‘Isagiyoi‘: una misteriosa parola chiave per comprendere meglio la cultura giapponese
La parola Isagiyoi è una finestra perfetta sulla complessità del carattere dei giapponesi. Tuttavia, tradurre questo concetto nelle lingue occidentali comporta il rischio di perdere la sua essenza originale. Il famosissimo effetto > Lost in Translation. Si tratta di una di quelle parole giapponesi praticamente intraducibili. Che cosa resta del significato universale di Isagiyoi, misteriosa parola chiave, una volta che lo adattiamo al nostro contesto culturale?
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Purezza e rettitudine
L’aggettivo Isagiyoi in diverse situazioni può essere tradotto come ‘risoluto‘, ‘retto‘, ‘galante‘, ‘coraggioso‘ o ‘innocente‘. Questi termini però non riescono a cogliere tutte le sfumature che questa parola giapponese racchiude. Evoca infatti anche un senso di purezza e di volontà di mantenersi immacolati. Ad esempio, una persona umile, che preferisce stare in silenzio ed evita l’autopromozione, potrebbe essere descritta come Isagiyoi. Se qualcuno si scusa con questo preciso atteggiamento, non viene più incolpato. Per questo in Giappone appena qualcuno commette un errore, subito si prostra pubblicamente chiedendo perdono.
L’ideogramma per questa parola (潔) appare anche in termini come kōketsu (高潔), riferito a una persona di ‘nobile purezza‘. Quando traduciamo Isagiyoi nelle lingue occidentali, rischiamo di ridurre il concetto per adattarlo alle nostre categorie culturali. In questo processo, carichiamo la parola di significati che potrebbero non riflettere appieno la visione giapponese. Così facendo, possiamo perdere parte della sua forza originaria. Tradurre Isagiyoi significa affrontare il rischio di semplificare troppo, di piegare il termine per renderlo più comprensibile nel nostro contesto.
Esempi nella vita reale
Un momento adatto per riflettere su questo concetto sono stati i Giochi Olimpici di questa estate. Immaginate un’atleta favorito che, a causa di un infortunio, non riesce a vincere la medaglia d’oro. Al momento di parlare con i media evita di menzionare il dolore o l’infortunio come scuse. In quel comportamento, esemplifica il vero spirito dell’Isagiyoi. Una dignità composta e priva di lamentele, un accettare la realtà con coraggio e nobiltà. Lo stesso atteggiamento con cui i giapponesi affrontano le calamità naturali come terremoti, tsunami e tifoni che si abbattono frequentemente su di loro.
La questione su come la coscienza umana si esprima attraverso diverse culture è affascinante. Esiste una coscienza universale o cambia a seconda del contesto culturale? Al di là delle differenze di ogni Paese, tutti nasciamo con un animo puro e la capacità di distinguere il bene dal male. Ma ogni cultura manifesta questa capacità in modo diverso.
Ad esempio, nella tradizione italiana esistono dei codici d’onore e di cavalleria come quelli delle vecchie famiglie, delle comunità rurali, perfino delle associazioni mafiose. Che ci accomunano molto alla mafia giapponese > Yakuza o al > Bushido dei Samurai. La purezza dell’anima invece la ritroviamo nel cristianesimo: pentimento e ricerca di una vita virtuosa. Gli stessi valori promossi anche nella religione shintoista e buddista giapponese, che infatti hanno forgiato il concetto di Isagiyoi.
Il linguaggio come ponte culturale
Quando pensiamo di non poter comprendere certi strani comportamenti dei giapponesi, dovremmo valutare che la nostra capacità di comunicare dipende dalla somiglianza o distanza tra loro e i nostri concetti e percezioni. Anche quando parliamo la stessa lingua, la comprensione autentica dipende da quanto riusciamo a cogliere le implicazioni culturali che le parole portano con sé. Isagiyoi ne è un esempio perfetto: un termine che, pur essendo specifico del Giappone, contiene un valore che può risuonare universalmente.
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