Il Giappone sfiora quota 100.000 centenari
A pochi giorni dal ‘Respect for the Aged Day’ ovvero il Giorno del Rispetto agli Anziani (敬老の日), che si celebra ogni anno il 16 settembre in Giappone, il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare ha diffuso un dato che sorprende ma fa anche riflettere: al 1° settembre 2025 i centenari giapponesi hanno raggiunto quota 99.763, un nuovo massimo storico.
Queste cifre incredibili confermano un inesorabile invecchiamento demografico che sta colpendo la quarta economia mondiale. Ben 4.644 persone in più toccano i 100 anni rispetto al 2024, è il 55º aumento consecutivo. L’88% dei centenari nipponici sono donne, precisamente 87.784, mentre gli uomini sono solo 11.979. Praticamente sono quasi tutte donne, e anche questo dato fa riflettere:
Fattori biologici: le donne hanno un sistema immunitario generalmente più resistente e una maggiore protezione cardiovascolare grazie agli estrogeni.
Stili di vita: rispetto agli uomini, tendono a fumare e bere meno, seguono di più controlli medici e adottano diete più equilibrate.
Aspetti sociali: storicamente hanno svolto lavori fisicamente faticosi ma meno rischiosi rispetto agli uomini, che erano più esposti a incidenti o stress lavorativi intensi.
Longevità culturale: in Giappone le donne anziane hanno spesso un forte ruolo nella famiglia e nella comunità, che contribuisce al loro benessere psicologico e sociale.
Anche l’Italia nel 2025 ha raggiunto un massimo storico: i centenari hanno superato le 23.500 unità, e anche da noi la maggioranza, oltre l’80%, è di sesso femminile. Come per noi la concentrazione di persone sopra i 100 anni è in Sardegna, per i giapponesi è a Okinawa.
In entrambe le situazioni insulari la longevità sembra avere radici comuni, tra cui la dieta tradizionale che gioca un ruolo centrale. In Ogliastra è a base di legumi, pane integrale, verdure e un uso moderato di carne e formaggi. Ad Okinawa invece prevalgono riso, patata dolce, soia e pesce. Non meno importante è il tessuto sociale: sia i sardi che gli abitanti di Okinawa vivono immersi in comunità coese, dove il sostegno familiare e le relazioni di vicinato riducono lo stress e la solitudine.
Le vite dei più longevi
La persona attualmente più anziana del Paese è la signora Shigeko Kagawa, 114 anni, residente a Nara. Ostetrica-ginecologa e medico di base, ha continuato a lavorare fino a oltre 80 anni. “Camminare molto durante le visite domiciliari ai pazienti mi ha permesso di sviluppare gambe forti, la fonte della mia vitalità”, ha dichiarato. Oggi Shigeko passa le sue giornate leggendo, guardando la TV e praticando la calligrafia.
Fino a poco tempo fa la donna più anziana del mondo era > Kane Tanaka (1903–2022). Vissuta fino a 119 anni, amava la matematica, il cioccolato e le bevande gassate. L’uomo giapponese più longevo mai registrato, morto a 116 anni, è stato invece Jiroemon Kimura (1897–2013). Diceva che il suo segreto era ‘mangiare con moderazione‘ e mantenere una mentalità positiva. Attualmente il più anziano è Kiyotaka Mizuno, 111 anni, che vive a Shizuoka. Molti centenari giapponesi condividono abitudini simili: diete leggere e tradizionali (riso, verdure, pesce), vita attiva anche in età avanzata e forte legame con la comunità e la famiglia.
Tra progresso e crisi demografica
Il Giappone aveva superato i 10.000 centenari nel 1998 e i 50.000 nel 2012. In soli tredici anni la cifra è praticamente raddoppiata, spingendo il Paese verso la soglia dei 100.000. Questo aumento riflette anche i progressi della medicina e la diffusione di stili di vita più sani. Ma rivela anche il lato oscuro dell’‘invecchiamento felice’.
Il Giappone sta affrontando una vera > emergenza demografica, con sempre più anziani e sempre meno giovani. I costi sanitari e sociali esplodono, mentre la forza lavoro si riduce e il tasso di natalità resta tra i più bassi al mondo. Solo nel 2024 la popolazione giapponese è calata di oltre 900.000 unità, segnando un nuovo record in negativo.
Politica nipponica in difficoltà
Il tema della longevità e del calo demografico è da anni al centro del dibattito politico giapponese. L’ex primo ministro Shigeru Ishiba, dimessosi pochi giorni fa, aveva definito la situazione un’‘emergenza silenziosa’. Sottolineando come l’invecchiamento della popolazione rischi di erodere le basi economiche e sociali del Paese. Per questo aveva annunciato alcune misure dal suo governo:
Orari di lavoro più flessibili: per consentire una migliore conciliazione tra vita familiare e professionale;
Assistenza all’infanzia gratuita: pensata per ridurre il peso economico sui genitori;
Incentivi alle imprese: per sostenere assunzioni giovanili e carriere femminili, in modo da ampliare la forza lavoro.
Nonostante questi propositi, per ora nulla è cambiato. Le persone continuano a percepire il costo della vita e dell’educazione come troppo alto. E la rigidità del mercato del lavoro scoraggia molti giovani dal mettere su famiglia e figli. Inoltre, la politica giapponese si è spesso limitata a soluzioni parziali, senza > affrontare in modo strutturale temi come l’immigrazione, il sostegno alla genitorialità o la redistribuzione delle risorse per coprire i costi dell’assistenza agli anziani. Il rischio, avvertono diversi analisti, è che il Giappone diventi un laboratorio estremo di ciò che potrebbe accadere in altri Paesi sviluppati, compreso il nostro dove sta già accadendo: una popolazione sempre più longeva ma senza nuove generazioni in grado di sostenerla.
La longevità è universalmente celebrata come un traguardo, ma dietro i numeri record si nasconde un paradosso: vivere più a lungo non significa necessariamente vivere meglio, soprattutto in una società che non riesce a garantire sostegno ai giovani e dignità agli anziani. Se il Paese del Sol Levante non troverà presto un equilibrio tra natalità, lavoro e welfare, rischia di trasformare uno dei suoi più grandi vanti, nel suo più grande problema.
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