Per l'incendiario della Kyoto Animation l'accusa chiede formalmente la pena di morte

Per l’incendiario della Kyoto Animation l’accusa chiede la pena di morte

Il 7 dicembre l’accusa ha presentato le sue argomentazioni conclusive nel processo contro Shinji Aoba, il piromane che nel luglio del 2019 ha attaccato lo studio Kyoto Animation, provocando la morte di 36 persone. Un fatto che ha sconvolto il Giappone, sempre poco avvezzo a fatti di cronaca gravi. Ma anche tutti quelli che amano l’animazione giapponese, in particolare i lavori del famoso studio di animazione del Kansai.

Canale TELEGRAM! > Unitevi per restare aggiornati!

La casa di produzioni animate Kyoto Animation è nata nel 1981 dalla coppia Hideaki e Yoko Hatta. Ma solo negli ultimi 20 anni si è affermata come una delle più prolifiche ed apprezzate del mondo. Dal 1981 al 2003 ha spesso lavorato come studiosatellite di supporto alla realizzazione di anime leggendari come Akira, curandone alcune animazioni e la serie Neon Genesis Evangelion, curandone alcuni fondali.

Per l'incendiario della Kyoto Animation l'accusa chiede formalmente la pena di morte

Successivamente ha cominciato a sfornare opere originali, ovvero non tratte da romanzi o manga. Capolavori del calibro di K-On! (2009), Free! (2013), A Silent Voice (2016) e Violet Evergarden (2018). Purtroppo la sua corsa al successo è stata interrotta nel 2019 con un incendio doloso alla sua sede operativa. Oltre ai 36 morti, tra i quali molti artisti fondamentali che lavoravano agli anime, il danno è stato anche materiale. Kyoto Animation ha perso l’archivio di oltre 40 anni di attività.

Per l'incendiario della Kyoto Animation l'accusa chiede formalmente la pena di morte

Tornando al processo, l’avvocato di Shinji Aoba ha sostenuto che il quarantacinquenne accusato di aver appiccato il fuoco allo studio, soffriva da tempo di un intenso disagio emotivo che lo rendeva incapace di distinguere il bene dal male. La difesa ha prevedibilmente puntato sull’infermità mentale dell’imputato, ma l’accusa non è mai stata d’accordo. Ed ora ha chiesto formalmente la pena di morte per Aoba con la seguente dichiarazione:

“Per risentimento nei confronti di KyoAni (abbreviazione di Kyoto Animation) e come forma di vendetta, l’imputato ha effettuato un attacco con il maggior numero di vittime nella storia dei processi penali giapponesi. Le sue azioni sono state compiute con fermo intento omicida, premeditazione e ampia conoscenza dei pericoli derivanti dallo spargimento di benzina e dall’incendio appiccato. Non esistono circostanze per le quali la pena capitale dovrebbe essere evitata.”

Per l'incendiario della Kyoto Animation l'accusa chiede formalmente la pena di morte

Ma qual’è il motivo per cui qualcuno vorrebbe vendicarsi di uno studio di animazione dandogli fuoco? Sempre due giorni fa, Aoba è stato interrogato sul perché del suo risentimento nei confronti della Kyoto Animation. Ebbene, secondo lui in un anime avrebbero plagiato un suo romanzo che aveva spedito per partecipare ad un concorso indetto dallo studio. Ma la scena incriminata è stata giudicata estremamente comune della vita quotidiana in Giappone per essere considerata un plagio. Poi è stata fatta un’altra domanda ad Aoba:

“Pensi ancora che ciò che ha fatto Kyoto Animation fosse sbagliato?” La sua risposta: “Sarebbe più facile se quella sensazione se ne andasse, ma non è ancora andata via, quindi ho delle cose a cui pensare”. Il giorno precedente al processo, mentre era in atto un’interrogatorio, Aoba esplose con la frase: “Non ci saranno domande su ciò che ha fatto KyoAni?”

L’uomo si è così dato una bella zappa sui piedi nel guadagnarsi un briciolo di clemenza al processo. Non si è risollevato nemmeno quando il 6 dicembre l’accusa gli ha chiesto se il bilancio delle vittime fosse stato maggiore di quanto si aspettava. Alcuni fattori ambientali come una scala a chiocciola all’interno dello studio, ha infatti reso difficile evacuare rapidamente l’edificio in fiamme. Anche in questo caso Aoba non ha dato la migliore delle risposte:

“Non posso negare che ci siano stati fattori di fortuna e sfortuna”

Parlare di fortuna in questo contesto, non è stata una decisione molto brillante da parte sua e del suo avvocato. Prima dell’inizio del processo, quando Aoba apprese per la prima volta che il numero totale di morti a causa del suo attacco era di 36, reagì con fredda crudeltà:

“Oh, è così? Pensavo che se avessi spruzzato benzina intorno all’edificio mentre appiccavo il fuoco, avrei potuto uccidere più persone. Ecco perché l’ho fatto”.

Direi che dopo dichiarazioni così disumane, non so se la mossa dell’infermità mentale potrà funzionare per scampare all’impiccagione. Se non ne foste al corrente, nel moderno Giappone esiste ancora la pena di morte con questo tipo di esecuzione alquanto barbara che risale al 1873! Si applica agli omicidi plurimi o particolarmente efferati, quindi questo caso ci rientra alla perfezione.

Ma ancora nulla è deciso, la sentenza di Shinji Aoba sarà annunciata il ​​prossimo 25 gennaio. Restate sintonizzati, ne daremo aggiornamento su queste pagine.

Post consigliato > Uomo giapponese arrestato per essersi intrufolato in una casa e lavato della lingerie 


Per l’incendiario della Kyoto Animation l’accusa chiede la pena di morte