Lo tsunami gli portò via la moglie: a 56 anni imparò a fare immersioni
Il disastro dell’11 marzo 2011 cambiò per sempre la vita di milioni di persone in Giappone. Il terremoto di magnitudo 9.0 e il devastante tsunami che colpì la regione del Tōhoku distrussero intere città e separarono migliaia di famiglie in pochi minuti.
Tra queste c’erano Yasuo Takamatsu e sua moglie Yuko, che vivevano nella cittadina costiera di Onagawa, nella prefettura di Miyagi. Quel maledetto giorno Yuko si trovava al lavoro, in una filiale bancaria vicino al mare. Dopo la violenta scossa di terremoto, riuscì a inviare al marito un ultimo messaggio dal cellulare. Era breve, semplice, ma carico di significato:
“Voglio tornare a casa.”
Pochi minuti dopo, l’onda dello tsunami travolse la città. L’acqua invase strade e case, portando via quartieri interi e lasciandosi dietro solo agglomerati di vita devastata. Yuko scomparve insieme a migliaia di altre persone trascinate via dalla forza implacabile del mare nero. Il suo corpo non fu mai ritrovato.
All’epoca Yasuo e Yuko avevano due figli, che sopravvissero al disastro. Nei mesi e negli anni successivi alla tragedia, il padre continuò a crescerli mentre partecipava alle ricerche dei dispersi organizzate da volontari e autorità. Con il passare del tempo, però, molte operazioni ufficiali vennero diradate, come è normale che sia. Le squadre di ricerca iniziarono a diminuire e le immersioni nei fondali al largo della costa diventarono sempre più rare. Ma Yasuo Takamatsu non voleva arrendersi.
Convinto che il corpo della moglie potesse trovarsi ancora sul fondo del mare davanti a Onagawa, prese una decisione insolita e coraggiosa: imparare a fare immersioni subacquee per cercarla personalmente. Al tempo aveva 56 anni e non aveva mai fatto una cosa del genere prima. Nonostante questo, iniziò un lungo percorso di addestramento fino a ottenere il brevetto da sub. Da allora ha partecipato a numerose immersioni insieme a gruppi di volontari che continuano a esplorare i fondali marini alla ricerca di resti umani o oggetti trascinati via dallo tsunami.
Tra quelli che ha ritrovato e conserva con più cura c’è ancora il telefono su cui ricevette l’ultimo messaggio della moglie. Quel semplice ‘Voglio tornare a casa’ è diventato un mantra per lui e ogni immersione è una nuova speranza di riportarla finalmente a casa, proprio come aveva scritto poco prima di essere inghiottita dallo tsunami.
“Credo che da qualche parte nel mare ci sia mia moglie. Sento che mi sta ancora aspettando.”
Negli anni la struggente storia di Yasuo Takamatsu è diventata nota in tutto il Giappone. Molti la considerano una delle testimonianze più toccanti di ciò che il disastro del 2011 ha lasciato dietro di sé: non solo distruzione, ma anche un dolore che il tempo non riesce a placare.
Ancora oggi, più di duemila persone risultano ufficialmente disperse dopo lo tsunami. Tra loro c’è Yuko Takamatsu. E quindici anni dopo quella tragedia, l’ormai 71enne Yasuo continua a tornare al mare, indossare la muta e immergersi tra i fondali davanti alla costa di Onagawa, con la stessa speranza che non lo ha mai abbandonato: ritrovare la donna che ama.
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