10 modi in cui il Giappone ti cambia se ti ci trasferisci

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10 cose che vi mancheranno del Giappone al ritorno

6. Si diventa adepti della Chiesa dei Conbini

In Giappone c’è un Combini, minimarket aperto h24, ad ogni angolo di strada. In realtà esistono anche nelle metropoli di molti altri paesi asiatici, è praticamente un luogo di culto. Il Combini giapponese non è un semplice market ma un luogo in cui si possono fare svariatissime cose utili oltre che la spesa: pagare le bollette, stampare documenti, acquistare biglietti per un qualsiasi evento, ritirare un pranzo o una cena calda. Si possono persino inviare e ricevere pacchi e saltare del tutto l’ufficio postale.

In Giappone si finisce per passare più tempo in un Conbini che in qualsiasi altro locale o negozio. Dopo qualche tempo si inizia addirittura a classificarli. Ne esistono di tantissime catene diverse ed inevitabilmente finiremo per  avere la nostra preferita. I miei combini top sono Lawson (dove si possono comprare anche i biglietti per il museo Ghibli), 7-Eleven e Family Mart.


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7. Si diventa ladri di ombrelli

A volte sembra che ci siano più giorni piovosi che soleggiati a Tokyo, specialmente durante la lunga stagione delle piogge pre-estiva. Invece di buttarsi su un abbigliamento fornito di cappuccio, la gente del posto ha l’abitudine di portarsi dietro un ombrello anche quando non piove. Se ci sono improvvisi acquazzoni, tipici della stagione delle piogge giapponese, il cappuccio servirebbe a poco…

Vanno per la maggiore gli > ombrelli trasparenti che si trovano in vendita in qualsiasi Combini. Sono perfetti a Tokyo per non scontrarsi con le altre persone che affollano i marciapiedi. Quelli pieghevoli sono molto meno diffusi. Il motivo è che di solito sono più particolari e di qualche brand e quindi più costosi. E dato che gli ombrelli in Giappone sono di tutti, non si vuole che vengano rubati.

Sembra assurdo ma gli onesti giapponesi rubano gli ombrelli. Anche se la cosa ha una spiegazione. Gli ombrelli rientrano nella categoria di quegli oggetti che hanno tutti uguali, sono tutti identici e trasparenti e quindi non si riesce a riconoscere qual’è il tuo. Quindi sono tutti di tutti. Se piove e ti serve lo prendi anche se non è tuo e se smette lo lasci in un portaombrelli, in giro è pieno, per il prossimo a cui servirà.


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8. Si apprezzano di più le stagioni

Ogni stagione in Giappone viene celebrata con attività speciali. Le estati sono meno calde e umide quando indossi uno > yukata e vai allegramente ad un matsuri estivo. L’inverno è meno cupo e deprimente quando ti rannicchi in un > kotatsu e ti godi un > nabe fatto in casa.

Si inizia ad aspettare con ansia tutti i piacevoli eventi dell’anno che rendono speciale ogni stagione. Il più noto ed atteso è ovviamente l’hanami, l’osservazione della fioritura dei ciliegi. Proprio tutti non vedono l’ora che arrivi la primavera in Giappone per poter stendere un telo blu e fare allegramente dei pic-nic alcolici e mangerecci sotto gli alberi rosa.


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9. Si diventa fan del bagno rispetto alla doccia

I bagni giapponesi sono una delle cose più incredibili che un gaijin (straniero) può trovare nel Sol Levante e ai quali può affezionarsi di più. All’inizio fa strano l’assenza del bidet ma ben presto ameremo quell’invenzione fantastica che si chiama > washlet, ovvero wc e bidet 2 in 1. Con i suoi tanti optional irrinunciabili come tavoletta riscaldata in inverno, spruzzi localizzati e asciugatura automatica delle terga.

Inoltre pochissimi bagni nelle case e negli hotel in Giappone hanno la doccia, la vasca vince a mani basse. Ma il bagno in vasca che si fa in Giappone, l’Ofuro, è diverso da quello che si fa nel resto del mondo. Ci si lava prima facendo una doccia seduti su uno sgabello e poi si entra in vasca, solitamente con acqua bollentissima, solo per rilassarsi. Una volta abituati a fare tutte le sere il bagno così, la doccia ci sembrerà tristissima.


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10. Si diventa più gentili, troppo per gli standard occidentali

La gentilezza estrema dei giapponesi (anche un pochino forzata a volte), quando ne sei letteralmente circondato, ti si attacca addosso. Ed automaticamente dopo qualche tempo cominci a dispensare sorrisi, affabilità ed un accenno di inchino reverenziale anche tu alle persone che incontri.

Niente più nervosismo durante una coda, niente atteggiamenti sgarbati e spocchiosi per strada o nelle più svariate situazioni quotidiane. Poi però, quando torniamo alla “realtà” fuori dal Giappone, questo mood reverenziale rischia di farci sembrare degli sprovveduti di cui approfittarsi. Tipo da chi ci passa tranquillamente avanti al supermercato o all’ufficio postale, o da chi ci ruba il parcheggio per il quale stavamo aspettando da prima…

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