Cosa significa Mottainai

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Cosa significa Mottainai? 5 cose sulla filosofia ecologista giapponese

4. Riciclaggio di tessuti e moda

Furoshiki e tenugui non erano gli unici tessuti riciclati ai tempi di Edo. Il > kimono, il capo d’abbigliamento base del periodo, era realizzato a mano in seta poi tinto e ricamato in un intricato processo a più fasi. Questi pezzi fatti a mano erano di grande valore e tramandati di generazione in generazione nelle famiglie.

Poiché il kimono è tagliato dritto ed ha una larghezza standard, può essere facilmente riciclato e trasformato in un > letto futon o in un cuscino > zabuton. E’ la fantasia della stoffa, più che il taglio del kimono, che offriva a chi lo indossava un mezzo di espressione di sé.

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Pertanto, il modo più efficiente con cui gli abitanti di Edo attenti alla moda si tenevano al passo con le tendenze, era semplicemente riutilizzare lo stesso kimono ma con l’aggiunta di > Obi ed accessori diversi ogni volta.

Oggi sappiamo che i tessuti sintetici e il fast-fashion hanno gravi conseguenze ambientali. E’ sempre meglio scegliere un abbigliamento di qualità e che non scada come le mode temporanee. Creare uno stile personale incorporando dei versatili capi giapponesi al proprio guardaroba è un’ottima scelta. Dai semplici ma bellissimi > haori ai > kimono fino ai più accessibili > yukata estivi di cotone.


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5. Kintsuji: la guarigione attraverso la riparazione

Forse il metodo di riciclaggio più noto nel Giappone del periodo Edo è il > kintsugi. In pratica consiste nel riparare le ceramiche rotte utilizzando pigmenti d’oro. Ed essendo anche un metodo espressamente filosofico, può essere applicato alla vita stessa per guarire le ferite dell’anima.

La ceramica e il gres erano beni preziosi nel Giappone del periodo Edo e la sostituzione di oggetti rotti all’interno di una casa era un’impresa molto costosa. Si usava il kintsugi per estendere la vita delle suppellettili apprezzando e valorizzando la fragilità della loro vita con l’oro. Sembra un controsenso dato che l’oro è prezioso più della ceramica, ma così era.

Al giorno d’oggi, il kintsugi è considerato un mezzo artistico per preservare le ceramiche preziose. Si pensa infatti che un oggetto che ha subito una ferita ed ha una storia è più bello a va valorizzato. Oltre ad utilizzare il kintsugi come metodo per guarire un oggetto, possiamo anche trovare la bellezza nel riutilizzare articoli per la casa adattando la mentalità del mottainai e quindi del non sprecare.

L’illuminato periodo Edo giapponese quindi può ispirare molto le pratiche sostenibili ed eco-compatibili al giorno d’oggi. Per allontanarci una volta per tutte dalla terribile plastica monouso e dai tessuti sintetici ed abbracciare la buona abitudine alla conservazione di oggetti e risorse.

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