adulti. Alcune vengono indirizzate verso attività legali legate ai quartieri a luci rosse, ma molte finiscono coinvolte nella prostituzione illegale, sia in Giappone sia all’estero. Secondo gli investigatori, il fenomeno è cresciuto anche a causa dell’> indebitamento legato agli host club, dove alcune clienti spendono cifre enormi per la compagnia di aitanti ragazzi e alla fine per riuscire a pagarle sono costrette a prostituirsi.
Una repressione silenziosa ogni notte
Secondo alcune fonti, recentemente la polizia giapponese starebbe effettuando vere e proprie retate notturne contro i gruppi che operano nelle strade secondarie di Kabukicho, zone dove l’attività illegale continua nonostante i controlli nelle aree principali. Particolare attenzione sarebbe rivolta ai gruppi yakuza Sumiyoshi-kai e alla sua affiliata Kohei-ikka. Per la prima volta, il Dipartimento di Polizia Metropolitana avrebbe persino creato una task force dedicata esclusivamente a colpire una specifica organizzazione criminale.
Se colpire la yakuza è relativamente semplice, molto più difficile è fermare i cosiddetti ‘tokuryū‘, gruppi criminali fluidi e anonimi che si organizzano tramite social network e app di messaggistica criptata. Una sorta di evoluzione moderna della famosa mafia giapponese. Queste reti reclutano spesso giovani attraverso annunci di ‘yami baito‘ (lavori part-time oscuri), promettendo soldi facili per attività apparentemente innocue che finiscono poi per coinvolgere i partecipanti in reati più seri.
Kabukicho, da sempre un problema per Tokyo
Il celebre quartiere a luci rosse a Shinjuku, rappresenta da decenni una delle principali sfide per le autorità giapponesi. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Kabukicho si trasformò rapidamente nel centro della vita notturna di Tokyo, diventando sinonimo di alcol, sesso e criminalità organizzata. Negli anni ’80 la zona era nota anche per gli scontri tra bande rivali e per episodi di violenza legati alla yakuza. Spesso si vedono episodi legati a questo anche in molti vecchi anime.
Non è nemmeno la prima volta che Tokyo tenta una ‘purificazione’ del quartiere. Nel 2004 l’allora governatore della città lanciò una vasta operazione di tolleranza zero per ripulire Kabukicho. L’iniziativa portò all’installazione di telecamere di sicurezza, alla chiusura di centinaia di attività legate alla prostituzione e all’introduzione di leggi più severe contro il procacciamento di clienti. Nel 2005 il Giappone rese ufficialmente illegale l’attività dei procacciatori. Nonostante ciò, il fenomeno non è mai realmente scomparso.
Il turismo internazionale ha cambiato tutto
Uno dei motivi principali dietro questa nuova offensiva sembra essere il boom turistico. Con oltre 40 milioni di visitatori internazionali all’anno, Tokyo vuole evitare che Kabukicho diventi il simbolo di un Giappone fuori controllo. Il quartiere continua ad attirare turisti proprio per la sua fama decadente e trasgressiva, ma le attività aggressive dei procacciatori rischiano di danneggiare l’immagine del paese.
Le autorità sembrano inoltre voler colpire chi trae profitto dal sistema, piuttosto che le donne coinvolte nella prostituzione, sempre più percepite dall’opinione pubblica come vittime di sfruttamento economico e psicologico. Per chi non lo sapesse infatti, in Giappone incredibilmente la legge punisce la prostituta ma non il cliente.
Kabukicho cambia… ma non sparisce mai
Chi conosce davvero Kabukicho sa però che il quartiere ha sempre avuto una straordinaria capacità di adattamento. Ogni nuova legge, ogni retata e ogni operazione di polizia finiscono spesso per modificare il modo in cui il business funziona, senza eliminarlo davvero. Le attività illegali cambiano forma, si spostano nelle strade secondarie o migrano online, ma continuano a esistere.
Per questo molti osservatori sono scettici. La nuova ‘purificazione‘ potrebbe ridurre temporaneamente la presenza di scout e procacciatori nelle strade principali, ma difficilmente cambierà la natura stessa di Kabukicho che perdura da sempre. Più che scomparire, il quartiere sembra ora destinato ancora una volta a reinventarsi.
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