Il Giappone schiera missili terra-aria vicino Taiwan
Il fronte caldo dell’Asia orientale si sposta ancora una volta nello Stretto di Taiwan. Tokyo ha confermato il piano di dispiegamento di missili terra-aria sull’isola giapponese di Yonaguni, l’avamposto più vicino alla costa taiwanese. Una decisione che ha provocato la dura reazione di Pechino, alimentando una crisi diplomatica senza precedenti recenti tra le due maggiori potenze dell’area Asia-Pacifico.
L’isola che guarda Taiwan
Yonaguni è una piccola isola di appena 1.500 abitanti, che dista meno di 110 km da Taiwan. Un tragitto che in linea d’aria equivale a quello tra Genova e Milano. Proprio la sua posizione la rende strategicamente cruciale: in caso di conflitto nello Stretto, sarebbe una delle prime sentinelle militari del Giappone.
Dal 2016 l’isola ospita una base delle Forze di Autodifesa Giapponesi. Il governo di Tokyo sta ora potenziando la struttura con sistemi missilistici terra-aria a medio raggio per difendere lo spazio aereo dell’arcipelago, che negli ultimi anni ha segnalato il continuo aumento di incursioni cinesi.
La Cina accusa: ‘Tokyo sta provocando uno scontro’
La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha definito la mossa giapponese una ‘provocazione deliberata‘, accusando Tokyo di voler militarizzare le isole sud-occidentali e destabilizzare la regione.
“Questa tendenza, unita alle dichiarazioni errate del primo ministro giapponese Sanae Takaichi, è estremamente pericolosa”, ha affermato Mao Ning, alludendo all’intervento dalla premier giapponese sul futuro di Taiwan.
Il riferimento è alla > dichiarazione resa da Takaichi lo scorso 7 novembre: ‘il Giappone interverrebbe nel caso di un attacco cinese a Taiwan‘. Parole che Pechino ha interpretato come un’ingerenza fumante negli affari interni della Repubblica Popolare, che considera l’isola ‘parte inalienabile del suo territorio’.
Taiwan approva: ‘Tokyo è nostra amica’
Quasi opposto il punto di vista di Taipei: > Il presidente mangia sushi pubblicamente per sostenere il Giappone per il divieto cinese di importare pesce nipponico. Mentre il viceministro degli Esteri Wu Chih-chung ha accolto con favore il rafforzamento militare giapponese:
“Il Giappone ha diritto di proteggere il proprio territorio. Yonaguni è vicina a Taiwan, e il potenziamento di quelle installazioni serve anche ai nostri interessi nazionali”.
Il governo taiwanese sottolinea inoltre che Tokyo non ha rivendicazioni territoriali né ostilità verso Taiwan, a differenza di quanto sostiene Pechino. L’episodio si colloca in un contesto più ampio: dalla guerra in Ucraina all’assertività cinese nel Pacifico, numerosi Paesi dell’area, Giappone in testa, stanno abbandonando decenni di politica militare prudente. Tokyo sta infatti > raddoppiando la spesa per la difesa e revisionando la sua costituzione pacifista. Un tema sensibile per la memoria storica dell’intera Asia, che non dimentica l’espansionismo militare giapponese del ’900.
Uno stretto sempre più critico
Il dispiegamento dei missili su Yonaguni non è solo una questione tecnica o difensiva. È il simbolo di un equilibrio regionale sempre più fragile, dove una scelta ‘locale’ rischia di avere effetti globali. Se la Cina insiste sulla riunificazione di Taiwan, che invece vuole restare indipendente, e il Giappone si prepara ad intervenire militarmente per evitarla, lo Stretto più conteso del mondo diventa un potenziale detonatore.
Alla fine, tra missili puntati, dichiarazioni incendiarie e promesse d’intervento, Cina, Giappone e Taiwan stanno trasformando un fazzoletto di mare in una polveriera globale. Non servono grandi profeti per capire il rischio: basta una scintilla, un radar che sbaglia, un jet che devia la rotta, e il Pacifico potrebbe accendere la ormai sempre più paventata terza guerra mondiale. A Yonaguni oggi arrivano i missili: domani, chi li accenderà? E quando la storia decide di ripetersi, spesso non chiede il permesso. Solo il prezzo.
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