15 anni dopo il disastro di Fukushima
Sono già trascorsi 15 anni dal devastante terremoto e tsunami dell’11 marzo 2011 e la regione del Tōhoku continua il suo lungo percorso di ricostruzione. Il nodo più complesso resta la bonifica della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, teatro della più grave crisi nucleare dopo il disastro di Chernobyl del 1986.
Battaglie legali ancora aperte
Nel giugno 2025 l’Alta Corte di Tokyo ha annullato la storica sentenza del 2022 che condannava quattro ex dirigenti della TEPCO a pagare circa 13.000 miliardi di ¥ (crc. 72 miliardi di €) di risarcimenti agli azionisti per non aver prevenuto l’incidente. Secondo la Corte, il gigantesco tsunami che provocò la fusione di tre reattori non era prevedibile.
Nel gennaio 2026 anche la Corte Suprema ha respinto i ricorsi presentati da gruppi di sfollati che chiedevano un risarcimento sia alla compagnia elettrica sia al governo giapponese. Le decisioni precedenti avevano già attribuito le responsabilità principali alla TEPCO.
Smantellamento più lento del previsto
La dismissione della centrale resta una sfida enorme. Nel 2025 TEPCO ha annunciato che la rimozione completa del combustibile fuso dal reattore 3 non inizierà prima del 2037, rendendo difficile rispettare l’obiettivo governativo di completare lo smantellamento entro il 2051.
Nei tre reattori danneggiati si stima siano presenti circa 880 tonnellate di detriti radioattivi. L’accesso diretto è impossibile per i livelli estremi di radiazioni, quindi vengono utilizzati dei bracci robot. I primi test hanno recuperato solo minuscoli campioni: meno di 3 grammi di materiale.
L’acqua trattata scaricata nel Pacifico
Dal 2023 il Giappone ha iniziato a > rilasciare nell’oceano acqua trattata proveniente dalla centrale. L’acqua viene filtrata per rimuovere quasi tutti i radionuclidi, ma contiene ancora trizio, una sostanza difficile da eliminare.
Nel 2025 sono stati effettuati quasi tutti i rilasci previsti, riducendo del 6% il volume d’acqua accumulata nei serbatoi della centrale. La decisione ha provocato tensioni internazionali: la Cina aveva bloccato l’importazione di prodotti ittici giapponesi, salvo poi riaprire brevemente il mercato nel 2025 prima di sospenderlo nuovamente.
Zone evacuate ancora non coltivabili
Nonostante i progressi nella decontaminazione, circa 309 km² in sette comuni della prefettura di Fukushima restano ancora chiusi ai residenti. Alcune aree stanno però lentamente riaprendo, con nuovi progetti agricoli, impianti di compostaggio e parchi eolici. Il governo ha dato priorità alla decontaminazione per facilitare il rientro dei residenti. Tuttavia, solo una manciata di ex residenti è tornata.
Il governo giapponese ha inoltre stabilito che il terreno contaminato raccolto durante le operazioni di pulizia dovrà essere trasferito in un sito di smaltimento definitivo fuori dalla prefettura entro il 2045. Nell’agosto 2025, il governo ha pubblicato una tabella di marcia per il riutilizzo e lo smaltimento del terreno derivante dal processo di decontaminazione dopo l’incidente di Fukushima Daiichi. Secondo il piano, un impianto di smaltimento definitivo al di fuori di Fukushima sarà definito entro il 2035 circa, mentre il trasporto dai depositi temporanei all’interno della prefettura sarà completato entro marzo 2045.
Il ricordo del disastro
L’11 marzo 2011, un terremoto di magnitudo 9.0 al largo della costa di Sanriku, nella regione del Tōhoku, scatenò uno dei peggiori disastri della storia del Giappone. Le fortissime scosse provocarono un enorme tsunami che devastò la costa nord-orientale e causò anche la tripla fusione dei reattori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi.
Il bilancio complessivo è di 19.782 morti, 2.550 dispersi e oltre 120.000 case distrutte. Nei giorni successivi circa 470.000 persone furono evacuate, e ancora nel 2025 quasi 30.000 persone vivevano in alloggi temporanei. 15 anni dopo, il Tōhoku ha ricostruito molte città e infrastrutture. Ma la bonifica di Fukushima e il ritorno alla normalità restano una delle sfide più lunghe e complesse della storia moderna del Giappone.
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