La prima PM del Giappone aveva promesso più donne al governo

La prima PM del Giappone aveva promesso più donne al governo, ma…

Martedì scorso, Sanae Takaichi è entrata nei libri di storia come la prima donna a diventare Primo Ministro del Giappone. Ma l’entusiasmo per la svolta storica si è subito raffreddato: nel nuovo gabinetto di governo da lei formato, su 19 membri totali solo due sono donne!

Una scelta che stride con le promesse fatte dalla leader durante la campagna interna al Partito Liberal-democratico (LDP), quando aveva dichiarato di voler raggiungere livelli di rappresentanza femminile simili a quelli di Paesi nord europei come Islanda, Finlandia e Norvegia.

Promesse mancate e confronti impietosi

A guidare i ministeri chiave del governo Takaichi, ci saranno Satsuki Katayama, prima donna nella storia del Giappone a diventare ministra delle Finanze, e Kimi Onoda, nominata ministra della Sicurezza economica. Numeri lontanissimi da quelli dell’Islanda, dove 6 degli 11 membri del governo sono donne. O della Finlandia, che ne conta 11 su 19.

Il precedente premier, Shigeru Ishiba, aveva anche lui nominato solo due donne nel suo governo. Mentre il record giapponese, imbattuto pure da una PM donna, resta quello di 5 ministre sotto l’ex premier Fumio Kishida nel 2021.

La prima PM del Giappone aveva promesso più donne al governo

Un governo a trazione conservatrice

Takaichi è nota per le sue posizioni ultraconservatrici e per il suo legame con l’ala più tradizionalista del LDP, con cui condivide un approccio rigido in materia di difesa. E una visione revisionista e corretta della storia giapponese del periodo bellico. Ispirata dichiaratamente da Margaret Thatcher, la premier ha già chiarito che non intende mettere mano a temi considerati ‘sensibili’:

  • Si oppone alla revisione della legge del XIX secolo che impone alle coppie sposate di adottare lo stesso cognome, sostenendo che mantenere il cognome da nubile minerebbei valori tradizionali della famiglia giapponese‘.

  • Si schiera contro le modifiche alla legge di successione imperiale che permetterebbero a una donna di salire al trono. Quindi, pur essendo donna, non vuole una donna Imperatrice.

  • Pur dichiarandosi contraria alla discriminazione verso la comunità LGBTQ+, si oppone al matrimonio egualitario.

Per capire meglio il paragone, Margaret Thatcher, soprannominata ‘la Lady di ferro‘, è stata la prima donna a diventare Primo Ministro del Regno Unito, in carica dal 1979 al 1990. Leader del Partito Conservatore, è nota per le sue politiche economiche liberiste, la ferrea opposizione ai sindacati e la difesa di una visione tradizionale e autoritaria della società. Amata e odiata, ha lasciato un segno profondo nella storia britannica, diventando un simbolo di determinazione, rigore e conservatorismo politico.

Donne al potere, ma non per tutte

Molte voci femminili nipponiche si sono dette perplesse sul pensiero di Takaichi. La sociologa Chizuko Ueno, commentando su X, ha scritto:

“La prospettiva di una prima donna premier non mi rende felice. Migliorerà la posizione del Giappone negli indici di uguaglianza di genere, ma non renderà la politica più gentile con le donne.”

Altre, invece, vedono nella sua nomina un segnale comunque importante. Naomi Koshi, ex sindaca di Ōtsu e prima donna a guidare una città giapponese a soli 36 anni, ha dichiarato all’agenzia Kyodo:

“La sua nomina ha un significato simbolico enorme. Può abbattere barriere psicologiche e culturali che da sempre tengono le donne giapponesi lontane dalla politica.”

La prima PM del Giappone aveva promesso più donne al governo

Una rappresentanza ancora lontana

Le difficoltà di Takaichi nel formare un governo più equilibrato, dato che aveva a disposizione un numero relativamente esiguo di parlamentari donne tra cui scegliere, riflettono un problema strutturale. Nonostante alle ultime elezioni si sia registrato un record di 73 donne elette alla Camera bassa, esse rappresentano appena il 15,7% dei 465 parlamentari nipponici.

Secondo il World Economic Forum, nel 2025 il Giappone si è classificato al 118° posto su 148 paesi per parità di genere. Un dato avvilente, che conferma quanto la strada verso una reale uguaglianza politica sia ancora lunga. Anche se la nomina di Sanae Takaichi segna un momento storico, resta il dubbio che si tratti più di un simbolo che di una vera svolta. Una donna oggi può arrivare ai vertici dell’establishment giapponese, ma il modo in cui esercita il potere rivela quanto le strutture politiche e culturali del Paese restino profondamente conservatrici.

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