Il gigante automobilistico Toyota verso la settimana lavorativa corta

Il gigante automobilistico Toyota verso la settimana lavorativa corta 

Nel panorama lavorativo odierno, dove la ricerca di un equilibrio tra vita privata e professionale è sempre più urgente, Toyota propone un passo avanti. Soprattutto in un paese come il Giappone, dove il lavoro viene prima di tutto, della famiglia e di se stessi. E dove > solo il 18% dei lavoratori prende le ferie retribuite. Ebbene l’azienda presto si unirà a quelle (ancora relativamente poche per il Paese), che hanno deciso di implementare orari di lavoro flessibili.

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Questa spinta è alimentata da una > carenza di manodopera a livello nazionale e dagli sconvolgimenti causati dalla pandemia. In particolare in Giappone, dove la cultura del lavoro è notoriamente totalizzante, la necessità di un cambiamento é più evidente che mai. Esemplificativo di questo malessere è il fenomeno del ‘karoshi’, la morte da superlavoro, che ha acceso un feroce dibattito sulla necessità di riforme lavorative nel Paese. In questo contesto, unito al deprezzamento dello Yen, alcune aziende, tra cui il gigante automobilistico Toyota, stanno valutando nuove modalità lavorative.

Settimana corta per 38.000 dipendenti

Lo scorso 28 giugno 2024 Toyota ha annunciato la possibilità implementare la settimana lavorativa di quattro giorni per 38.000 dipendenti tra tecnici e staff amministrativo. L’azienda ha inoltre in programma di eliminare il requisito minimo di due ore di lavoro quotidiano attualmente in atto. Introducendo invece delle ‘giornate zero ore’ che permetteranno ai dipendenti di usufruire di maggiore flessibilità nel proprio tempo libero.

L’interesse per modelli di lavoro alternativi è cresciuto esponenzialmente durante la pandemia, quando molte aziende in tutto i mondo hanno dovuto adottare il lavoro da remoto. Aziende come Hitachi, Panasonic e Fast Retail Co. hanno già sperimentato in passato la settimana corta. Mentre la Mizuho Bank ha reso il lavoro flessibile un’opzione permanente che tutt’oggi è realtà.

Anche le prefetture giapponesi stanno valutando sistemi di orario flessibile: quella di Chiba ha lanciato un programma pilota a giugno 2024, con l’obiettivo di migliorare l’equilibrio tra vita privata e lavorativa oltre che la produttività. Mantenendo però invariati gli stipendi e il numero totale di ore lavorative mensili. Finora, 10 prefetture hanno avviato sperimentazioni di settimane lavorative corte e la prefettura di Gunma è pronta a lanciare la propria entro l’attuale anno fiscale.

Il gigante automobilistico Toyota verso la settimana lavorativa corta

Motivazioni e critiche

Le motivazioni dietro l’implementazione di questi nuovi sistemi variano. Alcune aziende sperano di trattenere i dipendenti che hanno obblighi esterni al lavoro, come la cura di figli o anziani, che altrimenti potrebbero licenziarsi o optare per altri lavori part-time. Altre mirano ad aumentare la produttività e il benessere dei propri dipendenti dando loro del tempo libero per godersi la vita. C’è chi invece, come Panasonic, suggerisce ai dipendenti di utilizzare il giorno libero extra per attività di volontariato, apprendimento di nuove competenze o un secondo lavoro.

Tuttavia, questa idea è stata anche criticata da alcuni che l’hanno interpretata come un espediente delle aziende per ridurre i costi, spingendo i dipendenti a riqualificarsi nel tempo libero a loro spese anziché investire nella formazione interna. Ad esempio molti genitori in congedo parentale, usavano in realtà il tempo libero per fare dei corsi di aggiornamento per il lavoro, invece di utilizzarlo realmente per occuparsi dei neo-pargoli.

Efficacia e sostenibilità

Nonostante le critiche, è appurato che i sistemi di lavoro flessibili mostrano molti lati positivi per i lavoratori. Un sondaggio di My Navi del 2023 condotto su 900 dipendenti a tempo pieno, ha rilevato che il 66,8% non sarebbe disposto a lavorare solo quattro giorni se ciò comportasse una riduzione dello stipendio. Mentre il 76,8% sarebbe favorevole se lo stipendio rimanesse lo stesso.

In realtà, il 50,4% dei dipendenti che attualmente lavorano solo quattro giorni a settimana, ha registrato un aumento di stipendio. Tra gli impieghi preferiti nel giorno libero extra, gli intervistati hanno indicato hobby e tempo libero (44,9%), sonno (33,8%), tempo con la famiglia o il partner (32,9%) e solo nel 18,4% dei casi un secondo lavoro.

Il cambiamento, pur se lento e costante, dovrà affrontare gli stigmi sociali radicati nella cultura lavorativa giapponese. Anche se i sistemi di orario flessibile diventassero la norma, alcuni dipendenti potrebbero evitare di usufruirne per timore di ritorsioni. Un esempio lampante è il fenomeno delle ‘molestie da paternità’: alcune aziende che offrono congedi parentali spesso scoraggiano gli uomini dal prenderli effettivamente o puniscono coloro che lo fanno con un trasferimento improvviso. La strada è ancora lunga in Giappone quando si parla di equilibrio lavoro-vita, ma piano piano si tentano dei piccoli passi avanti.

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