Setsubun: il famoso festival giapponese del lancio dei fagioli
Il Setsubun è una delle festività tradizionali più curiose del Giappone. Si celebra ogni anno intorno al 3 febbraio, alla vigilia dell’inizio della primavera secondo l’antico calendario lunare. È un rito di passaggio simbolico che serve a scacciare la sfortuna e accogliere la buona sorte per l’anno nuovo.
Il mamemaki: fagioli contro i demoni
L’usanza più famosa legata al Setsubun è il mamemaki, il lancio rituale di semi di soia tostati per allontanare gli oni, tipiche creature demoniache del folklore giapponese. Durante il gesto si recita anche una formula tradizionale:
“Oni wa soto, fuku wa uchi”
(Fuori i demoni, dentro la fortuna)
Questa è la versione più diffusa, anche se in diverse regioni esistono varianti locali del canto. Le origini del mamemaki risalgono ad antichi rituali cinesi di purificazione e si sono consolidate in Giappone come tradizione del Setsubun a partire dal XVII secolo. Già da metà gennaio, supermercati e minimarket iniziano a riempirsi di sacchetti di fagioli decorati e maschere di oni. I bambini spesso realizzano le maschere a scuola o all’asilo, per poi usarle durante i mamemaki organizzati in classe o in famiglia.
Templi, celebrità e lanci di fagioli iconici
Durante il Setsubun, templi e santuari in tutto il Giappone organizzano grandi eventi pubblici che attirano folle di visitatori. Tra i più famosi c’è il Naritasan Shinshōji, vicino all’aeroporto di Narita, dove partecipano anche celebrità dello showbiz e lottatori di sumo. Qui, a differenza della tradizione domestica, non si scacciano gli oni con i fagioli, ma si invoca esclusivamente la buona fortuna. Secondo la credenza locale, le divinità del tempio sarebbero talmente misericordiose da riuscire a redimere persino i demoni. A Tokyo, altri templi noti per i loro mamemaki sono Sensōji e Ikegami Honmonji.
Un curioso collegamento tra il Setsubun e la cultura pop si può notare nel manga e anime > Urusei Yatsura di Rumiko Takahashi. La protagonista aliena Lamù (Lum) infatti è un’oni, come anche la madre e il padre (foto sopra). Ha corna, abiti tigrati e poteri sovrannaturali proprio come gli orchi del folklore nipponico. In uno degli episodi della serie, durante il Setsubun, le vengono anche lanciati addosso i fagioli dal fidanzato umano Ataru Moroboshi, proprio come vuole la tradizione del mamemaki.
Tradizioni di famiglia e varianti regionali
In casa, il mamemaki è spesso un momento di gioco: un membro della famiglia, solitamente il papà, indossa la maschera da oni e tutti gli altri gli lanciano i fagioli. Spesso i più piccoli si disperano alla vista dell’essere mascherato, ma in Giappone far piangere i bambini è vista come una cosa buona, si pensa che serva a rafforzarli. In molte famiglie si mantiene anche l’usanza di mangiare un numero di fagioli pari alla propria età, o uno in più, come augurio di salute e longevità.
In alcune regioni, al posto della soia vengono utilizzate arachidi con il guscio, più pratiche da pulire. Altrove, per tenere lontani gli oni, si appendono all’ingresso delle case teste di sardine grigliate infilzate su rametti di agrifoglio spinoso, una combinazione considerata particolarmente sgradita agli spiriti maligni.
Ehōmaki: il sushi portafortuna
Accanto alle tradizioni più antiche, il Setsubun moderno è ormai indissolubilmente legato agli ehōmaki, grandi involtini di sushi di buon auspicio. La tradizione vuole che vengano mangiati interi, in silenzio e senza interrompersi, rivolgendosi verso la direzione considerata fortunata per quell’anno, mentre si esprime un desiderio.
Le origini dell’ehōmaki non sono del tutto certe, ma la teoria più diffusa le fa risalire ai mercanti di Osaka del XIX secolo, che li consumavano per augurarsi prosperità negli affari. La loro diffusione a livello nazionale è avvenuta soprattutto dagli anni ’90, grazie alle campagne promozionali delle grandi catene di minimarket. Oggi, con l’avvicinarsi del Setsubun, supermercati e konbini di tutto il Giappone propongono ehōmaki di ogni dimensione e ripieno. Trasformando, come ormai capita spesso, un antico rito propiziatorio in un vero fenomeno commerciale stagionale.
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