Cos’è il ‘kasu-hara‘ e perché sta aumentando tanto in Giappone
Tokyo sta per introdurre un nuovo regolamento per affrontare l’incremento di comportamenti aggressivi da parte dei clienti di negozi e ristoranti. Ma cos’è il ‘kasu-hara’ e perché sta aumentando tanto in Giappone? Si tratta di un fenomeno, abbreviazione di kasu-tomā harassumento, ossia molestie da parte dei clienti, che comprende urla, minacce e abusi verbali contro commessi e camerieri. Ed è aumentato negli ultimi anni, parallelamente all’aumento dell’inflazione. Un fatto piuttosto nuovo per il Giappone, che per lungo tempo ha vissuto in un contesto di stabilità economica e deflazione dei prezzi.
L’ordinanza, che entrerà in vigore nella prefettura di Tokyo ad aprile 2025, non prevede sanzioni o pene specifiche, ma mira a promuovere una sorta di autocontrollo e persuasione morale tra i clienti. Per cercare di porre fine a questi comportamenti inaccettabili, soprattutto per gli educati e cortesi nipponici. L’iniziativa è un tentativo di arginare un fenomeno che, seppur poco noto al di fuori del Giappone, ha destato grande preoccupazione tra i lavoratori del settore della vendita al dettaglio e della ristorazione.
Il contesto economico e sociale del ‘kasu-hara‘
Questo fenomeno non è nuovo in Giappone, ma si è aggravato a causa dell’improvviso aumento dell’inflazione. Che ha colto di sorpresa una popolazione abituata a decenni di stabilità dei prezzi. Molti clienti, frustrati dall’aumento dei costi della vita, hanno iniziato a sfogare la propria rabbia su chi lavora a stretto contatto con il pubblico. Ma che, per ovvie ragioni, non ha colpe.
In particolare, l’aumento di ‘kasu-hara‘ si è riscontrato nei settori della vendita al dettaglio, della ristorazione e dei servizi. Il recente cambiamento economico nel Paese, che ha agevolato l‘> arrivo dei turisti a causa dello Yen debole, ha però peggiorato il potere d’acquisto dei residenti. Con conseguente peggioramento del comportamento dei clienti nipponici che erano già esigenti per cultura. Ma prima raramente si spingeva fino all’aggressione verbale e fisica come capita invece adesso.
Anche i media giapponesi hanno riportato numerosi episodi di violenze verbali e abusi contro i lavoratori. In molti casi, i clienti semplicemente evitano di ringraziare il personale, ma esprimono le loro richieste in modo brusco e talvolta intimidatorio. Il peggioramento della situazione, legato all’inflazione, sembra aver scatenato un senso di ‘tradimento’ tra i consumatori, che si sentono danneggiati dall’aumento dei prezzi, un fenomeno col quale non erano abituati a fare i conti.
La risposta sindacale e l’evoluzione del problema
Lo scorso giugno, il sindacato giapponese Ua Zensen, che rappresenta una vasta gamma di lavoratori nei settori del commercio, della ristorazione e dei servizi, ha condotto un’indagine sui propri iscritti. Rilevando che quasi la metà dei 33.000 intervistati ha subito episodi di ‘kasu-hara‘ negli ultimi due anni. Questo dato evidenzia la diffusione del problema e la crescente preoccupazione a riguardo.
L’aggressività dei clienti non è limitata ai settori della vendita al dettaglio e della ristorazione, ma si estende anche ad altri ambiti. Come le società di fornitura elettrica e le compagnie di trasporti. Alcune aziende hanno perfino installato pulsanti di emergenza per segnalare al volo episodi di ‘kasu-hara’. Questi attivano delle telecamere di sicurezza per registrare eventuali abusi e tutelare i lavoratori.
Nonostante l’ordinanza rappresenti un primo passo importante, restano molte incognite sulla sua efficacia. La mancanza di sanzioni specifiche potrebbe limitarne l’impatto reale, poiché non c’è alcun deterrente legale per i trasgressori. Inoltre, il regolamento non fornisce una definizione chiara di cosa rientra esattamente nel kasu-hara’, il che potrebbe rendere difficile la sua applicazione uniforme nei diversi contesti lavorativi.
Una sfida culturale
Il Giappone ha una lunga tradizione di rispetto formale nei rapporti interpersonali, soprattutto nei confronti di clienti in contesti professionali e commerciali. Tuttavia, questo rispetto spesso si scontra con l’idea che ‘il cliente ha sempre ragione’, tipica anche della cultura italiana. Che ha portato a una tolleranza eccessiva verso i comportamenti scorbutici e prepotenti dei consumatori, purché pagassero.
L’ordinanza di Tokyo quindi non solo è una risposta a una crisi economica e sociale nel Paese, ma anche come un tentativo di ristabilire un equilibrio più sano nei rapporti tra clienti giapponesi esigenti e lavoratori. Se avrà successo, potrebbe rappresentare un modello per altre città e settori, contribuendo a creare un ambiente lavorativo più rispettoso e sicuro. Come sempre, quando si tratta di soldi anche l’integerrimo Giappone dà segni di cedimento…
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