Si alzano la gonna per attirare i pesci: donne giapponesi preservano un antico rituale

Si alzano la gonna per attirare i pesci: donne giapponesi preservano un antico rituale 

Questa curiosa tradizione affonda le sue radici nella credenza giapponese del ‘potere autorevole dei genitali femminili’. Lo strano rituale avviene nella città costiera di Tosashimizu, nella prefettura di Kochi, dove sorge il Santuario Usubae Ryugu. La parola Ryugu si traduce come ‘palazzo del drago’. Poiché nel folklore giapponese i draghi sono associati all’acqua, questo tempio si trova su di una scogliera affacciata a picco sull’oceano. Un lungo che i nipponici da sempre hanno riservato alle preghiere dei pescatori e dei marinai che lo raggiungevano per chiedere mari calmi e pesca abbondante alle divinità.

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In Giappone è normale che chiedendo qualcosa agli Dei, si offra qualcosa in cambio. Se ci siete stati, sicuramente avrete notato le offerte di cibi e bevande che si trovano in tutti i templi shintoisti del Paese. Qui invece di offrire vettovaglie, in passato le donne del quartiere di Iburi, in particolare le mogli dei pescatori, hanno preso una diversa abitudine. Salivano il sentiero fino al Santuario Usubae Ryugu e una volta lì, si mettevano in fila sul bordo della scogliera verso il mare. A questo punto si sollevavano entrambi gli orli dei loro kimono e gridavano tutte in coro: ‘Dacci una pesca abbondante!’ e ‘Se ci concederai il pesce, ti mostreremo tutto!’

Secondo il noto storico giapponese Noboru Miyata, l’intento delle donne era di ‘stimolare’ le divinità del mare e ottenere il loro favore. Ovviamente la zona era interdetta agli uomini. Sotto il kimono le signore non erano nude, ma indossavano dei perizomi tradizionali rossi che spostavano leggermente per mostrarsi bene al Dio del mare. ‘Oltre al potere autoritario dei genitali femminili, si credeva che l’aggiunta del colore rosso avrebbe innescato una magia ancora maggiore’ sottolinea Miyata.

Non è esattamente chiaro quando ha avuto inizio la pratica di questo rituale, noto come ryomaneki o ‘il richiamo del pesce’. Il fatto curioso però, è che persiste anche ai giorni nostri, più precisamente viene celebrato ogni anno all’inizio di febbraio. In un Paese ossessionato dalle mutandine delle donne, come spesso e volentieri si vede anche negli anime e manga, potremmo trovare le radici di questa perversione anche in tradizioni come questa. Qui sotto trovate un video del rituale di quest’anno:

Si alzano la gonna per attirare i pesci: donne giapponesi preservano un antico rituale

Le donne, mentre sollevano ed ondeggiano le loro gonne, gridano: ‘Tairyo!’ (Grande presa!), portando avanti la tradizione anche dopo essere passate ad abiti più moderni e in stile occidentale rispetto ai più pittoreschi kimono. Anche se il ryomaneki va avanti da generazioni al Santuario Usubae Ryugu, rimane una cosa relativamente sconosciuta. Sia in Giappone che soprattutto all’estero ovviamente. Io non ne avevo mai sentito parlare, e sì che di ricerche sulle stranezze del Giappone ne faccio continuamente da anni. Ecco alcune reazioni prese dai commenti in giapponese sotto il video in questione:

“Per favore, proteggete e portate avanti questa usanza.”
“Il Dio del mare è piuttosto attraente, eh?”
“Il Dio del mare si diverte a guardare la biancheria intima? Un desiderio così terreno…”
“Penso che potrebbe funzionare più per attirare i pescatori che i pesci!”

Nel video ovviamente la scena si vede di spalle quindi non possiamo sapere se, oltre ai vestiti, anche la biancheria intima si sia modernizzata rispetto al perizoma tradizionale. E se anche con delle normali mutande le donne le tengano spostate per mostrare meglio la mercanzia al Dio del mare. Tuttavia, questo curioso rituale dimostra ancora una volta che non c’è fine alla > varietà delle tradizioni locali in Giappone. Molte di queste sono incentrare sul potere del sesso femminile e maschile nei riti sacri. Come dimenticare il celeberrimo Festival del Fallo d’Acciaio > Kanamara Matsuri, restando in argomento?

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