Perché le file nei bagni pubblici femminili in Giappone sono così lunghe

Perché le file nei bagni pubblici femminili in Giappone sono così lunghe?

In Giappone, quasi la metà delle donne segnala di dover affrontare lunghe attese per utilizzare i bagni pubblici. Questo fenomeno solleva una questione importante: si tratta di una cosa normale perché le signore ci mettono di più a spogliarsi e rivestirsi o è un esempio di disuguaglianza di genere? Le code ai bagni femminili sono un problema così diffuso e fastidioso che una donna giapponese, Momose Manami, ha deciso di indagare sulla questione: perché ci sono sempre le file nei bagni pubblici femminili in Giappone? La sua ricerca ha riacceso il dibattito su cosa significhi davvero uguaglianza nei servizi igienici.

Canale TELEGRAM! > Unitevi per restare aggiornati!

Secondo un’indagine riportata da Asahi Shimbun, la paralegale sessantenne Momose, ha notato per la prima volta il problema nel 2022. Durante un viaggio tra Kurashiki (Prefettura di Okayama) e Matsue (Prefettura di Shimane). Da allora, per oltre due anni, ha viaggiato e analizzato le strutture pubbliche in Giappone, contando il numero di bagni disponibili per uomini e donne, compresi gli orinatoi maschili.

Dopo aver esaminato 706 strutture, ha scoperto che, nonostante uomini e donne avessero spesso la stessa area dedicata ai servizi igienici, il numero di unità disponibili era significativamente sbilanciato a favore degli uomini. Ad esempio, nella stazione JR Hachioji di Tokyo, ci sono sei cabine per le donne, mentre gli uomini hanno accesso a sette cabine e dieci orinatoi. In pratica, le opzioni maschili superano quelle femminili di 2,8 volte.

Questa tendenza si ripete ovunque: nei centri commerciali la differenza è meno marcata, con un rapporto di 1,1 servizi igienici maschili ogni 1 femminile. Mentre nei trasporti pubblici la disparità aumenta, con 1,7 servizi per uomo ogni 1 per donna.

Perché le file nei bagni pubblici femminili in Giappone sono così lunghe

Una questione di tempo di attesa

Quando la ricerca di Momose ha iniziato a circolare sui social media, ha suscitato un acceso dibattito. Molti uomini hanno sostenuto che assegnare lo stesso spazio ai bagni di entrambi i sessi fosse già una forma di equità. Tuttavia, Momose ha ribattuto che la vera uguaglianza dovrebbe essere misurata in base ai tempi di attesa, non ai metri quadrati. Un sondaggio condotto da Japan Toilet Labo conferma questa prospettiva: il 47,6% delle donne dichiara di dover affrontare lunghe file nei grandi centri commerciali, una percentuale più che tripla rispetto agli uomini.

Ulteriori ricerche rafforzano l’idea che le donne abbiano bisogno di più servizi igienici per ridurre le code. Un’indagine condotta da NEXCO sulle aree di servizio in Giappone ha rilevato che le donne impiegano in media 93,1 secondi per usare il bagno, mentre gli uomini solo 37,7 secondi. Questa differenza è dovuta a fattori biologici e pratici: le donne non possono utilizzare gli orinatoi e spesso necessitano di più tempo per spogliarsi e rivestirsi e per la gestione dell’igiene personale soprattutto durante il ciclo mestruale. Per eliminare le file, il numero di strutture femminili dovrebbe essere almeno 1,5 volte maggiore di quelle maschili.

.

Un problema riconosciuto a livello internazionale

Curiosamente, negli uffici la situazione è invertita: uno studio del 2021 ha evidenziato che gli uomini giapponesi trascorrono in media 6 minuti e 52 secondi in bagno, rispetto ai 2 minuti e 32 secondi delle donne. Nel 1965 il divario era minore (5 minuti per gli uomini contro 1 minuto e 30 secondi per le donne), suggerendo che l’uso dello smartphone abbia influenzato questa tendenza.

Al livello internazionale, la Croce Rossa ha stabilito che nei campi umanitari il rapporto ideale tra bagni maschili e femminili dovrebbe essere di 1:3 per garantire equità. Alcuni paesi hanno adottato regolamentazioni simili: Taiwan ha imposto un rapporto di 1:5 per le scuole e le stazioni ferroviarie, e di 1:3 per gli uffici. Il Canada e alcuni stati americani si attestano su un rapporto di 1:2.

Il Giappone cambierà?

I dati raccolti da Momose mostrano che il Giappone è ancora lontano dagli standard richiesti. Tuttavia, se il tema continuerà a ricevere attenzione mediatica e sociale, potrebbero esserci cambiamenti in futuro, proprio come è accaduto per altre battaglie per la parità di genere. Ad esempio per la questione dei cognomi separati per i coniugi. La sfida è aperta: riuscirà il Giappone a rendere i suoi bagni pubblici più equi per tutti?

Post consigliato > Un trono degno di un imperatore: guida definitiva ai caratteristici bagni giapponesi


Perché le file nei bagni pubblici femminili in Giappone sono così lunghe?