Turismo sessuale minorile dal Giappone al Laos
Il Sud-est asiatico è da sempre una meta prediletta dai turisti giapponesi: costi contenuti, voli brevi e paesaggi unici. Ma dietro le brochure patinate, in paesi come il Laos, si nasconde una realtà oscura: il turismo sessuale minorile, che negli ultimi due anni è in forte espansione purtroppo anche a causa dei social media.
A Vientiane, capitale del Laos, diversi bordelli operano sotto copertura di hotel e ristoranti. Secondo una recente inchiesta di TBS News, le ragazze entrano da porte secondarie, alcune appena tredicenni. Molte provengono da famiglie rurali povere e vengono reclutate con la promessa di guadagni da inviare a casa. La ONG Save the Children stima che quasi il 30% delle ragazze laotiane tra i 5 e i 17 anni sia coinvolto.
La rigida censura nipponica sugli argomenti scottanti, come la prostituzione minorile, fa sì che queste notizie raramente emergano sui media locali. Ma la situazione è così grave che perfino sui voli diretti in Laos vengono trasmessi avvisi. TBS News ha riferito che su AirAsia diretta a Vientiane, gli equipaggi ricordano ai passeggeri prima dell’atterraggio che “la tratta e lo sfruttamento di esseri umani e la prostituzione minorile sono illegali in Laos”.
L’impatto dei social e la presenza giapponese
Un fattore che alimenta il fenomeno è la crescente domanda da parte di turisti giapponesi. Sui social circolano video, recensioni e persino guide ai bordelli, che attirano sempre nuovi visitatori. L’Ambasciata giapponese ha diffuso avvisi ufficiali, ricordando che questi reati sono punibili sia in Laos che in Giappone grazie alle leggi extraterritoriali. Ad agosto 2025, la polizia di Aichi ha arrestato due uomini sulla sessantina per aver filmato minori in Laos e diffuso i contenuti online.
Preoccupano inoltre i cosiddetti ‘tour della prostituzione minorile‘, organizzati da residenti giapponesi in Laos e sponsorizzati online. Secondo quanto riportato dall’emittente TBS, molte delle ragazze coinvolte sono studentesse, prelevate durante la pausa pranzo o tra una lezione e l’altra. Nonostante il crescente controllo internazionale, queste guide locali continuano a lavorare agendo nell’ombra e riuscendo ad eludere le forze dell’ordine.
Un problema globale
Il turismo sessuale minorile non è una novità nel Sud-est asiatico. Già nel 2000 un giapponese fu arrestato in Cambogia per rapporti con minori, scontando però solo due anni di carcere. L’UNICEF stima che nel mondo siano coinvolti oltre 100.000 bambini nelle Filippine, 20.000 in Messico e 15.000 in Kenya. La povertà resta il motore principale: intermediari convincono famiglie disperate a ‘cedere’ i propri figli con promesse di lavoro o istruzione.
Ovviamente questo fenomeno non riguarda solo i giapponesi, ma la maggior parte degli abitanti di paesi ricchi che viaggiano verso paesi più poveri. E anche gli italiani purtroppo fanno parte di questi. Uno studio Ecpat/Global Study diffuso qualche anno fa stimava che circa 80.000 italiani ogni anno si spostano verso paesi in via di sviluppo per turismo sessuale che coinvolge minorenni. Le mete citate includono, tra le altre, Thailandia, Brasile, Repubblica Dominicana, Colombia e Cambogia.
Un cittadino italiano è stato recentemente arrestato a Pattaya per aggressione sessuale su un bambino di 12 anni. Altri due italiani sono stati arrestati sempre a Pattaya per aver realizzato pornografia minorile con bambini di circa 10 anni, dopo averli adescati promettendo denaro. Sempre in Thailandia, un uomo italiano è stato arrestato a Bangkok per abusi sessuali addirittura su una bambina di 3 anni!
Il quadro giapponese
Il Giappone stesso non è immune da casi interni al Paese. Per questo dal 2000 ha sviluppato un proprio quadro normativo. Al centro c’è la legge che proibisce la prostituzione minorile e la pornografia minorile. Che punisce non solo chi commette questi reati, ma anche chiunque li incoraggi o li istighi. La legge definisce ‘minore‘ chiunque abbia meno di 18 anni, creando un chiaro parametro di riferimento. Prima di questa legge, era tutto molto più blando. Basti pensare che anche i manga pornografici con protagonisti dei minori erano ritenuti ‘normali’ in Giappone. Ovviamente ancora se ne possono trovare, ma molto materiale che prima circolava senza troppi problemi ora è stato fatto sparire dagli scaffali.
Inoltre, nel 2023 l’età del consenso è stata alzata da 13 a 16 anni, uno degli interventi più significativi degli ultimi decenni dato che era la più bassa tra le nazioni avanzate. La legge del 1999 che proibisce la prostituzione minorile e la pornografia minorile punisce gli atti sessuali con minori in cambio di denaro o benefici, con pene fino a cinque anni di carcere o multe fino a 3 milioni di ¥ (crc. 17.000 €). Con l’età del consenso ora fissata a 16 anni, i rapporti sessuali con chiunque sia più giovane possono portare a una pena fino a cinque anni. E forse anche questo il motivo per cui negli ultimi due anni sono aumentati i casi di giapponesi che cercano minori fuori dal loro Paese.
Le autorità hanno inoltre avviato piani di prevenzione, sportelli scolastici e canali online di denuncia. Tuttavia, permangono gravi lacune. Le pene sono spesso lievi: emblematico il caso dell’ex parlamentare Shiiki Tamotsu. Nell’agosto del 2024, ha aggredito sessualmente una ragazzina di 12 anni in un karaoke di Kabukicho, a Tokyo. L’ha avvicinata, le ha chiesto l’età e ha commesso l’atto consapevolmente. Il tribunale gli ha inflitto tre anni di carcere, ma con pena sospesa per cinque. In pratica, non sconterà un giorno di galera a meno che non ci sia recidiva nei successivi cinque anni. Incredibile.
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