10 modi in cui Hayao Miyazaki personifica la cultura tossica del lavoro in Giappone

10 modi in cui Hayao Miyazaki personifica la cultura tossica del lavoro in Giappone

Hayao Miyazaki è considerato uno dei più grandi registi di animazione della storia. Un vero e proprio guru, un personaggio incredibile che amo alla follia per tutti i capolavori che ci ha donato. Ma come sempre, quando adoro talmente tanto qualcosa o qualcuno, mi piace indagare ed approfondire soprattutto le cose spinose che lo riguardano. Ecco 10 modi in cui Hayao Miyazaki personifica la cultura tossica del lavoro in Giappone.

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Il co-fondatore dello Studio Ghibli ha dato vita a film meravigliosi come Il mio vicino Totoro e La Città Incantata, guidato da una incredibile visione creativa senza compromessi. Tuttavia, trasformare in fotogrammi animati tale strabordante immaginazione, richiede una dedizione così totalizzante che alcuni considerano eccessiva. Al limite dell’accettabile lavorativamente parlando.

Miyazaki è l’incarnazione vivente della nota cultura del lavoro tossica ed esigente che vige da anni in Giappone e di cui spesso parlo su queste pagine. La sua incessante ricerca della perfezione e la tradizionale etica del lavoro nipponica, hanno plasmato la reputazione dello Studio Ghibli come produttore di animazione di qualità eccelsa. Ma allo stesso tempo, tutto questo riflette il lato più disumano dell’essere un lavoratore dipendente in Giappone.

Il superlavoro nel campo dell’animazione giapponese, ovviamente non è esclusiva dello Studio Ghibli. Molti altri studi, tra i quali Mappa uno dei più famosi ed apprezzati degli ultimi anni, vengono spesso accusato dai dipendenti di sfruttamento del lavoro. Sua l’ultima stagione dell’anime più celebre degli ultimi 10 anni: Shingeki no Kyojin L’Attacco dei Giganti. Recentemente, a seguito dell’ennesima lamentela dei dipendenti per le condizioni di lavoro e le mancate retribuzioni, un episodio di un’altra celebre serie attualmente in produzione, Jujutsu Kaisen, è stato rinviato di una settimana. E pare che stavolta qualcosa si sia mosso, dato che anche gli stipendi sono stati aumentati. Ma torniamo a Miyazaki e alla sua mentalità super-nipponica per quanto riguarda il lavoro:

10 modi in cui Hayao Miyazaki personifica la cultura tossica del lavoro in Giappone

1. Orari di lavoro prolungati

Miyazaki è noto per esigere lunghe sessioni dai suoi dipendenti quando è nel pieno della lavorazione di un film. O peggio quando è in prossimità della sua fine, come capitato anche per l’ultimo film Il Ragazzo e l’Airone che uscirà in Italia il prossimo 1 gennaio. Spesso Miyazaki si aspetta che i suoi animatori lavorino 12 ore al giorno, 7 giorni si 7 pur di rientrare nei tempi. Tutto questo non è eticamente accettabile, in nessun paese al mondo. Il karoshi, la morte da superlavoro, è una piaga tutta nipponica.

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2. Feedback critico

Miyazaki è molto auto-critico nel suo lavoro, e ovviamente anche in quello dei suoi collaboratori. Non ha paura di dare feedback negativi ai suoi animatori ed è sempre molto schietto nelle critiche. Ciò può essere scoraggiante per i suoi dipendenti, soprattutto per i più giovani che non sono abituati ad essere trattati duramente. Molti di questi infatti, lasciano il lavoro appena vengono strapazzati da Miyazaki.

10 modi in cui Hayao Miyazaki personifica la cultura tossica del lavoro in Giappone

3. Attenzione ai dettagli

Una delle cose che preferisco nei film di Miyazaki sono i dettagli. Questa cura maniacale però purtroppo corrisponde a ore e ore di lavoro per i suoi animatori. Finché una scena non è considerata perfetta da Miyazaki, non si va a casa se la consegna è prossima. Tutto questo è la forza dello Studio Ghibli ma una vera maledizione per i lavoratori che devono tecnicamente realizzarla quella scena perfetta.

10 modi in cui Hayao Miyazaki personifica la cultura tossica del lavoro in Giappone

4. Modifiche dell’ultimo minuto

Miyazaki è quel tipo di regista che non ha paura di apportare modifiche dell’ultimo minuto ai suoi film. Ciò può essere frustrante per gli animatori che hanno magari già trascorso mesi e mesi a lavorare su una scena. Per poi vedersela bocciare dal capo in persona, che gli chiede anche di rifarla il prima possibile.

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5. Tempo esclusivo

Miyazaki può essere molto esigente riguardo al tempo dei suoi animatori. Spesso si aspetta che abbandonino tutto ciò che stanno facendo nella loro vita privata per correre al lavoro se lui lo richiede. Un simile impegno può essere incompatibile con chi magari ha una famiglia e dei figli con cui vorrebbe anche trascorrere del tempo.

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