Suzume: quando vorresti essere Hayao Miyazaki ma sei nato Makoto Shinkai

Suzume: quando vorresti essere Hayao Miyazaki ma sei nato Makoto Shinkai

Ebbene, ho visto finalmente l’ultimo blockbusterone di Makoto Shinkai. Premetto che non è tra i miei giovani registi di anime preferiti tra quelli candidati come eredi di Miyazaki. Trovo più originali e coraggiosi Mamoru Hosoda e Masaaki Yuasa, ma i gusti sono soggettivi sia chiaro. Io apprezzo i film di Shinkai da un punto di vista tecnico e visivo. Adoro come sfrutta la luce e i suoi fondali fotorealistici sono impressionanti.

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Per quanto riguarda tutto il resto, sceneggiatura, personaggi e trame in generale, invece mi manca sempre qualcosa. L’unico film che mi è piaciuto al 100% è Il Giardino delle Parole (2013). Non è un fantasy ma ha una storia ben sceneggiata e dei personaggi credibili e sfaccettati. E quella pioggia sopra il parco Shinjuku Gyoen, è praticamente un personaggio da quanto è vivida.

Il lavoro di Shinkai più famoso ed acclamato globalmente è sicuramente Your name (2016). E’ un bel film da molti punti di vista, che però a me non ha convinto appieno. Assieme a Viaggio verso Agartha (2011) e Weathering with You (2019), che reputo anche più deboli. Le loro trame hanno sempre uno spunto di partenza interessante, ma manca quello sviluppo poetico, visionario, imprevedibile, in una parola ‘magico, che invece trovo nelle pellicole Studio Ghibli. Guardando Suzume mi è sembrato di tornare lì, alla stessa sensazione di insoddisfazione che mi hanno trasmesso gli ultimi due film di Shinkai. Già visto, già fatto, già dato. Mi manca originalità e quel pizzico di follia artistica che scorgo invece in Yuasa e Hosoda

Suzume: quando vorresti essere Hayao Miyazaki ma sei nato Makoto Shinkai

Fino più o meno a metà film, come anche in altri di Shinkai, le premesse di una storia intrigante ci sono tutte. Ma è davvero difficile fare i finali, raccogliere tutto il seminato ed indirizzarlo in un punto che non ti fa pentire di aver investito due ore della tua vita per qualcosa di dimenticabile. Purtroppo anche stavolta, come con Weathering with You, mi è successo questo. Ed è un vero peccato. Tutta questa potenzialità visiva e budget sono uno spreco di talento per qualcosa che non riesce a lasciare il segno. Se non avete visto ancora il film da ora in avanti ci saranno SPOILER quindi continuate a vostro rischio e pericolo! In attesa di andare a vederlo, intanto guardatevi i trailer italiani qui.

Suzume: quando vorresti essere Hayao Miyazaki ma sei nato Makoto Shinkai

Suzume ha la solita trama romantica shinkaiana, condita con sprazzi di sovrannaturale con sullo sfondo un cataclisma, in questo caso i terremoti. Ho letto che inizialmente il regista aveva pensato i protagonisti come due ragazze. Ma che poi, per adattarsi ad un pubblico mondiale e ‘mainstream’, ha optato per un cambio. Ma il succo sarebbe rimasto lo stesso: due persone che si vedono e si innamorano così, senza un perché. E non c’è uno sviluppo emotivo nemmeno dopo, nulla. I due non hanno un background, una personalità peculiare, viene solo abbozzata l’infanzia di Suzume.

E dire che il contesto dei terremoti sarebbe stato un terreno fertilissimo per una storia originale, anche a tema sentimentale. Alla fine si intuisce che il clou della storia è proprio il sisma del 2011 con conseguente tsunami, ma l’argomento viene solo sfiorato in extremis. Senza mostrare davvero quello che ha significato per il Giappone e soprattutto per le persone che lo hanno vissuto sulla loro pelle. Viene solo fatto uno zoom finale e sbrigativo su una bambina che in quella occasione ha perso la madre. In fin dei conti il viaggio di Suzume da sud a nord del Giappone per chiudere le porte delle catastrofi, è la storia dell’elaborazione di un lutto. Che culmina con la chiusura dell’ultima porta, quella del dolore per la perdita di un genitore in tenera età.  

Una delle grandi differenze che ho sempre evidenziato tra i film Ghibli e tutti gli altri, tra cui anche quelli di Shinkai, è la costruzione dei personaggi. Miyazaki ci tiene sempre molto che siano ‘realistici’, delle persone vere ispirate a gente che conosce anche personalmente, trasformate in cartoni animati. Un esempio lampante sono i bambini e i ragazzini nei suoi film. Mei in Totoro, Ponyo e Sosuke, Chihiro, sono veri bambini spediti in un mondo di fantasia, ma che restano tali nei comportamenti. Miyazaki sostiene che per creare un personaggio bisogna prima vivere nella realtà e poi andare nella fantasia. Per non rischiare di scadere nei soliti clichet tipici degli anime fatti dagli otaku, persone che non hanno esperienza del mondo reale e quindi non riescono a concepire personaggi con i quali empatizzi e a cui ti affezioni.

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In questo film, che palesemente grida ‘Miyazaki’ in molti punti, Shinkai inserisce anche dei personaggi non umani. Ovvero degli animaletti ‘mascotte’ parlanti, tanto cari a Miya-san. E va a scegliere proprio dei gatti, i suoi preferiti. Ma quella che poteva essere un’idea interessante, ovvero un adorabile gattino ma malvagio, potenzialmente l’antagonista della storia, ben presto si perde. Alla fine infatti, la divinità felina Daijin si rivela non essere il cattivo da sconfiggere. E nemmeno l’altro gatto più grosso e nero, Sadaijin, che compare alla fine. Anche Miyazaki dà spesso la possibilità di redimersi ad alcuni suoi personaggi negativi, ma qui la cosa l’ho vista come forzatamente fatta apposta per essere somigliante. Non c’è uno sviluppo effettivo del personaggio.


Anche la presenza di una maledizione, che qui trasforma un umano in una sedia, è di stampo miyazakiano. Basti pensare a Mononoke e al principe Ashitaka dal braccio maledetto, a Sophie ne Il Castello Errante di Howl trasformata in una vecchietta, o Porco Rosso la cui maledizione è quella di avere l’aspetto di un maiale. Anche l’espediente della porta verso il passato in cui trovi un personaggio da bambino è la stessa di Howl. Ma lì aveva un senso, serviva a spiegare addirittura l’inizio del film, in cui vediamo lo stregone che quando incontra Sophie le dice:“ti ho cercato dappertutto”. Proprio perché l’aveva già vista da bambino quando lei era andata nel passato con la suddetta porta dimensionale e temporale.

E arriviamo alla parte finale, che non spoilero anche se l’avete vista, ma che è abbastanza scontata e lineare. Non ci sono colpi di scena o rivelazioni che ti fanno apprezzare il culmine della costruzione di una sceneggiatura coi fiocchi. Sembra quasi che Shinkai, dopo il successo di Your name, abbia paura di sperimentare qualcosa di diverso perché ‘quella volta ha funzionato’ col pubblico. E così i suoi ultimi film si assomigliano un po’ tutti. E pensare che il suo stile visivo spettacolare e minuzioso, in mano a un vero visionario come solo Miyazaki e pochi altri sanno essere, farebbe davvero il botto. 

Suzume: quando vorresti essere Hayao Miyazaki ma sei nato Makoto Shinkai

Dal punto di vista tecnico, tolta la bellezza vibrante e colorata tipica del comparto visivo di Shinkai, la computer grafic in Suzume non ha brillato allo stesso modo. Il vermone similDidarabocchi o ‘colui che cammina nella notte’ de La principessa Mononoke, qui non rende appieno tecnicamente. E dire che sono passati 26 anni dal 1997, anno in cui lo Studio Ghibli sperimentava per la prima volta una primordiale CG utilizzata in 15 minuti di film in tutto. Ma riuscendo ad amalgamarla all’animazione tradizionale fatta a mano con risultati ottimi per il periodo.


Ultima ma non ultima l’importanza della musica che, sia per Shinkai che per Miyazaki, è basilare. Nei film Ghibli abbiamo un compositore di musica classica di prima categoria, Joe Hisaishi, uno dei ‘Morricone d’Oriente’. Le sue note si mischiano perfettamente con lo stile anime vecchia maniera. Anche Shinkai ha il suo marchio di fabbrica musicale, ovvero il gruppo pop giapponese dei Radwimps. Li ha utilizzati in praticamente tutti i suoi film e il loro sound si sposa benissimo allo stile visivo più ‘moderno’ dei suoi lavori. In Your name la musica è parte dell’enorme successo mondiale del film e anche in Suzume succede lo stesso. Il tema principale, il famoso e orecchiabile ‘ru-ru, rururururu, rururu, rurururururu’ della canzone Suzume (feat. Toaka), è perfetto.

Ma torniamo sempre lì, a me manca la poesia, la magia, il brivido lungo la schiena della meraviglia visiva abbinata alla musica che tutti i film Ghibli mi regalano. Ma Shinkai prima o poi potrebbe raggiungere un livello superiore maturando ulteriormente come regista e artista. Gli manca un po’ di voglia di rischiare, attualmente ha troppa paura di perdere pubblico. Ma io sto ancora aspettando. In fondo ha 50 anni, non ne ha 82 come Miyazaki. Che comunque è ancora al lavoro, io non sto più nella pelle di vedere il suo nuovo film E voi come vivrete? che uscirà il prossimo 14 luglio 2023.

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Suzume: quando vorresti essere Hayao Miyazaki ma sei nato Makoto Shinkai