Pechino intima ai cittadini di non recarsi in Giappone durante il prossimo Capodanno cinese

Pechino intima ai cittadini di non recarsi in Giappone durante il prossimo Capodanno cinese

Il governo cinese ha invitato ufficialmente i propri cittadini a non recarsi in Giappone durante il prossimo Capodanno lunare, sostenendo che il Paese non sarebbe sicuro a causa di criminalità e terremoti. L’avvertimento arriva proprio alla vigilia di uno dei periodi di viaggio più importanti dell’anno, quando milioni di turisti cinesi si spostano all’estero.

Secondo il Ministero degli Esteri di Pechino, il Giappone presenterebbegravi rischi per la sicurezza dei cittadini cinesi’, una valutazione che ha immediatamente sollevato perplessità sia in Giappone sia a livello internazionale. Dato che proprio la sicurezza e l’assenza di microcriminalità sono tra i fiori all’occhiello del Paese.

Il Giappone non segue il calendario lunare e ha già inaugurato l’Anno del Cavallo il 1° gennaio. Tuttavia, il Capodanno cinese 2026, che quest’anno cade il 17 febbraio, è ben noto anche ai giapponesi, perché coincide tradizionalmente con uno dei picchi turistici più importanti dell’anno. In passato, questo periodo portava enormi flussi di visitatori cinesi nelle principali città giapponesi, da Tokyo a Kyoto, passando per Yokohama e la sua grande Chinatown (foto copertina), che organizza sempre degli eventi per l’occasione. Ma quest’anno lo scenario potrebbe cambiare drasticamente.

Le accuse di Pechino: criminalità e terremoti

In una dichiarazione ufficiale, il Ministero degli Affari Esteri cinese ha affermato che ‘la sicurezza pubblica nella società giapponese è instabile’ e che si sarebbero verificati episodi criminali ai danni di cittadini cinesi’. A questo si aggiungerebbero terremoti consecutivi’ che metterebbero a rischio la sicurezza dei viaggiatori. Resta però poco chiaro perché i terremoti giapponesi rappresenterebbero una minaccia specifica per i cittadini cinesi e non per quelli di qualsiasi altra nazionalità…

Pechino intima ai cittadini di non recarsi in Giappone durante il prossimo Capodanno cinese

Un copione che si ripete

La presa di posizione di Pechino non arriva del tutto a sorpresa. Già lo scorso autunno il governo cinese aveva reagito con irritazione alle > dichiarazioni della nuova prima ministra giapponese, Sanae Takaichi, che aveva ribadito la contrarietà del Giappone a qualsiasi tentativo cinese di invadere Taiwan. Poco dopo, a novembre, Pechino e l’ambasciata cinese a Tokyo avevano già diffuso avvisi simili, invitando i cittadini a evitare il Giappone per generici motivi di sicurezza personale. Da allora, nessuna ritrattazione ufficiale è mai arrivata, nonostante il Giappone sia da anni considerato uno dei Paesi più sicuri al mondo per i viaggiatori.

Negli ultimi mesi il Giappone non ha registrato un’attività sismica distruttiva fuori dall’ordinario. Anche il > terremoto dell’8 dicembre nella prefettura di Aomori non ha causato vittime. Allo stesso modo, non risultano aumenti di crimini ai danni di cittadini cinesi. Paradossalmente, una delle principali preoccupazioni per la sicurezza nel Paese nell’ultimo anno è stata la > presenza di orsi in alcune zone rurali. Ma con l’arrivo dell’inverno gli animali sono entrati in letargo, e in primavera dovrebbero entrare in funzione nuovi droni progettati proprio per monitorarli.

Pechino intima ai cittadini di non recarsi in Giappone durante il prossimo Capodanno cinese

Pressioni politiche più che reali rischi

Alla luce di questi elementi, l’invito a non viaggiare in Giappone durante i nove giorni di vacanza del Capodanno cinese appare a molti osservatori come un tentativo di pressione politica. L’obiettivo sarebbe quello di colpire il settore turistico giapponese e spingere Tokyo ad ammorbidire la propria posizione sul sostegno a Taiwan. In particolare, le agenzie di viaggio cinesi, più sensibili alle direttive governative rispetto ai viaggiatori indipendenti, rappresentano una leva economica importante.

Tuttavia, il tempismo di questa strategia potrebbe rivelarsi poco efficace. Dall’introduzione dell’allerta di novembre, le principali destinazioni turistiche giapponesi non si sono affatto svuotate. Alcuni negozi fortemente dipendenti dalla clientela cinese hanno registrato un calo, ma nella maggior parte dei luoghi l’affluenza di turisti internazionali resta elevata. Questo avviene in un momento di massimo interesse globale per la cultura giapponese e di yen particolarmente debole, fattori che continuano ad attirare visitatori da tutto il mondo.

Un turismo sempre più internazionale

Se in passato un calo dei turisti cinesi avrebbe scosso profondamente il settore dell’ospitalità giapponese, oggi la situazione è diversa. La provenienza dei visitatori è molto più diversificata, e l’eventuale assenza di una parte dei turisti cinesi potrebbe essere facilmente compensata da viaggiatori di altre nazioni, in primis Corea del Sud e Stati Uniti. In un Giappone già alle prese con il problema del sovraffollamento turistico, l’efficacia dell’avvertimento di Pechino rischia quindi di essere limitata, sia sul piano economico sia su quello politico.

E mentre Pechino invita a evitare il Giappone, molti turisti cinesi stanno semplicemente spostando la loro meta verso la Corea del Sud, diventata l’alternativa più immediata per il Capodanno lunare. Seoul, Busan e l’isola di Jeju assorbiranno una parte consistente di quei flussi che fino a poco tempo fa si riversavano su Tokyo e Kyoto.

Dal punto di vista giapponese, questa deviazione non viene necessariamente vissuta da tutti come negativa. In un Paese che negli ultimi anni ha sperimentato i disagi dell’overtourism, l’assenza di una parte dei grandi gruppi turistici organizzati è quasi percepita come un insperato sospiro di sollievo. Meno folla, meno pressione sulle infrastrutture e più spazio per ripensare un turismo sostenibile: paradossalmente, una parte del Giappone che non vive di turismo cinese lo vede come un favore inatteso.

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