Il Presidente di Taiwan sostiene il Giappone nella controversia con la Cina
Il Presidente di Taiwan Lai Ching-te ha appena pubblicato una foto sui social, divenuta subito virale, in cui mangia un pranzo a base di sushi e > zuppa di miso. Un gesto apparentemente semplice ma simbolico, dato che arriva poche ore dopo la decisione di Pechino di ripristinare il blocco sulle importazioni di pesce dal Giappone, riaccendendo le tensioni già alte tra le due potenze asiatiche.
Nel post, condiviso su Facebook e X, Lai ha sottolineato di star gustando “ricciola di Kagoshima e capesante di Hokkaido“. Un riferimento tutt’altro che casuale: infatti si tratta proprio di prodotti provenienti dalle aree coinvolte dalle recenti restrizioni cinesi. Il messaggio lanciato è chiaro: ‘Taiwan sta dalla parte del Giappone.’
Le ritorsioni della Cina e il caso Takaichi
Secondo Pechino, Tokyo non avrebbe fornito documenti tecnici necessari per le spedizioni di prodotti ittici sicuri, dopo il continuo > rilascio nell’oceano di acqua proveniente dalla Centrale di Fukushima. Questo blocco era già stato messo tempo fa e poi tolto, ed ora ritorna stranamente dopo le dichiarazioni del nuovo Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi, che ha evocato un possibile ‘intervento difensivo del Giappone nel caso di un’emergenza su Taiwan.’
Una frase pesante come un macigno per la Cina, che considera Taiwan parte ‘inseparabile‘ del territorio cinese che prima o poi tornerà a far parte del Paese, rifiutando qualsiasi interferenza internazionale. Già aveva esortato il popolo Cinese a > boicottare i viaggi in Giappone, cosa che ha portato alla cancellazione di ben 491.000 biglietti aerei già prenotati. Ed ora, alla domanda di un giornalista sul post ‘del sushi’, la portavoce del Ministero degli Esteri cinese Mao Ning ha liquidato l’iniziativa come uno ‘spettacolino politico‘, accusando il presidente taiwanese di voler alimentare il separatismo.
Taiwan risponde: ‘Andate in Giappone e comprate prodotti giapponesi’
Se il pranzo del presidente era simbolico, la risposta del governo è stata esplicita. Il Ministro degli Esteri taiwanese Lin Chia-lung ha invitato i cittadini a sostenere attivamente l’economia giapponese. Definendo il blocco della Cina come un atto di ‘coercizione economica e intimidazione militare‘.
“Invito i nostri cittadini a viaggiare in Giappone e acquistare più prodotti giapponesi, per dimostrare l’amicizia tra i nostri due Paesi”, ha dichiarato Lin durante una conferenza stampa.
Non solo diplomazia quindi. Questo appello punta direttamente a trasformare il sostegno al Giappone in un gesto politico contro Pechino.
Dalla guerra civile al ‘separatismo‘: perché la Cina rivuole Taiwan
Il post del sushi irrita Pechino perché tocca una ferita storica. Dopo la guerra civile cinese (1927-1949), i nazionalisti sconfitti del Kuomintang si rifugiarono a Taiwan, portando con sé il governo della vecchia Repubblica di Cina. Da allora, le due sponde dello Stretto sono rimaste due governi separati, per decenni convinti entrambi di rappresentare ‘la vera Cina’.
Con il tempo, però, Taiwan ha seguito un percorso autonomo: si è democratizzata, ha costruito un’identità propria e oggi molti taiwanesi non si considerano più ‘cinesi in esilio‘, ma cittadini di una nazione distinta. Questo è ciò che Pechino chiama ‘separatismo’ e che non può accettare. Per la Cina, Taiwan non è solo un territorio conteso, ma la prova vivente che l’unità della Cina non è mai stata completa. È per questo che il tema è considerato sacro, non diplomatico: una pagina della Storia che Pechino pretende di chiudere, a qualsiasi costo.
L’indipendenza che passa da un piatto
In una regione dove le navi militari si inseguono, dove i cieli sono attraversati da droni e aerei da guerra, dove basta un discorso o un trattato per far oscillare i mercati globali, può sembrare ridicolo pensare che una pietanza sia rilevante. Eppure lo è. Perché in tempo di tensione, non si combatte solo con i missili, ma con i simboli. Non si difendono solo i confini, ma i racconti con cui una comunità decide chi è.
Se la guerra civile decise chi comandava sulla ‘Cina’, la storia di oggi decide chi vuole essere Taiwan. E magari, con un po’ di ricciola di Kagoshima e capesante di Hokkaido, ce lo stanno dicendo in modo molto più chiaro di qualsiasi esercitazione militare. Ed è proprio questo che rende furioso Pechino: non l’acquisto di pesce giapponese in sé, ma il fatto che un popolo che ‘prima o poi deve tornare a casa’ stia invece scrivendo la propria storia, seduto a tavola con altri Stati del mondo.
Post consigliato > 491.000 voli cancellati: il crollo del turismo cinese in Giappone per una frase su Taiwan
Il Presidente di Taiwan sostiene il Giappone nella controversia con la Cina
Canale TELEGRAM! > Unitevi per restare aggiornati!






