L'orto 'self service' in Giappone

L’orto ‘self service’ in Giappone

Quando visiti una megalopoli come Tokyo, viene naturale pensare che tutto il Giappone sia sovraffollato. Invece basta prendere un treno e in un’oretta e mezza ti ritrovi circondato dalla campagna giapponese. Ampi spazi aperti, foreste, campi coltivati, risaiebancarelle che vendono frutta e verdura lungo le strade.

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Alcune in particolare non sono bancarelle ‘normali’ come quelle che possiamo trovare anche in Italia. Sono chioschi senza venditori, nel senso che c’è la merce esposta e solitamente un barattolo o un salvadanaio dove lasciare i soldi. Inutile dire che nessuno ruba mai nulla, tutti prendono e pagano il dovuto. Considerando anche che in questo modo la merce ha un prezzo più basso del normale non essendoci nessuno lì a lavorare.

Ma uno di questi luoghi in particolare, quasi utopici per l’Italia, ultimamente ha fatto notizia perché ha aggiunto un nuovo livello allo stile di vendita ortofrutticolo ‘fai da te’ basato sull’onestà dei clienti. E’ tutto spiegato in una bacheca che si trova davanti ad un orto incredibile, che è praticamente incustodito.

I cartelli recitano:Vendita di verdure in stile ‘esperienza del raccolto’. Tutto self-service”. Praticamente entri e raccogli quello che vuoi in autonomia. Questo metodo innovativo di fare la spesa lo si può attuare presso un orto di proprietà della signora Kokubo a Sakura City, nella non lontana da Tokyo prefettura di Chiba.


L’ortolana che coltiva tutto in realtà ha diversi posti con lo stesso sistema di vendita ‘fai da te’. Ci sono ovviamente anche spiegazioni su come dobbiamo comportarci per cogliere e pagare correttamente quello che prendiamo. Su ogni zona dell’orto ci sono altri cartelli con i prezzi e la quantità di ortaggi relativi. Infine, vicino all’uscita, c’è la scatola-salvadanaio dove lasciare i soldi. Il cartello recita infatti: “dalla raccolta al pagamento, per favore fai da te”.

L'orto 'self service' in Giappone

Forse la parte più complicata è calcolare il prezzo che dovremo pagare se vogliamo meno pezzi rispetto a quelli scritti nei vari cartelli. Ad esempio per i ravanelli (foto sotto) il prezzo segnato è 100 ¥ (0,70 €) per 10 pezzi. Quindi se ne vogliamo di meno (o di più) dovremo fare noi il calcolo. Nulla di impossibile ovviamente…

Nel caso dei cipollotti invece è più semplice: vengono 30 ¥ (0,21 €) al pezzo. Lo stesso le zucchine: 50 ¥ (0,35 €) al pezzo.

L'orto 'self service' in Giappone

Il famoso daikon, il grosso ravanello bianco invernale usatissimo in Giappone, viene 30 ¥ (0,21 €) al pezzo. Delle economiche melanzane vengono addirittura solo 20 ¥ (0,14 ¥) ciascuna!

L'orto 'self service' in Giappone

Per capire il prezzo delle patate invece bisogna usare un metodo buffo ma funzionale. Dato che varia in base alle dimensioni, basta confrontarle con le forme nel cartello. La patata più piccola viene 20 ¥ (0,14 ¥) fino ad arrivare a quella più grande 50 ¥ (0,35 €).

L'orto 'self service' in Giappone

Se siamo particolarmente imbranati o semplicemente troppo cittadini per sapere come si colgono delle verdure in un orto senza fare danni, possiamo ovviamente chiedere aiuto. Qualcuno presente c’è quasi sempre, anche se lavora per i fatti suoi e se non attiriamo la sua attenzione non bada a noi. Ci farà vedere con l’innata gentilezza dei giapponesi come dovremo procedere con i vari tipi di verdure. Proprio perché la manodopera è ridotta, in luoghi così i prezzi sono stracciati. Considerando anche l’azzeramento dei costi di trasporto, dato che sono i clienti a venire ed andare con la merce.

Inizialmente gli orti di proprietà della signora Kokubo non erano destinati a diventare ‘fai da te’. Le servivano per testare dei nuovi metodi di prevenzione delle piante infestanti. Infatti la signora possiede anche un brevetto per aver trovato una procedura naturale ed innovativa che le permette di non dover essere presente a curare i suoi orti continuamente.

Ad un certo punto però, è successo che molte persone passando da quelle parti e vedendo le sue meravigliose verdure, hanno cominciato a chiederle se potevano comprarle. Ma visto che per lei era impossibile restare tutto il giorno a venderle, ha deciso di lasciare che i clienti si servissero e pagassero da soli. Ovviamente questa figata può funzionare solo in paesi dove non esistono furbetti che si approfitterebbero della povera signora Kokubo

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Fonte e foto: @soranews24


L’orto ‘self service’ in Giappone