491.000 voli cancellati: il crollo del turismo cinese in Giappone

491.000 voli cancellati: il crollo del turismo cinese in Giappone

Il Giappone sta attraversando uno dei momenti più complessi dell’anno sul fronte turistico. In pochi giorni, quasi mezzo milione di voli da e per la Cina sono stati cancellati, travolgendo compagnie aeree, hotel e intere filiere locali che, da anni, si basano proprio sulla presenza di numerosissimi viaggiatori cinesi.

Secondo quanto riportato da diversi media specializzati in aviazione ed economia, il numero di cancellazioni avrebbe già superato quota 491.000. Un dato impressionante che racconta un crollo improvviso e ancora difficile da quantificare nel medio periodo. Ma perché improvvisamente sta accadendo tutto questo?

491.000 voli cancellati: il crollo del turismo cinese in Giappone

La scintilla: l’avviso di viaggio di Pechino

L’ondata di cancellazioni è iniziata subito dopo la pubblicazione di un avviso ufficiale di viaggio da parte del Governo cinese. Il documento parlava genericamente di ‘rischi per la sicurezza‘ per i cittadini cinesi diretti in Giappone, senza però citare episodi concreti o minacce specifiche. Atteggiamento tipico della Cina quando ci sono delle crisi di qualche tipo.

Un dettaglio non da poco però ha insospettito gli osservatori internazionali e li ha fatti arrivare alla soluzione dell’enigma. L’avviso cinese, infatti, è arrivato a poche ore dalle dichiarazioni del Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi, che durante una sessione parlamentare aveva sottolineato:

“La stabilità nello Stretto di Taiwan è essenziale per la sicurezza del Giappone.”

Una frase che, se in Giappone è stata letta come una posizione di principio già nota, a Pechino è stata interpretata come un implicito sostegno a > Taiwan. Un tema estremamente sensibile per la leadership cinese. Il risultato? Una reazione diplomatica immediata, con l’avviso di non viaggiare in Giappone, che ha innescato una raffica di annullamenti tra la popolazione cinese.

Taiwan: argomento critico tra Cina e Giappone

La crisi attorno a > Taiwan è un vero punto caldo che alimenta le tensioni tra Cina e Giappone. Pechino considera l’isola parte del proprio territorio e reagisce duramente a qualsiasi dichiarazione che ne metta in discussione lo status. Tokyo, pur non riconoscendo formalmente l’indipendenza di Taiwan, la considera però strategica per la propria sicurezza: se la Cina ne assumesse il controllo, si avvicinerebbe pericolosamente alle acque giapponesi. Per questo ogni riferimento del governo giapponese alla ‘stabilità nello Stretto di Taiwan’ viene percepito da Pechino come un sostegno implicito a Taipei e contribuisce a irrigidire ulteriormente i rapporti tra i due Paesi.

491.000 voli cancellati: il crollo del turismo cinese in Giappone

Un mercato fondamentale che si incrina

Per oltre un decennio, la Cina è stata uno dei mercati turistici più redditizi per il Giappone. Assieme alla Corea del Sud, è tra i Paesi che lo visitano di più in assoluto rispetto al resto del mondo. Inoltre, la loro spesa media in viaggio è nettamente superiore rispetto ad altri visitatori, dato che comprano anche molta tecnologia di consumo, considerata di buona qualità in Cina. Hanno anche una presenza capillare nel Paese, tanto nelle grandi città quanto nelle località termali più remote. Visitano anche grandi distretti dello shopping e mete naturalistiche decentrate, più trascurate dai visitatori occidentali che si limitano a Tokyo e Kyoto.

La loro improvvisa frenata sta creando un contraccolpo a catena: le compagnie aeree vedono svuotarsi rotte storicamente molto profittevoli, hotel e ryokan registrano cali sensibili nelle prenotazioni, mentre ristoranti, negozi e grandi hub commerciali perdono uno dei loro segmenti di clienti più importanti. A risentirne in modo particolare sono regioni come > Hokkaido, Kansai e Kyushu, dove il turismo cinese costituisce tradizionalmente una parte essenziale delle visite internazionali.

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Le città più colpite

Gli analisti citati dalla stampa giapponese indicano che le conseguenze si stanno concentrando soprattutto nelle grandi città: Tokyo, già alle prese con problemi di overtourism che ora rischiano di trasformarsi in un improvviso sotto-utilizzo delle strutture. Osaka, dove la presenza dei turisti cinesi era uno dei motori principali del settore retail. Fukuoka, hub strategico per i collegamenti con la Cina. E infine Sapporo, molto apprezzata dai cinesi per natura, neve e shopping. Se le tensioni diplomatiche dovessero proseguire, il rischio è un impatto economico ancora più ampio, proprio mentre il Paese tenta di stabilizzare il settore turistico nel periodo post-pandemico.

La risposta del governo giapponese (per ora)

Finora il governo giapponese non ha annunciato misure concrete per contrastare il drastico calo dei visitatori cinesi. Anche se i funzionari del turismo hanno espresso ‘profonda preoccupazione’ per una situazione che rischia di protrarsi, soprattutto se Pechino manterrà attivo l’avviso di viaggio. Nelle prossime settimane Tokyo dovrà valutare come diversificare i mercati turistici, se lanciare nuove campagne internazionali e in che modo sostenere un settore che, dopo anni di forte dipendenza dal numeroso pubblico cinese, ora si trova improvvisamente esposto a un vuoto difficile da colmare.

Quando si parla di overtourism infatti, quelli che si lamentano del caos generato dagli stranieri sono i cittadini giapponesi, non il Governo. Questo infatti ha da tempo espresso la volontà di incrementarlo fino ad arrivare a 60 milioni di visitatori entro il 2030. La sfida sarà trovare un equilibrio tra le esigenze economiche di chi sta creando business sempre più basati sul turismo crescente e il malcontento dei semplici residenti invasi, sfruttando la situazione per far contente entrambe le parti.

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