Sempre più donne divorziano dopo la pensione in Giappone
In Giappone esiste un termine specifico per descrivere un fenomeno sociale in crescita: ‘Jukunen rikon‘ (熟年離婚), letteralmente ‘divorzio in età matura’. Si riferisce a quelle coppie che scelgono di separarsi dopo decenni di matrimonio, spesso appena raggiunta la pensione. Soprattutto quando i figli sono ormai adulti e la vita familiare perde il suo scopo.
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La dinamica tipica di questo tipo di divorzio è sorprendentemente ricorrente: la decisione viene presa quasi sempre dalla moglie. Dopo anni trascorsi a sostenere la famiglia e ad occuparsi della casa (spesso anche lavorando fuori casa lei stessa) in assenza del marito impegnato in una carriera totalizzante, decide di riprendersi la propria indipendenza.
Il pensionamento a questo punto, invece di segnare un nuovo inizio per la coppia, accentua le distanze accumulate nel tempo. Mariti semi-sconosciuti che per decenni hanno vissuto concentrati sul lavoro si ritrovano improvvisamente a casa. Una presenza costante e poco collaborativa che per molte donne risulta opprimente. Dopo anni di solitudine domestica, molte non sono disposte a ricominciare una vita di coppia che, di fatto, non c’è mai stata davvero. Una situazione simile a quello che è accaduto con il Covid, quando la convivenza forzata h24 delle famiglie ha fatto sclerare in tanti, e non solo in Giappone.
Un fenomeno in crescita tra le over 60
Sebbene il numero totale di divorzi in Giappone sia diminuito negli ultimi anni, è aumentato tra le donne sopra i 60 anni. Questo riflette un cambiamento culturale profondo in cui le donne giapponesi, un tempo legate rigidamente ai ruoli tradizionali imposti dal patriarcato, iniziano a reclamare il diritto a una vita personale e soddisfacente anche nella terza età.
Nel 2007, un cambiamento nella legge sulla pensione ha favorito ulteriormente questo fenomeno: le mogli casalinghe, che quindi hanno curato e amministrato la casa e i figli di uomini impiegati nel settore pubblico e privato, hanno ottenuto il diritto a una quota della pensione del marito in caso di divorzio. Rendendo economicamente più sostenibile per loro la scelta della separazione anche in età avanzata.
Un nuovo volto della libertà femminile
Il ‘Jukunen rikon‘ è quindi molto più di una separazione tardiva. È l’espressione di un’emancipazione ritardata, di una rottura simbolica con l’idea tradizionale di matrimonio che per decenni ha dominato la società giapponese: un’unione silenziosa, spesso priva di comunicazione emotiva, mantenuta più per dovere sociale che per affetto.
Molte donne giapponesi raccontano che, dopo il divorzio, si sentono finalmente libere di viaggiare, coltivare passioni personali, o semplicemente vivere per se stesse. Un concetto che, fino a qualche decennio fa, sembrava impensabile. Inoltre, in Giappone non esiste l’abitudine di mollare i nipoti ai nonni, dato che nidi, asili e scuole funzionano alla grande. Quindi è una libertà quasi totale, per signore che dopo una vita di sacrifici per la famiglia, si ritrovano comunque ancora giovani e attive.
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