Takaichi rieletta premier: ‘ecco il mio programma‘
Dopo la > netta vittoria elettorale dell’8 febbraio scorso, la premier giapponese Sanae Takaichi è tornata alla guida del Paese dopo un nuovo giuramento. Il suo messaggio è chiaro: basta austerità, è tempo di “premere l’interruttore della crescita”. Nel suo primo discorso programmatico alla Dieta Nazionale del Giappone (parlamento bicamerale), Takaichi ha promesso una svolta economica e strategica per rendere il Giappone “più forte e più prospero”, sia sul piano interno sia nello scacchiere internazionale.
Stop all’austerità e taglio delle tasse sugli alimenti
La premier ha annunciato la “fine della lunga stagione di eccessiva austerità fiscale” e di investimenti insufficienti nel futuro. L’obiettivo è adottare finanze pubbliche “responsabili ma proattive”, capaci di stimolare la crescita senza perdere la fiducia dei mercati. Tra le misure più attese:
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Sospensione per 2 anni dell’IVA all’8% su alimenti e bevande
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Conclusione del dibattito entro l’estate
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Presentazione rapida di un disegno di legge
La misura sarebbe temporanea, pensata per alleggerire il peso dell’inflazione sulle famiglie. In prospettiva, il governo punta anche su deduzioni fiscali e trasferimenti diretti. Secondo Takaichi, la chiave sarà creare un “circolo virtuoso” tra investimenti pubblici, investimenti privati e aumenti salariali.
Maxi-investimenti e debito sotto controllo
Il piano prevede un programma pluriennale di investimenti pubblici in:
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settori strategici
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ricerca e sviluppo
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gestione delle crisi
Il tutto finanziato con fondi di lungo periodo e stanziamenti dedicati. La premier ha escluso politiche fiscali ‘avventate’, assicurando che l’obiettivo resta anche la riduzione del rapporto debito/PIL.
Sicurezza: alleanza con Washington e linea dura nell’Indo-Pacifico
Sul fronte estero, Takaichi ha definito l’alleanza con gli Stati Uniti il pilastro della strategia giapponese. Ha annunciato una visita a Washington per rafforzare il rapporto con il presidente Donald Trump. Con la Cina, invece, il Giappone cercherà relazioni “costruttive e stabili“, ma da una posizione di tutela dell’interesse nazionale. La premier ha descritto l’attuale scenario come “il più severo e complesso dal dopoguerra“, citando:
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le attività militari cinesi nei mari dell’Asia orientale
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i programmi nucleari nordcoreani
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la guerra in Ucraina
Entro l’anno, il governo aggiornerà tre documenti chiave di sicurezza e difesa, rafforzando la visione di un Indo-Pacifico libero e aperto.
Più intelligence, dibattito sulla Costituzione e stretta sugli stranieri
Takaichi vuole trasformare l’‘Ufficio di ricerca e informazione del Gabinetto‘ in una vera agenzia nazionale di intelligence e istituire un comitato ministeriale contro le interferenze straniere. Ha inoltre rilanciato il dibattito su:
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revisione della Costituzione pacifista
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riforma della legge della Casa imperiale
Sul piano interno, Kimi Onoda, ministro incaricato di supervisionare le politiche sui cittadini stranieri, punta a una “società di convivenza ordinata con gli stranieri“, con:
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rafforzamento dei controlli sui comportamenti irregolari
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introduzione di un sistema elettronico di autorizzazione per i turisti
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nuova normativa sugli acquisti di terreni da parte di cittadini stranieri
Una linea che intreccia sicurezza nazionale e gestione dell’immigrazione.
Una maggioranza solida, ma apertura all’opposizione
Forte della maggioranza qualificata alla Camera bassa ottenuta dal suo Partito Liberal democratico insieme a Nippon Ishin no Kai, Takaichi ha comunque dichiarato disponibilità a collaborare con l’opposizione per approvare il bilancio 2026 e le riforme fiscali. Tranne che con > Sanseitō, partito nazionalista giapponese.
Il messaggio è chiaro: più spesa strategica, meno austerità, più difesa. Ma la strada resta tutt’altro che semplice. Il Giappone continua a fare i conti con un calo demografico strutturale, una popolazione sempre più anziana e una forza lavoro in contrazione, fattori che frenano crescita e consumi interni. A questo si aggiunge un debito pubblico tra i più alti al mondo in rapporto al PIL, che limita i margini di manovra fiscale nel lungo periodo.
Nel frattempo, l’inflazione erode il potere d’acquisto delle famiglie, mentre i salari reali faticano a tenere il passo. E sullo sfondo restano le tensioni geopolitiche in Asia orientale, che impongono maggiori spese per la difesa proprio mentre il Paese prova a rilanciare l’economia. Accendere “l’interruttore della crescita“ come sostiene Takaichi, sarà una sfida che va ben oltre gli annunci. Serviranno riforme strutturali profonde, equilibrio nei conti pubblici e risposte concrete a problemi demografici che nessun piano di spesa, da solo, può risolvere.
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