L'AI stravolge il lavoro in Giappone

L’AI stravolge il lavoro in Giappone

L’intelligenza artificiale non è più una promessa lontana in Giappone: è già dentro le aziende, e sta iniziando a cambiare le regole del lavoro. Secondo un’indagine di Tokyo Shoko Research su oltre 6.300 imprese, circa la metà delle aziende prevede che l’IA generativa rivoluzionerà la gestione del personale entro cinque anni.

Non si parla solo di efficienza, ma di una vera riorganizzazione interna: trasferimenti di dipendenti, blocco delle assunzioni e nuovi equilibri tra ruoli umani e tecnologia. A riportare i dati è il quotidiano Asahi Shimbun, che descrive uno scenario tutt’altro che rassicurante per chi cerca lavoro, soprattutto negli uffici del settore amministrativo.

La forte accelerazione dell’AI

L’adozione dell’IA generativa sta crescendo a una velocità sorprendente. Oggi il 34% delle imprese giapponesi dichiara di utilizzare attivamente queste tecnologie, una percentuale che sale al 59% tra le grandi aziende. Solo pochi mesi fa, nell’agosto 2025, i numeri erano sensibilmente più bassi: rispettivamente 25% e 43%. Il salto è netto e indica una tendenza precisa: le aziende non stanno più sperimentando, stanno integrando l’IA nei processi quotidiani.

Tra le oltre 2.000 grandi aziende che hanno già implementato l’IA su larga scala, emergono conseguenze molto concrete. Il 29% prevede spostamenti interni di personale tra reparti, mentre il 16% ipotizza una riduzione complessiva dei dipendenti. I licenziamenti diretti restano rari in Giappone, solo il 4% parla di prepensionamenti. Ma il segnale è chiaro: meno nuove assunzioni e più riorganizzazione interna. In pratica, si taglia senza tagliareapertamente, puntando su riqualificazione e blocco del turnover.

L'AI stravolge il lavoro in Giappone

Le grandi aziende guidano il cambiamento

Il fenomeno è ancora più evidente nelle grandi imprese, cioè quelle con un capitale superiore a 100 milioni di ¥ (circa 535.000 €). In questo segmento, quasi una società su due prevede trasferimenti interni legati all’automazione, mentre una su dieci considera una riduzione del personale. In questo caso l’IA non è un supporto ai lavoratori, ma un vero e proprio acceleratore di trasformazione strutturale.

I più colpiti? I colletti bianchi 

Secondo il ricercatore Kosuke Honma, autore dello studio, il peso maggiore ricadrà sui lavoratori d’ufficio. L’IA generativa è particolarmente efficace nei compiti amministrativi, nell’analisi dei dati e nella gestione dei documenti: esattamente le attività che definiscono il lavoro dei cosiddetti colletti bianchi, i famosi salaryman giapponesi. Questa cosa ribalta una narrativa diffusa dall’avvento della rivoluzione industriale: ora non si tratta più solo di lavori manuali minacciati dall’automazione, ma anche e soprattutto di quelli qualificati e considerati ‘stabili’ fino a pochi anni fa.

Il cambiamento in atto in Giappone non è fatto di licenziamenti di massa, ma di decisioni graduali e strategiche. Meno lavoro umano, più tecnologia e ruoli che cambiano dall’interno. Ed è proprio questo a renderlo più difficile da percepire, e forse più pericoloso: una rivoluzione del lavoro che avanza senza fare rumore, ma che rischia di ridefinire completamente il futuro occupazionale del Paese. E soprattutto di lasciare a casa persone che magari hanno studiato anni per fare qualcosa che adesso non ha più valore nel mondo del lavoro.

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