Sempre più stand Purikura in Giappone vietano l’ingresso agli uomini
In Giappone, sempre più zone adibite alle famose cabine fotografiche Purikura vietano l’accesso agli uomini soli. Ovviamente dietro questa politica c’è una ragione ben precisa. Molti però si sono lamentati perché vedono la cosa come una discriminazione, ma è davvero così? Le cabine Purikura, per chi non lo sapesse, sono macchinette che modificano le foto utilizzando dei filtri e degli adesivi. In Giappone esistevano ben prima che tutto questo si potesse fare semplicemente con un cellulare. Ma perché sempre più stand Purikura in Giappone vietano l’ingresso agli uomini?
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Fare questo tipo di foto buffe e ovviamente kawaii, è una cosa molto popolare tra i giovani nipponici, specialmente tra le ragazze delle scuole medie e superiori. Gli spazi pieni di queste macchinette, decorati in rosa pastello e con musica pop in sottofondo, offrono anche postazioni di bellezza con specchi, piastre per capelli e trucchi per i clienti che vogliono migliorare il loro aspetto prima di fare le foto.
Esistono molte zone piene di Purikura nelle città giapponesi, soprattutto i quartieri giovani e con sale giochi. A Tokyo ce ne sono maree nelle zone di Akihabara, Shibuya e Harajuku. Tuttavia, recentemente molti di questi negozi espongono all’ingresso dei cartelli che proibiscono l’ingresso agli uomini non accompagnati da ragazze. Come mai?
La ragione dietro il divieto
Ebbene il motivo è abbastanza scontato, purtroppo per il Giappone. Ovvero quello di proteggere le ragazze che usano i Purikura. Sebbene alcuni si siano lamentati della politica ‘vietato agli uomini’ considerandola discriminatoria, è stata una decisione necessaria a causa dei numerosi casi di molestie e comportamenti inappropriati nei pressi di queste macchinette. Alcune ragazze sono state vittime di palpeggiamenti o riprese con telecamere nascoste all’interno delle piccole cabine fotografiche. La testimonianza di una vittima:
“Stavo scattando foto all’interno di un Purikura con un amico, quando all’improvviso un uomo adulto è entrato nella nostra cabina. Mi ha afferrata, mi ha messo un braccio intorno alle spalle e mi ha chiesto se volevo scattare una foto con lui e passare un po’ di tempo insieme. Non l’abbiamo visto arrivare a causa delle tendine presenti nella macchinetta. Alla fine, l’abbiamo cacciato via urlando.”
Ovviamente c’è anche chi non ha gradito il divieto, vedendolo come una limitazione alla libertà e discriminazione:
“Oggi sono andato in una sala giochi. Sono rimasto molto sorpreso nel vedere che esiste una sezione con una assurda discriminazione di genere. Perché i ragazzi non possono usare le macchinette Purikura? Non è strano? In un’epoca in cui si pone così tanta enfasi sull’uguaglianza di genere, tale discriminazione nella nostra vita quotidiana non è accettabile.”
La storia dei Purikura
La storia di queste ‘macchinette’ ha inizio nel 1995, quando fu introdotta in Giappone la prima macchina fotografica automatica con adesivi personalizzati. Come riportato dalla JAMMA (Japan Amusement Machinery Manufacturers Association), queste cabine Purikura ebbero subito un enorme successo. Non stampavano semplici fototessere per i documenti, ma erano in grado di editare le foto con simpatici adesivi colorati, decori e scritte. Tutto questo decenni prima dei social e delle app fotografiche negli smartphone.
Con il passare del tempo, i Purikura ebbero un’evoluzione, trasformandosi in cabine più private, separate da tendine, per offrire maggiore privacy ai clienti. Tuttavia, questo sollevò diverse preoccupazioni legate a potenziali comportamenti inappropriati. Già dieci anni fa, con l’evoluzione delle fotocamere dei cellulari, il fenomeno della fotografia nascosta all’interno delle cabine divenne un problema significativo in Giappone. Per questo molte sale giochi hanno adottato misure preventive, come l’introduzione di cartelli con il divieto di accesso agli uomini.
Sebbene questi divieti non siano presenti ovunque, la soluzione è risultata efficace e non ha fatto perdere introiti. Anzi, ha favorito l’aumento della clientela femminile, che si sentiva più sicura e a proprio agio nell’utilizzare le macchinette fotografiche. Di conseguenza, questo ha portato a un aumento delle vendite, consolidando il successo dei Purikura come parte integrante della cultura pop giapponese.
Il problema delle molestie in Giappone
Tutto nasce da un problema che il Giappone si trova a fronteggiare da anni: le molestie sessuali. In particolare è molto diffuso il fenomeno dei chikan, persone che si strusciano e si ‘appoggiano’ alle ragazze nei luoghi affollati come le metropolitane. Nonostante gli sforzi del Governo per combattere questo comportamento attraverso l’introduzione di > vagoni esclusivamente per donne e campagne di sensibilizzazione, il problema resta purtroppo diffuso. Molte vittime, prevalentemente donne ma anche giovani ragazzi, sono riluttanti a denunciare gli episodi, spesso a causa dello stigma sociale legato a tali situazioni. Questo rende ancora più complesso affrontare il problema.
Un sondaggio condotto online dal Gender Equality Bureau, ha mostrato che il 13,6% delle donne e il 3,6% degli uomini giapponesi, hanno subito palpeggiamenti indesiderati. Si tratta di circa una persona su dieci, indipendentemente dal genere. A Tokyo, un’indagine del Tokyo Metropolitan Government realizzata a febbraio 2024, ha rilevato addirittura che il 45% delle donne e il 9% degli uomini hanno riferito di essere stati molestati sui treni.
L’altro problema nello stesso ambito, è rappresentata dalle riprese illecite o tousatsu, realizzate con telecamere nascoste. La diffusione di smartphone e telecamere miniaturizzate ha reso più facile farlo. Nonostante l’introduzione di pene più severe, il fenomeno continua a crescere. Anche lo sport non è esente da questi abusi: alcuni uomini si presentano alle partite di ragazze minorenni per scattare > foto con telecamere a infrarossi che possono rivelare i contorni della biancheria intima. Per contrastare questo problema, molti eventi sportivi vietano l’uso di macchine fotografiche, eccetto quelle dei fotografi ufficiali.
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