Installati nuovi cartelli di divieto nei vicoli delle Geishe

Installati nuovi cartelli di divieto nei vicoli delle Geishe

Il Giappone sta vivendo un’ondata senza precedenti di turismo straniero, con un numero di visitatori internazionali mai visto prima d’ora. Questo afflusso di viaggiatori, allettati soprattutto dal momento propizio dello yen debole, ha fatto ben presto emergere il problema del sovraffollamento turistico. Era cominciato già nel 2019, ma la pandemia lo aveva temporaneamente debellato. Ma ora, tra moda, smania di tornare e cambio favorevole, proprio tutti vogliono andare in Giappone.

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Per gestire questa situazione inedita, le autorità nipponiche stanno adottando misure mai viste prima. Ma proprio per la loro inesperienza con il turismo di massa, sono provvedimenti strani. Gli stranieri non sono come i giapponesi, abituati a seguire le regole alla lettera. Mettere una rete scura o dei piccoli cartelli e credere di risolvere così il problema affollamento negli spot instagrammabili, è abbastanza ingenuo da parte del Giappone.

Una delle zone più colpite dal turismo indisciplinato, è il famoso > quartiere di Gion a Kyoto. Dove passano Geishe e Maiko (giovani apprendiste) per andare al lavoro da una casa da tè all’altra. I loro costumi elaborati e il fatto di essere un simbolo del Giappone, le rendono bersagli ambitissimi di foto e selfie da parte dei turisti. Purtroppo, alcuni di questi si comportano in modo rude e aggressivo, inseguendole, sbarrando loro la strada e strattonandole pur di ottenere un’immaginetta. Per questo motivo, il fenomeno si è presto guadagnato l’appellativo di maiko paparazzi. Guardate alcuni esempi di turisti cafoni nel video qui sotto:

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Nel 2019, a seguito di episodi di molestie nei confronti delle Geishe, è stato introdotto il divieto di fare loro delle foto nel quartiere di Gion. Ad alcune avevano strappato i preziosi vestiti, ad una in particolare avevano infilato un mozzicone di sigaretta nel colletto del kimono. Cinque anni dopo, con la situazione addirittura peggiorata, il divieto è ampliato e impedisce completamente l’accesso ai turisti in alcune strade private del quartiere, pena una multa di 10.000 ¥ (crc. 60 €). Ecco il cartello… abbastanza ottimistico da parte del Giappone pensare che sarà sufficiente:

Installati nuovi cartelli di divieto nei vicoli delle Geishe

Il messaggio in inglese sul cartello dice: “Questa è una strada privata, quindi non è consentito percorrerla. Ci sarà una multa di 10.000 ¥” (crc. 60 €). La parte in giapponese invece si traduce come: “La strada è privata oltre questo punto. Passaggio vietato.”

Il messaggio è chiaro: se non vivi o lavori in zona, non entrare. Secondo il direttore del consiglio distrettuale di Gion Southside, Isoichi Ota, questo è il primo di una serie di segnali che stanno già installando su molte strade private della zona, per aiutare a proteggere la vita degli abitanti del posto. Questa decisione, seppur difficile, arriva dalla necessità di tutelare la comunità locale e la sua cultura. L’aumento del turismo ha reso difficile la convivenza armoniosa tra visitatori, residenti e attività commerciali in questi spazi ristretti. Le strade in questione sono proprietà privata e il loro sconfinamento da parte dei turisti non era più tollerabile.

È facile lasciarsi trasportare dalla bellezza del Giappone, soprattutto in un luogo suggestivo come Gion. Tutti vogliono immortalare le sfuggenti Geishe, quasi come fossero un trofeo di viaggio. Ma nessuno realizza che non sono figuranti di un parco divertimenti, sono lì per lavorare. Sebbene la gente del posto sia pronta a sopportare molti disagi nella loro vita quotidiana, primo fra tutti l’affollamento di turisti nei mezzi pubblici, a volte si arriva al punto in cui i provvedimenti devono essere presi.

Con la città di Fujikawaguchiko che ha recentemente eretto uno > schermo oscurante per bloccare la vista del cosiddetto Lawson del Fujisan‘ diventato popolare sui social media, i governi locali stanno dimostrando di non aver paura di puntare i piedi quando si tratta di overtourism. A costo di sembrare poco accoglienti. Anche se era abbastanza scontato che misure come l’installazione di un telone non avrebbe funzionato. Infatti, è già stato vandalizzato con dei buchi attraverso i quali poter fare lo stesso la foto tanto ambita…

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