Primi spazi ‘calm down‘ alla stazione Yumeshima di Osaka
In occasione dell’> Expo 2025, la nuova stazione Yumeshima della metropolitana di > Osaka ha introdotto un’innovazione silenziosa ma significativa: i primi spazi ‘calm down’ del Giappone, pensati per chi ha sensibilità sensoriali, autismo, ansia o altre condizioni simili. Dei veri e propri rifugi calmanti per sfuggire dal brulicante caos urbano di una tipica metropoli nipponica come Osaka.
Si tratta di piccole cabine nere collocate in angoli appartati della stazione. Offrono un luogo tranquillo per prendersi una pausa dal rumore degli annunci, dalla folla e dagli stimoli visivi eccessivi di schermi e neon onnipresenti in Giappone. Ogni cabina, alta circa 1,8 metri e per una superficie di 1,5 metri quadrati, è dotata di un semplice divano grigio e progettata per essere discreta, quasi mimetizzata con la stazione. Ma il design, secondo alcuni, è ancora perfezionabile.
L’introduzione di queste cabine riflette un più ampio cambiamento culturale verso l’inclusività, in linea con la reputazione del Giappone per la sua meticolosa attenzione alle infrastrutture pubbliche. Per i visitatori stranieri, questa iniziativa offre uno sguardo sull’approccio in evoluzione del Giappone all’accoglienza delle diverse esigenze, rendendo più facile per chiunque orientarsi nei dinamici paesaggi urbani del Paese.
Punti di forza e limiti del progetto
L’iniziativa è stata accolta con favore da attivisti come Jiei Kato, giovane imprenditore 19enne con sensibilità sensoriale. Kato ha apprezzato la posizione defilata e i colori tenui, ma ha segnalato difetti importanti: l’assenza del tetto (per non isolare troppo acusticamente dagli annunci della stazione) e la presenza di superfici riflettenti rendono lo spazio troppo luminoso. Mentre la scarsa privacy e la mancanza di indicatori di occupazione possono creare disagio.
Alcuni utenti con altre disabilità hanno invece trovato le cabine troppo buie, sottolineando la difficoltà di progettare uno spazio davvero inclusivo per tutti. La metropolitana di > Osaka ha successivamente aggiunto una luce ad attivazione di movimento per segnalare quando gli spazi sono occupati. Ma il sistema presenta dei limiti: se un utente rimane troppo fermo, la luce potrebbe spegnersi, causando entrate improvvise di estranei. Quindi peggiorando la situazione già stressata dell’occupante.
Un Giappone ancora più accessibile
La città di > Osaka non è l’unica a muoversi in questa direzione. Anche l’area Expo ospita spazi sensoriali avanzati, sviluppati con l’aiuto di Kato, dotati di isolamento acustico e illuminazione regolabile. Secondo un sondaggio condotto dalla sua organizzazione Kabin Lab, oltre l’80% delle persone con sensibilità sensoriale evita luoghi pubblici per mancanza di spazi sicuri dove potersi rifugiare in caso di bisogno.
In un mondo in cui l’accessibilità sta diventando una priorità, l’integrazione di questi spazi nelle infrastrutture quotidiane, e non solo in musei o aeroporti come già succede negli Stati Uniti, è un esempio concreto di inclusione. L’iniziativa giapponese potrebbe costituire un precedente per altre nazioni, soprattutto perché il turismo globale pone sempre più l’accento sull’inclusività.
Un piccolo passo, ma significativo per il futuro
Nonostante le imperfezioni, l’esistenza stessa di questi spazi è già un sollievo per molti. Anche solo sapere che c’è un rifugio disponibile può incoraggiare alcune persone problematiche ad affrontare ambienti pubblici complessi. > Osaka Metro ha dichiarato di voler continuare a migliorare questi spazi, seguendo il principio giapponese del kaizen, il miglioramento continuo.
Le future versioni di questi spazi potrebbero integrare migliori controlli dell’illuminazione, indicatori di occupazione più chiari e design più appartati, affrontando al contempo le problematiche di sicurezza. Mentre il Giappone si prepara ad accogliere milioni di visitatori per eventi come l’Expo e oltre, questi sforzi testimoniano l’impegno a rendere il Paese ancora più inclusivo davvero per tutti.
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