Le grandi aziende giapponesi aumentano gli stipendi del 5% nel 2026

Le grandi aziende giapponesi aumentano gli stipendi del 5% nel 2026 

Per anni il Giappone è stato considerato il Paese dei salari fermi. Nonostante fosse una delle maggiori economie mondiali, gli stipendi sono rimasti quasi invariati per oltre vent’anni. Oggi, però, il trend sembra essersi invertito.

Secondo i dati pubblicati dalla Federazione delle Imprese Giapponesi (Keidanren), le principali aziende del Paese hanno concordato aumenti salariali medi del 5,46% durante le trattative sindacali della primavera 2026. È il terzo anno consecutivo con aumenti superiori al 5%.

Il più grande aumento salariale degli ultimi 50 anni 

L’incremento medio è pari a 19.964 ¥ (crc. 7 €) al mese e rappresenta il più alto aumento in valore assoluto da quando sono iniziate le rilevazioni comparabili nel 1976. L’indagine ha coinvolto 248 grandi aziende di 23 settori diversi.

I risultati si basano sulle risposte fornite da 103 società aderenti a Keidanren, la principale organizzazione imprenditoriale giapponese. Dietro questa crescita non c’è soltanto la volontà di migliorare le condizioni dei lavoratori. Diverse dinamiche economiche e demografiche che stanno spingendo le imprese ad aumentare le retribuzioni:

Carenza di lavoratori:
La popolazione giapponese continua a diminuire e a invecchiare. Con sempre meno persone in età lavorativa, le aziende faticano a trovare personale qualificato. Per attirare e trattenere dipendenti, molte imprese non hanno altra scelta che offrire stipendi più alti.

Uscire dalla mentalità della stagnazione:
Per decenni imprese e lavoratori si sono abituati a salari quasi immobili. Oggi governo, sindacati e aziende puntano invece a creare un ciclo economico basato su stipendi più alti e maggiore spesa delle famiglie.

I settori che hanno ottenuto gli aumenti più consistenti

Il settore con gli aumenti maggiori è stato quello dell’informazione e delle telecomunicazioni, con una crescita media dell’8,28%. Seguono le costruzioni (+7,63%) e la stampa (+6,81%). Anche il confronto tra i grandi comparti dell’economia è significativo:

  • Settore manifatturiero: +5,29%
  • Settore non manifatturiero: +5,85%

Per il settore non manifatturiero si tratta del dato più elevato mai registrato da quando esistono statistiche comparabili.

Le grandi aziende giapponesi aumentano gli stipendi del 5% nel 2026

Una svolta storica per il Giappone

Per capire l’importanza di questi numeri basta ricordare che, dalla crisi degli anni Novanta in poi, i salari giapponesi sono cresciuti molto lentamente. Tre anni consecutivi con aumenti superiori al 5% rappresentano quindi un cambiamento storico che potrebbe segnare una nuova fase per l’economia del Paese. Resta però da capire se questa crescita riuscirà a coinvolgere anche le piccole e medie imprese, dove lavora la maggior parte dei giapponesi.

Confronto con l’Italia e prospettive

Anche in Italia negli ultimi anni diversi contratti collettivi hanno portato aumenti salariali, ma non al livello giapponese. Gran parte di questi incrementi è arrivata dopo una forte crescita dell’inflazione. Per questo motivo molti lavoratori hanno percepito solo in parte i benefici degli aumenti, poiché il costo della vita è cresciuto rapidamente.

Anche il Giappone, però, non è immune da questi problemi. Negli ultimi anni il Paese ha registrato un’inflazione più elevata rispetto agli standard a cui era abituato e il costo di alcuni beni essenziali è aumentato sensibilmente. Inoltre, lo yen ha perso molto valore rispetto alle principali valute internazionali, in particolare rispetto al dollaro e all’euro, rendendo più costose le importazioni e contribuendo ad alimentare ulteriormente la pressione sui prezzi.

Anche se aumenti salariali superiori al 5% non significano automaticamente aumento della ricchezza dei lavoratori, poiché una parte serve appunto a compensare l’inflazione e il calo del valore dello yen, il Giappone sta vivendo un cambiamento significativo rispetto al passato. La sfida ora sarà trasformare questi aumenti in un reale miglioramento del potere d’acquisto, permettendo finalmente al Paese di lasciarsi alle spalle una lunga era di stagnazione salariale.

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