La ‘piccola Venezia del Giappone‘ travolta dal turismo
Nel 2024 il pittoresco Villaggio di pescatori di Ine 伊根の舟屋, nel nord della prefettura di > Kyoto, ha accolto quasi 480.000 visitatori, un numero impressionante per una piccola località di appena 1.800 abitanti. Una cifra che racconta, da sola, l’impatto incredibile del turismo di massa su questa perla non più nascosta del Giappone.
Dal silenzio delle onde al frastuono dei trolley
Ine è famosa per le sue funaya 舟屋, eleganti rimesse per barche costruite direttamente sull’acqua, un simbolo perfetto dell’armonia tra uomo e mare. Un tempo, queste casette di legno erano rifugi di pescatori. Oggi, sono diventate uno dei paesaggi più fotografati e instagrammabili del Paese.
Ma la bellezza che attira i visitatori in cerca del Giappone autentico, è diventata la sua stessa condanna. Le strette strade di Ine, pensate per i carretti da pesca e non per i SUV dei turisti, si intasano ogni weekend. Gli abitanti raccontano di non poter uscire di casa in auto durante le festività. Rumore di trolley, code e visitatori maleducati che invadono le proprietà private, hanno reso la vita quotidiana di chi vive in questo piccolo villaggio un percorso a ostacoli. Frustrata, l’Associazione Turistica di Ine ha dovuto pubblicare un messaggio chiaro:
“Le funaya sono case private, non attrazioni turistiche. Ricordate che qui la gente ci vive.”
Anche un pescatore locale riassume un sentimento diffuso:
“Siamo noi a mantenere queste rimesse in piedi. Il governo dovrebbe pensare prima ai residenti, poi ai turisti.”
Perché Ine è diventata così popolare?
Il successo di Ine non è casuale. Molti viaggiatori, soprattutto stranieri, cercano una fuga dal sovraffollamento di Kyoto e Osaka essendo relativamente vicina. I video delle casette funaya che si specchiano in un mare azzurro e trasparente, pubblicati su Instagram e TikTok, hanno fatto il resto. Le immagini di un Giappone ‘autentico‘, sospeso tra acqua e montagna, hanno reso Ine una tappa da non perdere. Guardate un video per farvi un’idea del perché è diventata così virale:
Ine no Funaya (伊根の舟屋) es un pintoresco pueblo costero situado en la bahía de Ine, al norte de la prefectura de Kioto. Este es famoso por sus tradicionales casas llamadas “funaya” (舟屋), utilizadas como garajes para barcos y residencias. #Japón #Kyoto pic.twitter.com/YY7DXkdfpS
— Gaijintacle | Retazos de Japón (@gaijintacle) October 20, 2024
Anche l’accessibilità col tempo è migliorata, ma non abbastanza: nuove linee di autobus e pacchetti turistici collegano la città a Amanohashidate e Kyoto, favorendo le escursioni in giornata. L’interesse per il cosiddetto slow travel e per il ‘vero Giappone’ ha fatto il resto. Per cercare di contenere il caos, le autorità locali hanno distribuito volantini, migliorato i parcheggi e introdotto personale per regolare il traffico.
In parallelo, la Umi no Kyoto DMO, l’organizzazione turistica regionale, ha lanciato un servizio di battelli turistici tra Miyazu e Ine per spostare i flussi di visitatori dal suolo al mare. Ma molti turisti stranieri continuano a preferire l’auto, e i parcheggi si riempiono già a metà mattina. Un’iniziativa più recente, chiamata ‘Park and Cruise‘, invita i visitatori a lasciare l’auto fuori città per raggiungere Ine via mare. Ma anche in questo caso, i risultati restano incerti, dato che la strada del porto rimane ancora sempre intasata.
Tra gratitudine e esasperazione
Il turismo ha portato anche ovvi benefici ad Ine. Negozi riaperti dopo anni di oblio, strade vivaci, nuove attività, giovani che tornano ed investono nel territorio. Ma ovviamente anche stress. Yoshida Akihiko, dell’Associazione Turistica di Ine, riconosce la doppia faccia della medaglia:
“Siamo alle porte del sovraffollamento. Ma siamo anche grati. Se gestito bene, il turismo può essere una risorsa, non un problema.”
L’amministrazione locale cerca ora un equilibrio tra vivibilità e sviluppo. Come spiega Toyoda Yuko, della Divisione Pianificazione Turistica di Ine:
“Siamo felici che così tante persone amino la nostra città. Ma dobbiamo ritrovare la calma di un tempo, per i residenti e per chi viene a visitarci.”
Il problema è nazionale
Ine non è sola. Anche > Shirakawa-gō, villaggio rurale patrimonio UNESCO, e Ginzan Onsen, iconico borgo termale di Yamagata, lottano contro gli stessi effetti del turismo eccessivo. Entrambi hanno introdotto regole più rigide: aumento delle tariffe di parcheggio, accessi limitati e prenotazioni obbligatorie per gli autobus. Esperti come Takeda Hidetaro, della Keio University, sostengono che il Giappone debba ispirarsi all’estero ed essere meno indulgente con i turisti:
“Venezia ha imposto una tassa d’ingresso. Se Ine facesse pagare anche solo 1.000 ¥ (quasi 6 €) a visitatore, raccoglierebbe miliardi per il miglioramento dei servizi. Kyoto ha rischiato la bancarotta, ma la tassa di soggiorno ha rilanciato le sue finanze. È ora che il Giappone costruisca un sistema per trarre maggiori benefici dal turismo.”
Mentre Fujii Satoshi, dell’Università di Kyoto, aggiunge:
“Dobbiamo imporre pedaggi o introdurre tariffe di parcheggio severe. Costruire nuovi parcheggi è un investimento, ma anche una forma di regolamentazione. Non si tratta di escludere i turisti, ma di ritrovare un equilibrio. Questa terra appartiene prima di tutto a chi ci vive.”
Una sfida di sopravvivenza
Il paradosso di Ine è quello di molte aree rurali del Giappone: un turismo che porta vita, guadagni ed opportunità, ma rischia di soffocare ciò che rende quel luogo speciale. La comunità non vuole chiudersi, ma imparare a convivere con il mondo che la osserva. Come scrive un blogger locale:
“Ine non è solo una cartolina da postare sui social, è un luogo che respira. E per respirare, ha bisogno di spazio.”
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