Il Giappone vuole triplicare la 'tassa d'imbarco'

Il Giappone vuole triplicare la ‘tassa d’imbarco‘

Con il turismo internazionale ai massimi storici e l’overtourism ormai diventato un problema quotidiano in molte delle città giapponesi più gettonate, il Governo sta valutando un’idea semplice quanto controversa. Far pagare di più a chi lascia il Paese, quindi principalmente i turisti stranieri, per finanziare nuove misure anti-sovraffollamento.

Cos’è la ‘departure tax‘ (tassa d’imbarco)

Pochi viaggiatori ci fanno caso, ma oltre a voli, hotel e trasporti locali, in Giappone si paga anche una ‘tassa di soggiorno internazionale‘ per uscire dal Paese. Oggi è irrisoria, ovvero di soli 1.000 ¥ (crc. 5,50 €) ed è già inclusa nel prezzo del biglietto aereo. Un tempo si acquistava un timbro dedicato in aeroporto, ma ora è tutto automatico. Questa cifra, però, potrebbe presto aumentare in modo drastico.

Nelle discussioni sulla riforma fiscale 2026, è tornata sul tavolo la proposta, sostenuta anche dall’attuale Primo Ministro > Sanae Takaichi, di triplicare la departure tax a 3.000 ¥ (crc. 16.50 €). Un incremento che, in un anno come il 2024 in cui il Giappone ha incassato 52,4 miliardi di ¥ (crc. 290 milioni di €) solo da questa voce, porterebbe introiti enormi. L’idea è di utilizzare questo extra per finanziare iniziative volte a contenere gli effetti del sovraffollamento turistico.

Il Giappone vuole triplicare la 'tassa d'imbarco'

Il problema: a pagare non sono solo i turisti

Questa tassa però non riguarda soltanto chi arriva in Giappone: la pagano anche i cittadini giapponesi ogni volta che volano all’estero. Per questo alcuni politici hanno proposto una sorta di compensazione interna, ovvero ridurre il costo del passaporto giapponese.

Oggi in Giappone un passaporto decennale costa 15.900 ¥ (crc. 88 €), meno di quello italiano che costa 116 €. La proposta è di tagliare 10.000 ¥ (crc. 55 €), coprendo il mancato introito con l’aumento della tassa di partenza. Ma il beneficio sarebbe reale solo per chi vola all’estero non più di una volta ogni due anni. Insomma, è una soluzione parziale.

Il Giappone vuole triplicare la 'tassa d'imbarco'

Il nodo centrale: la tassa non ridurrà il turismo

Anche con 2.000 ¥ in più a persona (crc. 11 €), è molto improbabile che i visitatori stranieri scelgano di rinunciare ad un viaggio in Giappone. Nel totale delle spese, comprensive di volo, hotel, trasporti e cibo, questa cifra è minima. E con l’attuale cambio yen-euro/dollaro così favorevole, la spesa incide ancora di meno. Quindi sorge una domanda fondamentale: come può una tassa di partenza ridurre l’overtourism se non scoraggia concretamente gli arrivi?
Il governo sta considerando diversi utilizzi delle nuove entrate:

  • Creare nuovi parcheggi, per limitare la congestione delle aree turistiche e alleggerire i trasporti pubblici.

  • Introdurre sistemi di prenotazione obbligatoria per l’accesso alle attrazioni più popolari, così da gestire meglio il flusso dei visitatori.

  • Installare più cestini e servizi pubblici, spesso carenti in molte zone a forte afflusso turistico.

  • Finanziare campagne informative rivolte agli stranieri, spiegando norme di comportamento e buone pratiche durante il soggiorno.

Resta però il dubbio: trasformare città e quartieri in una sorta di parchi a tema pieni di parcheggi, cartelli informativi e controlli è davvero ciò che i residenti vogliono? Spoiler: no. Non è che si tratta solo di un modo per mettere una pezza ad un fenomeno più grande ed ormai incontrollabile?

Il Giappone vuole triplicare la 'tassa d'imbarco'

Il Giappone diviso sul turismo di massa

Alla fine, l’aumento della tassa d’imbarco è solo la punta dell’iceberg di un conflitto più profondo che attraversa il Giappone contemporaneo. Da un lato ci sono le regioni, le attività commerciali e interi settori economici che hanno visto nel turismo una rinascita senza precedenti: negozi, hotel, ristoranti, musei e perfino piccole città rurali oggi vivono grazie ai visitatori stranieri.

Dall’altro lato ci sono i residenti delle aree più colpite dall’overtourism, come > Kyoto, che sperimentano ogni giorno l’altra faccia della medaglia: strade congestionate, mezzi pubblici affollati, aumento dei rifiuti, comportamenti irrispettosi e una qualità della vita che sembra peggiorare a ogni stagione turistica. Molti giapponesi ormai si sentono ‘ospiti in casa propria’, schiacciati tra flussi incontrollati e progetti urbanistici pensati più per i visitatori che per la comunità locale.

La verità è che il Giappone si trova davanti a una scelta difficile: continuare a cavalcare il boom economico o ripensare radicalmente il modello turistico per renderlo sostenibile e compatibile con la vita quotidiana di chi in quei luoghi ci abita davvero. L’aumento della tassa di partenza potrebbe portare risorse importanti, ma senza un equilibrio tra accoglienza e tutela del territorio rischia di diventare solo un altro tassello in un Paese sempre più diviso tra chi guadagna dal turismo e chi ne subisce le conseguenze.

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