Nel film Monster (L'innocenza) di Hirokazu Kore’eda l’apparenza inganna

Nel film Monster (L’innocenza) di Hirokazu Kore’eda l’apparenza inganna

> Monster, L’innocenza nella versione italiana attualmente al cinema, è l’ultimo film del pluripremiato regista giapponese Hirokazu Kore’eda. Noto per la sua capacità di esplorare le dinamiche familiari e i sentimenti umani con un tocco delicato e profondo, in questo film affronta tematiche complesse. Come la percezione della realtà e la natura della verità. E lo fa attraverso una spettacolare narrazione che si sviluppa da diversi punti di vista. Nel film Monster di Hirokazu Kore’eda però l’apparenza inganna…

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Fin dai suoi inizi documentaristici, Kore’eda è stato ossessionato dalla ricerca della verità, consapevole che essa non si riduce mai a una sola versione. > Monster potrebbe essere il film che più di tutti incarna questa visione, esplorando le diverse prospettive e la difficoltà di riconoscere la verità in un mondo sovraccarico di informazioni. Prima di questo, altri famosi film del regista nipponico sono stati > Father and Son (2013) premio della giuria a Cannes e > Un affare di famiglia (2018) vincitore della Palma d’Oro.

Anche > Monster era in concorso al Festival di Cannes 2023 ed ha ricevuto la Queer Palm, un premio indipendente dedicato ai film che trattano tematiche LGBTQ. La giuria ha scelto all’unanimità di premiare Monster, anche se molti spettatori potrebbero non cogliere immediatamente questo tema nel film. Lo stesso Kore’eda, durante una conferenza stampa tenutasi dopo la proiezione, ha dichiarato che non considera il film incentrato su tale argomento, preferendo che il pubblico lo approcci senza preconcetti.

Nel film Monster (L'innocenza) di Hirokazu Kore’eda l’apparenza inganna

La caccia ai ‘mostri‘ invisibili

La storia, senza spoiler, ruota intorno a un incidente che coinvolge uno studente, Minato, e il suo insegnante Hori-san. Inizialmente la trama è semplice, scoprire chi ha appiccato un incendio in un Hostess-club. Ma mano a mano che il film si sviluppa, emerge un intreccio di malintesi, segreti e fraintendimenti che fanno apparire la verità molto più complicata di come sembra. Kore’eda adotta una struttura narrativa in tre atti, ciascuno raccontato dal punto di vista di un diverso personaggio coinvolto nell’incidente iniziale. Esplorando le diverse prospettive della vicenda, si altera inevitabilmente la comprensione degli eventi. Qual’è la verità?

Si parte dal punto di vista di Saori, una madre single che vive con il figlio undicenne Minato. Dopo l’incendio in un palazzo vicino casa, Minato inizia a comportarsi in modo strano, spingendo Saori ad andare a chiedere spiegazioni alla sua scuola. Scopre così abusi verbali e fisici al figlio da parte di un insegnante. La sua preoccupazione però viene liquidata dalla preside e altri professori con scuse stereotipate: solo vuoti inchini che mandano in bestia Saori che esige invece delle spiegazioni. Ma non è finita qui, perché mancano altri due punti di vista che non spoilero ma cambieranno tutto.
Ecco il trailer italiano del film distribuito da Lucky Red, anche se io l’ho visto in lingua originale come faccio anche con tutti gli anime ovviamente.

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Nel film Monster (L'innocenza) di Hirokazu Kore’eda l’apparenza inganna

Regia e stile

Kore’eda, noto per la sua regia minimalista e il suo stile visivo sobrio, mantiene queste caratteristiche in > Monster, ma aggiunge un ulteriore strato di complessità grazie alla struttura narrativa a più livelli. Ogni atto del film offre nuove informazioni che sfidano le conclusioni precedentemente trovate. Portando lo spettatore a riconsiderare continuamente le proprie opinioni sui vari personaggi ed eventi.

La regia di Kore’eda è discreta ma efficace, permettendo alla storia di svilupparsi organicamente senza forzature. La sua attenzione ai dettagli, la recitazione naturale e l’uso del silenzio e delle pause, tipiche del cinema nipponico, contribuiscono a creare un’atmosfera carica di tensione emotiva, senza mai risultare melodrammatica. Il mistero del mostro del titolo diventa centrale nella narrazione, spingendo lo spettatore a cercare sempre nuovi indizi tra i personaggi.

Tuttavia, la verità sfugge costantemente, dimostrando quanto sia facile essere ingannati da una visione superficiale della realtà. > Monster si distingue dai tradizionali thriller per la sua capacità di mostrare il mondo sotto una luce sempre nuova, quando la verità viene piano piano svelata. Kore’eda guida il pubblico verso una visione più pura e innocente del mondo, che emerge quando si abbandona la ricerca ossessiva del cattivo di turno della storia. Viene probabilmente da qui la scelta italiana di intitolare questo film L’innocenza al posto di Mostro, che ovviamente è più calzante anche ai fini della comprensione del film. Il titolo originale Kaibutsu, letteralmente significa proprio mostro in giapponese.

Nel film Monster (L'innocenza) di Hirokazu Kore’eda l’apparenza inganna

Cast e interpretazione

Il cast di > Monster offre delle interpretazioni in perfetto stile nipponico. Un tipo di recitazione sicuramente diversa da quella italiana e americana alle quali siamo più abituati. Strana per chi non è un assiduo fruitore di prodotti nipponici anche animati, dato che a tratti il film sembra quasi un anime. Particolare menzione per i giovani protagonisti, Soya Kurokawa (Minato Mugino) e Hinata Hiiragi (Yori Hoshikawa). Entrambi riescono a trasmettere la complessità emotiva dei loro personaggi con una maturità sorprendente per la loro età. Rendendo credibile e toccante la loro evoluzione nel corso della storia.

Anche il professor Hori-san, interpretato da Eita Nagayama, è un bel personaggio. Enigmatico e sfaccettato al punto giusto, con una ambiguità resa perfettamente dal talentuoso attore. La performance di Sakura Ando, nel ruolo della madre di Minato, è altrettanto intensa e aggiunge ulteriore profondità emotiva alla narrazione. Questa brava attrice aveva già recitato come protagonista in un film precedente di Kore’eda, > Un affare di famiglia.

> Monster è un film che conferma ancora una volta la maestria di Kore’eda nel trattare temi complessi con particolare sensibilità e profondità. È un’opera che invita alla riflessione sulla natura della verità e su come le percezioni e convinzioni personali possano distorcere la realtà. Grazie alla sua struttura narrativa intricata e all’ottimo cast, non lascia indifferenti. E’ uno di quei film ai quali ti ritrovi a ripensare anche a distanza di giorni. Ed invita sicuramente a una seconda visione per apprezzare pienamente tutte le sfumature di trama che a prima vista possono sfuggire.

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