Il Giappone è un paese LGBTQIA+ friendly?

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Il Giappone è un paese LGBTQIA+ friendly?

3. L’omosessualità non è vista in modo esclusivo come in occidente

L’esistenza e la pratica dell’amore omosessuale maschile nella storia giapponese non significa affatto che nel Giappone moderno ci sia completa inclusività per il mondo LGBTQIA+. E’ più giusto dire che il Giappone considera l’omosessualità compatibile con le aspettative sociali e familiari tradizionali. Ma a condizione che queste ultime abbiano sempre la precedenza.

In poche parole, si accetta una sorta di bisessualità. Nei romanzi di samurai non ci si aspettava che le loro relazioni omosessuali durassero per sempre. Anche le raffigurazioni artistiche tendevano a ritrarre le attività intime tra generi dello stesso sesso come complementari al sesso eterosessuale. Non prevedevano che si potesse sostituirlo completamente.

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Un esempio di questo, rapportato in tempi moderni, è il fatto che sia abbastanza normale che molti salarymen giapponesi frequentino segretamente pub e saune gay dopo il lavoro. Poi tornano a casa dalla loro famiglia tradizionale e sono padri e mariti devoti. Per quanto questo possa sembrare strano da un punto di vista occidentale, descrive perfettamente la posizione che ricopre l’omosessualità nella società giapponese. Si considera normale l’attrazione fisica per lo stesso sesso ma deve rimanere privata, fintanto che il proprio orientamento sessuale non interferisce con le aspettative sociali standard.

È importante sottolineare anche che confessare apertamente il proprio orientamento sessuale, non è mai stata la norma in Giappone. Un recente sondaggio ha indicato che il 50,3% delle persone LGBTQIA+ giapponesi intervistate è riluttante a fare coming-out, sia con i familiari che con i colleghi di lavoro. Quindi per quanto l’omosessualità maschile sia stata storicamente comune, è chiaro che non è tutt’ora considerata mainstream nel Paese del Sol Levante.


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4. Diritti legali LGBTQIA+ in Giappone

Mentre l’aperta ostilità all’omosessualità è molto rara in Giappone in confronto ad altri paesi asiatici, il mondo LBGTQIA+ sta vedendo un’apertura solo recente al riconoscimento dei propri diritti nel paese. E non esiste alcuna legge a protezione della discriminazione derivante dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere di una persona.

Il Giappone è l’unico Paese del G7 che ancora non riconosce il matrimonio egualitario. Le cose però, sembra che cambieranno a breve. Il governo giapponese subisce diverse pressioni affinché si approvi la possibilità per tutti di sposarsi. Sia da parte della popolazione che da parte degli altri paesi membri del G7. Le cose hanno cominciato a smuoversi a marzo 2021, quando ci fu un verdetto storico. La giudice Tomoko Takebe della Corte di Sapporo considerò incostituzionale il mancato riconoscimento di un’unione legale tra due persone dello stesso sesso, creando un precedente. E’ stato questo il primo spiraglio per l’agognato arrivo dei matrimoni gay in Giappone.


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5. Il Giappone è una destinazione sicura e divertente per LGBTQIA+?

La risposta è assolutamente sì. In generale > il Giappone è uno dei paesi più sicuri al mondo. A Tokyo poi dal 2012 si tiene ogni anno in primavera una gigantesca parata chiamata Tokyo Rainbow Pride con tantissimi partecipanti. Negli anni della pandemia ovviamente è stata annullata, ma dal 2022 la parata si tiene di nuovo ogni anno a Tokyo.

Episodi di discriminazione pubblica o aggressioni sono veramente rari in Giappone ma possono capitare. Per godersi davvero la scena gay giapponese bisogna comunque tenere presente, come ho già spiegato sopra, che l’omosessualità è concepita come una cosa privata. Questa convinzione arretrata è rimasta immutata per secoli, quindi è difficile che cambi drasticamente in tempi brevi. Non dimentichiamo che in Giappone le manifestazioni di affetto esplicite in pubblico, anche un semplice bacio alla francese, sono considerate disdicevoli anche tra eterosessuali!

I più importanti “gay village” in Giappone, zone dove si è più liberi di essere espliciti in pubblico, sono il già citato Shinjuku ni-chome a Tokyo, Doyama Machi ad Osaka e Susukino a Sapporo.
A differenza delle zone gay nei paesi occidentali, più simili a quartieri a luci rosse, questi distretti in Giappone sono semplicemente popolati da pub stravaganti. Molti di questi hanno anche dei cartelli con scritto “solo clienti giapponesi“. Non è il massimo eticamente ma c’è poco da fare. Basta passare oltre e cercare di meglio.

Gli host-bar con ragazzi invece, versione maschile dei Maid café, non sono pensati per uomini gay ma solo per donne. I pub gestiti da una “mamma” transgender invece, noti come bar Okama negli anime, possono essere molto divertenti sia per eterosessuali che per LGBTQIA+. Ma leggiamo bene i cartelli fuori prima di entrare.

Per quanto riguarda gli Hotel gay non ne esistono di specifici in Giappone. Comunque ci sono molte opzioni di alloggi interessanti e a prezzi ragionevoli vicino alle zone sopra menzionate. E poi ovviamente esistono anche i famigerati Love Hotel, gli alberghi ad ore giapponesi. Assolutamente da provare almeno una volta nella vita.

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