Il Giappone e i 'Silent cafe': un rifugio per la quiete e l'inclusione

Il Giappone e i ‘Silent cafe‘: un rifugio per la quiete e l’inclusione 

Negli ultimi anni in Giappone sono aumentati i caffè in cui è vietato parlare. Vengono chiamati Silent cafe ‘caffè silenziosi’ e il motivo del loro successo è che offrono un’alternativa rilassante ai tradizionali bar rumorosi. E si sa quanto i giapponesi amino la quiete e il non disturbare il prossimo nei luoghi pubblici. Ne hanno aperti diversi negli ultimi tempi, come il > Cafe Without Words (Cafe senza parole) di Tokyo Omotesando, dove si può ordinare solo a gesti.

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Ad Osaka invece, hanno appena aperto il Caffè Shojo, nel quartiere alla moda Nakazaki. Questo nuovo locale si distingue dalla concorrenza per la sua atmosfera unica e inclusività. Qui il silenzio non è solo una regola di educazione, ma un elemento fondamentale per creare un ambiente di lavoro ottimale per il personale con problemi di udito. Al posto delle chiacchiere e della musica, i clienti del Caffè Shojo comunicano con il personale attraverso il linguaggio dei segni, la scrittura a mano e i gesti.

All’interno non si sente il vociare tipico dei locali pubblici, ma solo i passi e i suoni dei camerieri che preparano il > tè matcha. Il menu comprende vari tipi di bevande e i famosi dolcetti > wagashi stagionali. Anche i clienti possono cimentarsi nella preparazione del tè con l’aiuto silenzioso del personale che comunica anche con l’aiuto di cartelli di legno illustrati in giapponese, inglese e coreano.

Il Giappone e i 'Silent cafe': un rifugio per la quiete e l'inclusione

Il pioniere e precursore dei ‘cafè silenziosi’ giapponesi, è stato però il R-za Dokushokan a Koenji, Tokyo. Fondato nel 2008, questo locale ospita oltre 1.000 libri, piante in vaso, un grande acquario e un’atmosfera silenziosa e rilassante. Anche il menu riflette il desiderio di un ambiente tranquillo e riflessivo, ad esempio ordinando una bevanda ci verrà fornito anche un > set da lettere con carta, penna, buste e strumenti per sigillare con la > ceralacca la nostra missiva old-style. I caffè silenziosi offrono una valida alternativa alle persone che lottano quotidianamente con il costante rumore della vita nelle grandi città.

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La proprietaria del Caffè Shojo, Matsumoto Haruna, ha modellato il suo bar su quello che ha visitato durante un viaggio post-laurea in Vietnam nel 2018. Questo bar era gestito da personale non udente che le ha chiesto di comunicare attraverso la scrittura o il linguaggio dei segni. Così una volta tornata in Giappone, ha lanciato Possibile, una società di servizi per l’impiego per persone disabili che cercano un lavoro dignitoso che soddisfi i loro punti di forza. Per questo la maggior parte dei 15 membri dello staff di Shojo hanno un certo grado di problemi di udito.

Shojo ha aperto ad Osaka da poco, ad aprile 2024, ma ha già fatto un’impressione molto positiva sui nipponici. Un angolo del bar è coperto di post-it con messaggi dei clienti che esprimono la loro gratitudine per l’atmosfera accogliente e inclusiva del locale. Si legge: “Ero nervoso all’idea di entrare, ma sono felice di aver avuto il coraggio di farlo. Il mio cuore si sente molto più leggero.” Oppure: “Che momento piacevole e tranquillo. Potrei anche provare a imparare il linguaggio dei segni”. Matsumoto e la sua azienda intendono aprire in futuro più attività per persone con disabilità, incluso un bar dove ogni posto sarà facilmente accessibile con le sedie a rotelle.

Il Giappone e i 'Silent cafe': un rifugio per la quiete e l'inclusione

Immagine (sopra) tratta da > A Sign of Affection, manga e anime con protagonista una ragazza sorda (quella con i capelli lunghi). In questo frame comunica con il barista, suo futuro fidanzato, attraverso una lavagnetta proprio come accade in molti Silent cafe.

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