L’immigrazione in Giappone raggiunge un nuovo record
A causa della crescente carenza di manodopera e della debolezza dello yen, il numero di immigrati che scelgono il Giappone per nuove opportunità lavorative continua ad aumentare. Le aziende giapponesi, sempre più in difficoltà nel reperire personale giovane sufficiente a soddisfare la domanda del mercato, stanno ricorrendo sempre più a lavoratori stranieri. Per questo ora l’immigrazione in Giappone raggiunge un nuovo record.
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Secondo NHK, il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare (MHLW) ha riportato che, nel corso dell’ultimo anno (2024), il numero di lavoratori stranieri in Giappone ha raggiunto i 2,3 milioni, segnando il dodicesimo anno consecutivo di crescita record. Questi dati provengono da Hello Work, un programma di monitoraggio della sicurezza occupazionale che impone la segnalazione obbligatoria di tutti gli immigrati assunti dalle aziende.
Provenienza e crescita dell’immigrazione
Il Vietnam rappresenta attualmente la principale fonte di manodopera straniera in Giappone con 577.080 lavoratori, pari a un quarto del totale. Seguono la Cina con 408.805 lavoratori e le Filippine con 245.565. Tra le nazionalità in crescita, il Myanmar ha registrato l’aumento più significativo (+61%), probabilmente a causa dell’instabilità politica e della guerra civile in corso.
Anche l’Indonesia ha visto un incremento rilevante del 37%, oltre allo Sri Lanka del 33,7%. Il sistema, lanciato nel 2019 per alleviare la cronica carenza di manodopera giovane, conta 206.995 persone che lavorano con lo status di residenza per “competenze speciali“. Sono riconosciute competenze specialistiche in 16 settori, tra cui i più richiesti l’edilizia e l’assistenza infermieristica.
Su Yahoo! News JP, un portale noto per la sua inclinazione da destra conservatrice su questi temi, molti utenti hanno espresso preoccupazione riguardo al numero crescente di immigrati, in particolare per il fenomeno dei soggiorni che continuano oltre il termine del visto. Anche se dati governativi recenti indicano un calo del numero di persone presenti illegalmente nel paese. A luglio 2024, si stimava che 77.935 persone si trovassero in Giappone senza un visto valido, con una riduzione dell’1,5% rispetto a gennaio dello stesso anno.
La maggior parte delle persone senza visto che permangono in Giappone oltre la scadenza, non sono lavoratori. Bensì turisti con il visto breve di tre mesi scaduto (48.383 casi). Coloro che hanno superato la scadenza di un visto di lavoro invece sono circa 19.000.
Problemi e riforme del mercato del lavoro
Uno dei principali fattori che portano gli immigrati ad abbandonare il proprio impiego in Giappone è il controverso programma di tirocinio tecnico. Spesso criticato per le condizioni di lavoro precarie e la mancanza di diritti per i lavoratori. Recentemente, il governo ha introdotto alcune riforme per rendere più semplice abbandonare situazioni di abuso e migliorare la protezione dei tirocinanti.
Contrariamente a certe narrazioni, non ci sono evidenze che suggeriscano che i residenti stranieri commettano più reati rispetto ai cittadini giapponesi. Anche perché sono praticamente tutti asiatici, quindi per cultura più simili ai giapponesi e quindi più corretti degli occidentali. Il vero problema resta la carenza di manodopera, dovuta al calo demografico e ai salari stagnanti, che sta spingendo molte aziende a trovare soluzioni alternative.
Un esempio concreto è rappresentato dai combini, i capillari minimarket giapponesi h24 che > sempre più spesso si affidano a studenti stranieri per coprire i turni di lavoro part-time. La migliore soluzione per fare un’esperienza di vita in Giappone è infatti quella di iscriversi ad una scuola di giapponese. E nel tempo libero dalle lezioni, si può legalmente lavorare part-time in qualche negozio o ristorante.
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