Il ritorno di Ranma 1/2 di Rumiko Takahashi: vale la pena guardare l’anime remake?
La commedia sulle arti marziali della leggendaria principessa mangaka > Rumiko Takahashi è tornata con una nuova serie. Sono già usciti un paio di episodi, quindi ora possiamo fare qualche considerazione non prevenuta. Cosa è cambiato rispetto al passato e cosa è rimasto uguale in questo remake realizzato da Studio Mappa e Netflix? Ranma ha fatto la storia negli anni ’90 e molti fan si sono chiesti e ancora si chiedono se c’era davvero bisogno di un nuovo adattamento e se questo meriti il loro tempo. Ebbene, vediamo di sviscerare il ritorno di Ranma 1/2 di Rumiko Takahashi.
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Un po’ di contesto
Il > manga originale di Ranma è stato serializzato per la prima volta sulla rivista nipponica Weekly Shōnen Sunday di Shōgakukan dal 1987 al 1996. In Italia è stato pubblicato prima da Granata Press nei primissimi ’90, quando ancora i manga venivano ribaltati e poco considerati. Poi Star Comics ha realizzato una nuova > edizione fedele all’originale e con il senso di lettura alla giapponese. Ma prima del manga, in Italia fece un buon successo l’anime che passò nelle tv locali e in seguito in svariate repliche su Mtv. In tutto si tratta di > due serie animate prodotte da Studio Deen, per un totale di 161 episodi. Esistono anche due film d’animazione, alcuni > OAV e un film live action per la televisione giapponese mai arrivato da noi.
La storia, se incredibilmente non la conoscete, segue le vicende di Ranma Saotome. Un giovane esperto di arti marziali che, dopo un viaggio di allenamento in Cina con il padre Genma, cade nelle ‘Sorgenti maledette’ e rimane vittima di una maledizione: ogni volta che si bagna con l’acqua fredda, si trasforma in una ragazza dai capelli rossi. Mentre Genma in un panda gigante. Solo l’acqua calda può riportarli alla loro forma originale. Quando tornano in Giappone, si scopre che Genma ha combinato un matrimonio tra Ranma e Akane, la figlia più giovane di un suo vecchio amico e collega. Tuttavia la ragazza, dal carattere forte e indipendente, non è per niente entusiasta dell’idea. Attorno a Ranma e Akane poi, ruotano una serie di personaggi eccentrici e memorabili. Tra cui fidanzati vari e rivali nelle arti marziali, ognuno con la propria dose di stramberie e maledizioni, che danno vita a situazioni comiche e surreali.
Cosa è cambiato?
Il nuovo Ranma 1/2 presenta un’estetica completamente diversa, sia rispetto al > manga originale che alla > serie di Studio Deen. I personaggi, pur restando riconoscibili, hanno un design più ‘morbido‘ e infantile. Con tratti arrotondati che li fanno apparire più adatti ad un pubblico di giovanissimi. I fan di lunga data, ora ampiamente adulti, potrebbero trovare questo cambiamento un po’ disorientante. Soprattutto chi ha ancora in mente l’evoluzione artistica che il manga e l’anime originale hanno subito nel corso degli anni. Il nuovo chara-design per ora non è il massimo, non somiglia ne al manga ne alla vecchia serie. E anche le animazioni sono nella norma, Studio Mappa non si è impegnata al suo massimo. I combattimenti ovviamente sono più fluidi di quelli anni ’80, ma questo era prevedibile dati i mezzi odierni.
Anche la palette cromatica è cambiata: rispetto ai colori vivaci e contrastati dell’anime originale, il nuovo Ranma opta per toni più pastello. Ad esempio, i capelli della versione femminile di Ranma, un tempo rosso fuoco, ora sono rosa. Mentre quelli di Akane, che erano neri o blu scuro, sono diventati di un blu più chiaro. Questa scelta può dare un’impressione visiva di sbiadito, soprattutto per chi è abituato alla vivacità della serie originale. Altra novità è l’inserimento di onomatopee sonore scritte sullo schermo, un chiaro omaggio al manga, che però non tutti stanno apprezzando. Assieme agli effetti violacei presenti nelle sequenze dei combattimenti che fino ad ora pare non piacciano praticamente a nessuno.
Prevedibili censure
Ma la cosa che fino ad ora ha sollevato più discussioni è sicuramente la questione delle censure. Chi ha visto l’anime storico o letto il manga sa bene che sono spesso presenti scenette in cui il povero Ranma si ritrova ragazza nei momenti meno opportuni. E per tornare uomo deve farsi un bagno caldo. Ora, una delle scene più criticate della prima puntata del remake, riguarda proprio questo aspetto.
Ranma, essendo un ragazzo, non si preoccupa molto di nascondere il seno quando è a petto nudo e diventa ragazza. Ed è evidente che, trattandosi di un prodotto Netflix a basso target con protagonisti dei minorenni, non possono esserci i nudi indiscriminati che c’erano negli anni ’80 e ’90. Per questo alla povera Ranma ragazza, nella prima sequenza in cui fa il bagno, sono scomparsi capezzoli e natiche (foto sopra). Questa cosa ha ovviamente fatto rivoltare tutti i fan di vecchia data che si sono già ampiamente lamentati sul web. Non capendo che la nudità in Ranma è pensata più per un effetto comico che per creare eccitazione, rimarcando ancora una volta che i protagonisti sono ragazzini liceali!
Vecchio e nuovo si incontrano
Dal punto di vista narrativo, il nuovo anime segue molto da vicino il > manga originale, cosa che la serie storica spesso non faceva. Ed ha mantenuto anche intatta l’ambientazione anni ’80, come già accaduto con l’altro remake di un classico della Takahashi, ovvero > Lamù Urusei Yatsura uscito un paio di anni fa. Tuttavia, il ritmo del nuovo Ranma è decisamente più veloce della serie vecchia, dato che con il secondo episodio già uscito, è stato coperto materiale che nell’anime originale ha richiesto più puntate.
Un altro aspetto che rimane in linea con il passato è l’umorismo slapstick (comicità semplice che sfrutta il linguaggio del corpo) e le interazioni tra i vari personaggi. Cosa che, come anche in > Lamù, è una caratteristica tipica delle opere della Takahashi. Quindi si tratta di un remake, ma compresso in meno episodi, senza perdersi in filler che abbondano nella vecchia serie. Seguirà fedelmente il manga originale e finalmente ci darà il finale di Ranma che non è mai stato trasposto in animazione. Solo questo dovrebbe persuadere tutti a vederlo!
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