Il Giappone tasserà i turisti, non i cittadini
Mentre il > turismo in Giappone continua a crescere a ritmi record, il governo giapponese sta valutando una nuova strategia per far fronte alle sue sfide economiche interne. Ovvero sfruttare al massimo i visitatori stranieri aumentando le tasse in entrata, invece di gravare ulteriormente sui cittadini già vessati dall’inflazione e dai relativi aumenti dei prezzi al consumo.
Nuove tasse per chi entra in Giappone
Tra le ipotesi attualmente in discussione da cui attingere, ci sono un aumento delle tariffe per i visti, una tassa di partenza più alta e l’introduzione di una nuova tassa di screening pre-ingresso per chi viaggia senza visto. Il governo sottolinea che le attuali tariffe giapponesi sono ‘molto inferiori agli standard internazionali‘. E che un adeguamento al resto del mondo è attualmente ‘ragionevole’.
Per avere un’idea della differenza: un visto d’ingresso singolo per il Giappone costa oggi circa 3.000 ¥ (quasi 17 €). Mentre per entrare negli Stati Uniti servono 185 $ (quasi 160 €) e nei paesi europei in media circa 90 €. Le tariffe dei visti giapponesi non vengono aggiornate dal 1978, quasi mezzo secolo fa!
A cosa serviranno i fondi ricavati
Secondo il governo, le entrate aggiuntive serviranno a gestire il sovraffollamento turistico, aumentare servizi e trasporti nelle zone più calde, migliorare i controlli all’immigrazione e, se il gettito dovesse superare le spese, estendere la gratuità delle sue scuole superiori.
Il progetto è sostenuto da tre partiti: il Partito Liberal Democratico (LDP), quello della > nuova Presidente del Consiglio Takaichi, il partito Kōmeitō e il Partito dell’Innovazione Giapponese (Nippon Ishin no Kai). L’estensione della gratuità scolastica nel Paese sarebbe molto costosa, circa 400 miliardi di ¥ (2,2 miliardi di €). Ma la copertura finanziaria per poter attuare questo ambizioso e lodevole progetto, per ora resta incerta.
Con l’inflazione ai massimi e il malcontento sociale in aumento, il governo teme che alzare le tasse ai cittadini giapponesi sarebbe ora politicamente troppo rischioso. Per questo, l’onere potrebbe ricadere sui turisti e sui residenti stranieri, che non votano e difficilmente possono opporsi a tali decisioni.
Opinioni divise tra cittadini e commercianti
Nelle strade di Ginza (foto sopra), quartiere simbolo dello shopping di lusso a Tokyo, le reazioni alla notizia sono contrastanti. Un residente dice:
“Penso che aumentare le tariffe sia una buona idea. Il Giappone ha bisogno di fondi, e i turisti possono permetterselo. Usiamo quei soldi per gestire meglio la folla e assumere più personale”
Un negoziante, però, teme l’effetto boomerang:
“Gli stranieri sono quelli che spendono di più. Se i costi per entrare aumentano troppo, il turismo potrebbe rallentare e danneggiare le aziende locali.”
Anche le catene della distribuzione si mostrano caute. Un portavoce dei grandi magazzini Takashimaya ha dichiarato:
“Un calo dei visitatori in entrata potrebbe influenzare negativamente le vendite. Faremo di tutto per mantenere un ambiente accogliente per i nostri clienti stranieri.”
L’allarme degli esperti
Anche alcuni economisti avvertono che un eccessivo aumento dei costi d’ingresso potrebbe ostacolare gli scambi culturali e commerciali con l’estero. Il professor Hideaki Tanaka dell’Università Meiji ha commentato:
“È giusto rivedere le tariffe, troppo basse da decenni. Ma bisogna evitare di creare barriere che scoraggino troppo i viaggi internazionali.”
In un mondo dove il nazionalismo cresce e i flussi turistici si intrecciano con la diplomazia, il Giappone dovrà trovare un equilibrio delicato: proteggere le proprie città dal turismo di massa, senza chiudersi al mondo. Da una parte c’è la necessità di salvaguardare luoghi ormai al limite, come Kyoto dove i residenti fuggono dai quartieri storici congestionati dai turisti. Dall’altra c’è il desiderio di continuare a essere una destinazione aperta e accogliente, capace di incantare milioni di visitatori paganti.
La sfida è tutta qui: trasformare il turismo in una risorsa sostenibile, non in una minaccia. Perché se il Giappone è diventato un sogno da visitare almeno una volta nella vita, è proprio grazie al suo equilibrio fragile tra modernità e tradizione, silenzio e caos. Aumentare le tasse sui viaggiatori potrà forse aiutare le casse dello Stato, ma la vera partita si giocherà su un altro piano: riuscirà il Paese a restare fedele alla propria essenza, pur adattandosi a un mondo che lo vuole sempre più accessibile?
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