Inaugurato in Giappone il reattore a fusione nucleare più grande del mondo

Inaugurato in Giappone il reattore a fusione nucleare più grande del mondo

Il Giappone venerdì scorso, ha inaugurato il più grande reattore sperimentale a fusione nucleare in funzione al mondo. Una tecnologia ancora agli albori, ma considerata da molti la risposta al futuro fabbisogno energetico dell’umanità. Ma cosa cambia tra una vecchia centrale a fissione e una a fusione nucleare di ultima generazione?

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La fusione nucleare differisce dalla fissione, attualmente utilizzata nelle centrali presenti in tutto il mondo. La fusione prevede due nuclei che si uniscono per formarne uno più pesante e quindi si basa su reazioni a catena che amplificano l’energia e quindi il calore prodotto. Un impianto a fusione termonucleare è molto più sicuro, perché non si corre il rischio di incidenti legati ad una perdita di controllo della reazione. Inoltre produce molti meno rifiuti radioattivi rispetto alle attuali centrali esistenti.

Inaugurato in Giappone il reattore a fusione nucleare più grande del mondo

Nella fissione nucleare invece, un nucleo si divide in due nuclei più leggeri e contemporaneamente emette un certo numero di neutroni. Se questo processo non è adeguatamente controllato può provocare incidenti devastanti. Come quello accaduto a Chernobyl nel 1986 o più recentemente in Giappone a Fukushima nel 2011.

Inaugurato in Giappone il reattore a fusione nucleare più grande del mondo

L’obiettivo del reattore di nuova generazione JT-60SA (immagine sopra), è quello di studiare la fattibilità della fusione come fonte di energia perenne e sicura che produce più energia di quella che utilizza. Questa macchina nucleare alta sei piani, si trova in un hangar a Naka, prefettura di Ibaraki. E’ formata da un enorme recipiente “tokamak” a forma di ciambella, destinato a contenere plasma vorticoso riscaldato a 200 milioni di gradi Celsius (360 milioni di gradi Fahrenheit).

Il progetto non è solo giapponese, perché è congiunto con altri paesi e ci siamo di mezzo anche noi. E’ frutto di un accordo internazionale tra l’Unione Europea e il Giappone. Ed è il precursore del suo fratello ITER, un reattore termonucleare sperimentale attualmente in costruzione in Francia. Lo scopo finale di entrambi i progetti è quello di indurre i nuclei di idrogeno al loro interno a fondersi in un elemento più pesante, l’elio, rilasciando energia sotto forma di luce e calore e imitando il processo che avviene all’interno del Sole. Praticamente stanno costruendo due soli in miniatura per poi sfruttare la loro inesauribile energia.

I ricercatori di ITER però, hanno già superato il budget a loro disposizione. Sono in ritardo sulla pianificazione e devono far fronte a grossi problemi tecnici per costruire il Santo Graal della tecnologia a fusione nucleare. Sam Davis, vice capo progetto del JT-60SA giapponese, durante l’inaugurazione venerdì scorso ha affermato che il loro progetto invece è andato a gonfie vele:

“È il risultato di una collaborazione tra più di 500 scienziati e ingegneri e più di 70 aziende in tutta Europa e Giappone”

Anche il commissario europeo per l’energia Kadri Simson ha affermato:

“Il JT-60SA è il tokamak più avanzato al mondo, una pietra miliare nella storia della fusione. Questa ha il potenziale per diventare una componente chiave del mix energetico di cui l’umanità avrà bisogno nella seconda metà di questo secolo.”

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L’impresa del “guadagno netto di energia” è stata intrapresa lo scorso dicembre anche negli Stati Uniti, nel National Ignition Facility presso il Lawrence Livermore National Laboratory. La struttura nucleare statunitense, utilizza però un metodo diverso da ITER e dal JT-60SA. Questo è noto come ‘fusione a confinamento inerziale’, in cui dei laser ad alta energia sono diretti simultaneamente in un cilindro delle dimensioni di un ditale contenente idrogeno.

Il governo degli Stati Uniti ha definito il risultato ‘fondamentale’ nella continua ricerca di una fonte di energia pulita e illimitata. Che porterà finalmente l’umanità alla fine della sua dipendenza dai combustibili fossili che, emettendo carbonio, sono la causa principale dei cambiamenti climatici. Oltre che motivo scatenante di continue guerre e sconvolgimenti geopolitici.

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