Il Giappone approva una spesa militare record: 9.000 miliardi di yen
Il Giappone ha deciso di premere sull’acceleratore in campo militare. Il governo guidato dalla premier conservatrice Sanae Takaichi ha confermato un aumento record del budget per la Difesa nel prossimo anno fiscale 2026, segnando una svolta storica per un Paese che per decenni ha fatto del pacifismo uno dei suoi pilastri politici.
La cifra è imponente: oltre 9.000 miliardi di ¥ pari a circa 50 miliardi di €, con un aumento del 9,4% rispetto all’anno precedente. Questo investimento rientra in una manovra complessiva da quasi 700 miliardi di € e rappresenta il quarto anno del piano quinquennale con cui Tokyo punta a portare la spesa militare al 2% del PIL, allineandosi agli standard NATO. Una scelta che arriva in un momento tutt’altro che tranquillo nello scacchiere asiatico, con le tensioni tra Giappone e Cina in costante aumento, soprattutto sul > tema Taiwan e sul controllo delle rotte nel Pacifico.
Missili, droni e difesa costiera: cosa prevede il piano
Il rafforzamento militare giapponese si concentra soprattutto sulla capacità di risposta rapida e sulla difesa delle isole e delle coste.
Tra le misure principali:
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potenziamento dei missili terra-nave e dei sistemi ‘standoff’ (cioè capaci di colpire da lunga distanza);
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investimenti massicci in droni aerei, marittimi e sottomarini per la sorveglianza e la difesa costiera;
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sviluppo di un sistema integrato chiamato ‘Shield‘, che dovrebbe entrare in funzione entro il 2028.
Solo per i droni sono previsti circa 100 miliardi di ¥ (crc. 550 milioni di €), mentre quasi 970 miliardi (crc. 5 miliardi di €) sono destinati al rafforzamento delle capacità missilistiche a lungo raggio. Tra gli acquisti spiccano anche i missili Type 12 di produzione nazionale, con una gittata di circa 1.000 chilometri. In parallelo, Tokyo continua a lanciare satelliti e veicoli spaziali, ufficialmente per comunicazioni e raccolta di informazioni. Un’attività che però Pechino guarda con crescente sospetto.
La reazione della Cina e lo scontro diplomatico
Pechino non ha gradito affatto questa accelerazione. Il ministero della Difesa cinese ha accusato il Giappone di ‘militarizzare lo spazio’ e di alimentare una nuova corsa agli armamenti, soprattutto per via dei progetti sviluppati insieme agli Stati Uniti.
La tensione è salita alle stelle dopo che la premier Takaichi ha dichiarato che “il Giappone potrebbe intervenire militarmente nel caso di un attacco cinese a Taiwan“. Una frase che ha provocato una dura reazione diplomatica da parte della Cina e una serie di ritorsioni economiche e politiche. Sono stati > sconsigliati e successivamente cancellati viaggi turistici. Annullati all’ultimo momento concerti di artisti giapponesi in Cina. Portati a casa i > Panda che erano in Giappone per accordi diplomatici. E l’ultima incredibile ritorsione, riguarda il divieto di portare cosplay di personaggi giapponesi alle fiere di anime e manga cinesi!
Un Giappone meno pacifista?
Tutto questo segna un cambiamento profondo per un Paese la cui Costituzione, dal dopoguerra, limita fortemente l’uso della forza militare. Un primo passo in questa direzione era già stato fatto nel 2015, con l’introduzione del principio di autodifesa collettiva sotto il governo di Shinzo Abe.
Oggi il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi prova a rassicurare: secondo lui, l’aumento della spesa è ‘il minimo indispensabile’ in un contesto di sicurezza sempre più instabile. E secondo lui non rappresenta un abbandono della vocazione pacifista del Giappone.
Resta il fatto che Tokyo sta ridefinendo il proprio ruolo militare nella regione. Così, il Giappone del XXI secolo assomiglia sempre meno a quello rigidamente pacifista (anche se imposto dagli Stati Uniti), del secondo dopoguerra. Una trasformazione che cambia gli equilibri in Asia orientale e che, nel bene o nel male, segna una nuova fase della politica giapponese nel Pacifico.
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