Previsto l’arrivo di meno turisti stranieri in Giappone nel 2026
Dopo anni di crescita ininterrotta, il turismo internazionale in Giappone potrebbe rallentare per la prima volta nel 2026. A sostenerlo è JTB, uno dei principali operatori turistici del Paese, secondo cui il numero di visitatori stranieri diminuirà, pur generando una spesa complessiva più elevata.
Un boom senza precedenti dopo la pandemia
Negli ultimi anni il Giappone ha assistito a un vero e proprio boom turistico. Nel 2019, poco prima della pandemia, il Paese aveva accolto circa 31,88 milioni di visitatori internazionali. Il Covid ha poi causato un crollo drastico, ma la ripresa è stata rapida: nel 2023 i turisti stranieri sono stati 25,07 milioni, mentre il 2024 ha segnato un record storico con 36,87 milioni di arrivi.
Il 2025 promette di fare ancora meglio, grazie anche alle presenze attirate dall’Expo di Osaka che si è conclusa ad ottobre. Sebbene i dati definitivi non siano ancora disponibili, JTB stima che entro la fine dell’anno il Giappone raggiungerà quota 42,6 milioni di visitatori stranieri, il livello più alto di sempre.
Il 2026 segna una battuta d’arresto
Secondo le previsioni di JTB, il 2026 rappresenterà però un punto di svolta: per la prima volta dopo diversi anni, il numero di turisti stranieri dovrebbe diminuire. La stima parla di 41,4 milioni di visitatori, pari a un calo di circa il 2,8% rispetto al 2025.
La notizia sorprende, soprattutto perché i fattori che hanno reso il Giappone una meta amatissima restano invariati: una cucina celebrata in tutto il mondo, paesaggi suggestivi, tradizioni raffinate, una cultura pop dalla fama globale e uno yen debole che rende il viaggio più conveniente agli stranieri.
Il peso dell’avviso di viaggio cinese
Alla base del rallentamento di presenze c’è soprattutto la Cina. A novembre, il governo cinese ha emesso un > avviso che scoraggia i propri cittadini dal viaggiare in Giappone, in seguito alle tensioni diplomatiche legate alla questione di Taiwan. Pur non trattandosi di un divieto formale, la pressione sociale esercitata è significativa, soprattutto sui tour di gruppo organizzati.
Gli effetti sono già visibili: alcune destinazioni giapponesi storicamente molto frequentate dai turisti cinesi stanno registrando un calo delle presenze. Secondo JTB, l’impatto dell’avviso continuerà a farsi sentire anche nel 2026, a meno di un improvviso cambio di linea da parte di Pechino. Il dato è tutt’altro che marginale: i viaggiatori provenienti dalla Cina e da Hong Kong rappresentano circa un terzo del totale dei turisti stranieri in Giappone. Una loro riduzione ha quindi un effetto immediato sulle cifre complessive.
Meno visitatori, ma più spesa
Nonostante il calo degli arrivi, il settore turistico giapponese non sembra destinato a soffrire. JTB prevede infatti che la diminuzione dei turisti cinesi sarà in gran parte compensata dall’aumento dei visitatori provenienti da altre aree, in particolare Nord America ed Europa. Questi turisti tendono a fermarsi più a lungo e a spendere di più. Di conseguenza, la spesa media per visitatore straniero è destinata a crescere:
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Spesa media prevista per turista
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2025: 225.000 ¥ (crc. 1.223 €)
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2026: 233.000 ¥ (crc. 1.266 €)
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Spesa totale prevista
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2025: 9,58 trilioni di ¥ (crc. 52 miliardi di €)
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2026: 9,64 trilioni di ¥ (crc. 52,3 miliardi di €)
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Un futuro ancora incerto
Considerata la tendenza del governo cinese a modificare rapidamente le proprie politiche, non è escluso che l’avviso di viaggio venga revocato senza preavviso. In tal caso, JTB potrebbe essere costretta a rivedere le sue stime. Per ora, però, lo scenario appare chiaro: nel 2026 il Giappone potrebbe essere meno affollato, ma non per questo meno redditizio per il settore turistico. Infatti ci saranno anche degli aumenti solo per gli stranieri, come > tasse d’imbarco e di soggiorno più care, oltre che > prezzi maggiorati per molte attrazioni turistiche.
Una pausa nel turismo di massa, paradossalmente, potrebbe rendere l’esperienza di viaggio ancora più piacevole per chi avrà la fortuna di andare proprio adesso. Perlomeno ci saranno meno file e forse non si dovrà più prenotare tutto in anticipo per la paura di restare a bocca asciutta dopo aver volato per 14.000 km.
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