Tokyo lancia i primi taxi elettrici a idrogeno

Tokyo lancia i primi taxi elettrici a idrogeno

Tokyo compie un nuovo passo verso un futuro più verde con il lancio dei suoi primi taxi alimentati a idrogeno. L’iniziativa rientra in un ambizioso piano della capitale giapponese per ridurre le emissioni e accelerare la transizione verso una società a basse emissioni di carbonio.

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La cerimonia ufficiale si è tenuta lunedì scorso a Tokyo, con grande attenzione mediatica. Durante l’evento sono stati mostrati i primi veicoli in funzione, con dimostrazioni pratiche di rifornimento presso le stazioni a idrogeno già operative in città.

Non è stata solo un’inaugurazione tecnica, ma anche un messaggio politico: Tokyo vuole posizionarsi come modello di innovazione sostenibile e inviare un segnale chiaro sul futuro della mobilità urbana in Giappone. Oltre al governatore Yuriko Koike e al presidente di Toyota, erano presenti rappresentanti delle compagnie di taxi, funzionari pubblici e giornalisti. Koike ha dichiarato:

«Stiamo lanciando ufficialmente i taxi a celle a combustibile alimentati a idrogeno».

Tokyo lancia i primi taxi elettrici a idrogeno

Come funziona un’auto elettrica ad idrogeno

L’idrogeno non si trova libero in natura, quindi deve essere prodotto. Oggi il più usato è quello ricavato dal gas naturale, economico ma molto inquinante, detto idrogeno grigio. Una variante più pulita è l’idrogeno blu, dove parte della CO₂ viene catturata e stoccata. La vera sfida però è l’idrogeno verde, ottenuto scindendo l’acqua con elettricità da fonti rinnovabili: è a zero emissioni, ma ancora molto costoso. Giappone e UE stanno investendo massicciamente per svilupparlo, così da renderlo in futuro utilizzabile al 100%. Ecco come si muove un’auto ad idrogeno:

  1. Rifornimento: l’idrogeno viene immagazzinato in serbatoi ad alta pressione.

  2. Reazione chimica: nella cella a combustibile, l’idrogeno si combina con l’ossigeno dell’aria.

  3. Produzione di elettricità: questa reazione genera corrente, che alimenta il motore elettrico del veicolo.

  4. Emissioni: l’unico scarico prodotto è vapore acqueo, quindi niente CO₂ o inquinanti.

In pratica, è una macchina elettrica che non c’è bisogno di ricaricare alla presa, ma che auto-produce l’elettricità a bordo. Usa l’idrogeno come carburante per generare elettricità senza produrre emissioni di CO₂, ma solo innocuo vapore acqueo.

Tokyo lancia i primi taxi elettrici a idrogeno

Tre taxi pionieri sulle strade della capitale

I primi tre taxi a idrogeno che oggi entrano in servizio a Tokyo non sono veicoli qualunque: si tratta di modelli Toyota Crown appositamente adattati con celle a combustibile. Questi veicoli sono messi alla prova nel cuore della metropoli, percorrendo le aree più trafficate e servendo migliaia di passeggeri ogni settimana. In questo modo, oltre a ridurre l’impatto ambientale, offriranno ai cittadini e ai turisti un’occasione concreta per entrare in contatto con la mobilità del futuro.

Il governo metropolitano di Tokyo ha annunciato l’intenzione di sostenere economicamente la transizione, con l’obiettivo di arrivare a circa 600 taxi a idrogeno entro il 2030. Si tratta di una cifra ancora ridotta rispetto ai circa 30.000 taxi in servizio nella capitale, ma sufficiente a creare una ‘massa critica’ capace di diffondere la tecnologia e stimolare la nascita di nuove infrastrutture, come stazioni di rifornimento dedicate.

Una sfida condivisa con Toyota

Alla cerimonia di inaugurazione era presente anche Koji Sato, presidente di Toyota Motor Corporation, che ha sottolineato:

«Per realizzare una società alimentata a idrogeno in Giappone, stiamo entrando in una fase di implementazione pratica nella vita di tutti i giorni».

La partecipazione diretta di Toyota non è casuale: l’azienda è da anni pioniera nello sviluppo delle celle a combustibile e già produce il modello Mirai, una delle prime berline a idrogeno commercializzate su larga scala, anche se ancora molto costosa. La collaborazione con il governo metropolitano consente ora di portare questa tecnologia dalle strade private al trasporto pubblico, un banco di prova molto più impegnativo.

L’esperimento dei taxi, infatti, permetterà di raccogliere dati preziosi su consumi, autonomia e manutenzione in condizioni urbane reali. Delle informazioni che saranno poi decisive per progettare flotte più ampie e ottimizzare le infrastrutture di rifornimento. E ovviamente tentare di ridurre il prezzo di tali veicoli per poi venderli al pubblico.

Un laboratorio a cielo aperto

Con circa 30.000 taxi attivi nella sola Tokyo, l’introduzione dei veicoli a idrogeno ha anche un forte valore simbolico. Ogni corsa diventa infatti una sorta di ‘pubblicità mobile’ che avvicina i cittadini all’idea di un futuro più sostenibile e alimentato da energie alternative.

L’esperimento dei taxi a idrogeno non è quindi solo un progetto pilota, ma un messaggio chiaro: Tokyo intende posizionarsi come leader in questa transizione energetica, dimostrando che la mobilità urbana può essere ripensata senza rinunciare all’efficienza. Se il test avrà successo, la capitale giapponese non solo ridurrà il proprio impatto ambientale, ma offrirà un modello replicabile per altre grandi metropoli del mondo.

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