'Gli stranieri prendono a calci i cervi di Nara' afferma una politica giapponese

‘Gli stranieri prendono a calci i cervi di Nara‘ afferma una politica giapponese

I cervi Sika di Nara, considerati sacri e simbolo della città, sono attualmente al centro del dibattito politico giapponese. A sollevare la polemica è la politica di destra Sanae Takaichi, parlamentare di spicco del sempre più potente Partito Liberal Democratico (PLD) e candidata alla prossima leadership.

Durante un discorso elettorale dello scorso 22 settembre, Takaichi ha accusato alcuni turisti stranieri di maltrattare i cervi che popolano il famoso parco cittadino di Nara. Le sue parole hanno subito fatto il giro del mondo e fatto discutere, soprattutto perché le prove a sostegno delle sue affermazioni sembrano deboli.

'Gli stranieri prendono a calci i cervi di Nara' afferma una politica giapponese

Le dichiarazioni di Takaichi

Parlando della sua prossima candidatura alla guida del PLD, Takaichi ha dichiarato:

“Ci sono persone scandalose che prendono a calci i cervi. Se i visitatori dall’estero danneggiano ciò che è caro ai giapponesi, allora qualcosa è andato troppo oltre. Come donna di Nara, non posso che preoccuparmi per i 1.460 cervi che vivono nel parco.”

Ha inoltre menzionato episodi di > turisti che si arrampicano sui torii dei Santuari shintoisti, che > profanano i cimiteri, o che mostrano altri comportamenti irrispettosi verso le tradizioni locali. Il problema, però, è che per i citati episodi esistono dei video, mentre le sue accuse non sono seguite da prove concrete. Alla richiesta di chiarimenti durante un dibattito al Japan National Press Club, Takaichi si è limitata a dire di averlo ‘visto personalmente’.

In realtà, i rapporti ufficiali parlano solo di episodi isolati. La polizia di Nara, ad esempio, ha registrato un singolo caso di un cervo preso a calci circa un anno fa (foto sopra). Nel 2025 la prefettura ha introdotto nuove regole per vietare esplicitamente ogni atto dannoso contro gli animali, ma i pattugliamenti quotidiani non hanno rilevato aggressioni sistematiche da parte di turisti stranieri. Le autorità parlano piuttosto di comportamenti inappropriati ma non violenti, come lanciare cracker ai cervi in modo scorretto o spaventarli per allontanarli dal cibo.

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I cervi come patrimonio culturale

I cervi di Nara non sono semplici attrazioni turistiche: sono protetti come monumenti naturali nazionali. La loro sacralità affonda le radici nella leggenda secondo cui gli dei di Kasuga Taisha sarebbero giunti a Nara a cavallo di cervi bianchi. Chiunque ferisca o uccida uno di questi animali rischia pene severe ai sensi della legge sulla protezione dei beni culturali.

In passato ci sono stati casi drammatici, ma tutti ad opera di giapponesi: nel 2010 un uomo fu arrestato per aver ucciso un cervo con una balestra. Nel 2021 un altro lo fece con un’ascia. Entrambi vennero condannati ai sensi della legge sulla protezione dei beni culturali, ma da allora non si sono registrati altri casi altrettanto gravi.

Le reazioni della politica

Le parole della Takaichi hanno acceso subito il dibattito.

  • Koike Akira, segretario del Partito Comunista d’opposizione, l’ha accusata di alimentare sentimenti xenofobi.

  • Renhō, deputata del Partito Democratico Costituzionale, ha scritto su X che la violenza sugli animali è inaccettabile a prescindere dalla nazionalità di chi la commette. Ha inoltre criticato Takaichi per aver citato come prove video rimossi dai social, definendoli poco attendibili.

Renhō ha inoltre proposto di rivedere da zero l’approccio del Giappone alle politiche sui visitatori stranieri. “Ogni anno accettiamo persone la cui cultura è molto diversa dalla nostra. Dobbiamo riconsiderare questa politica”, ha affermato. Ha poi invitato tutti a spostare l’attenzione su problemi reali come il sovraffollamento turistico, la gestione dei flussi di visitatori e la protezione della fauna selvatica in generale.

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Dietro le accuse: la linea ‘Japan First

Sanae Takaichi è conosciuta per le sue posizioni conservatrici e nazionaliste. Da anni insiste su controlli più severi per gli stranieri, sostenendo che molti dei reati che commettono, non vengano perseguiti a causa di difficoltà linguistiche. Tuttavia, i dati smentiscono l’idea di una ‘ondata di criminalità straniera’: al netto delle violazioni sull’immigrazione, i residenti stranieri commettono reati in proporzione simile ai giapponesi.

Per i critici, le sue affermazioni servono più ad alimentare ansie identitarie che a risolvere problemi concreti. In realtà la maggior parte dei residenti stranieri rispetta le regole e porta un contributo importante all’economia nipponica. Inoltre, qualcuno ha fatto notare che i programmi di ingresso per lavoratori qualificati sono stati avviati già durante l’era Abe.

Social media e paure collettive

Il caso dei cervi di Nara si inserisce in un clima politico più ampio, in cui le campagne sui social hanno già avuto effetti concreti. Falsi allarmi su una presunta ‘invasione di immigrati africani’ hanno fatto saltare iniziative lodevoli come il > programmaHometown’ della JICA e borse di studio rivolte anche a studenti stranieri. Alcuni attivisti hanno infatti denunciato che il Giappone stava dando soldi gratis agli stranieri, mentre i cittadini giapponesi dovevano ripagare sempre i prestiti per l’università. In realtà il programma SPRING è aperto a tutti e la maggior parte delle borse di studio è destinata a studenti giapponesi. Questi episodi dimostrano come dichiarazioni non supportate dai fatti possano alimentare paure collettive e discriminazioni.

Al di là delle accuse della Takaichi, i dati mostrano che i cervi di Nara non sono vittime sistematiche di violenza da parte dei turisti stranieri. Esistono episodi isolati, certamente gravi, ma non una tendenza diffusa. Il vero nodo resta la convivenza tra turismo di massa, patrimonio culturale e fauna selvatica. E forse, più che puntare il dito contro i visitatori stranieri, la politica giapponese dovrebbe chiedersi come gestire meglio il flusso crescente di turisti che ogni anno affolla luoghi simbolo come Nara.

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