Il Giappone salva gli scavi di Villa Augustea a Napoli
Ancora una volta il Giappone dimostra il suo forte legame con il patrimonio archeologico e artistico italiano. In meno di un mese è stata infatti completata una raccolta fondi d’emergenza che ha permesso di raccimolare 10 milioni di ¥, pari a circa 54.000 €. Garantendo la prosecuzione degli scavi tra luglio e ottobre della Villa Augustea di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli.
L’iniziativa è stata lanciata attraverso la piattaforma UTokyo Fund dell’Università di Tokyo con l’obiettivo di evitare l’interruzione delle attività archeologiche e consentire agli studiosi di riportare alla luce nuove aree di quello che potrebbe essere uno dei siti romani più importanti d’Italia.
Un progetto guidato dall’Università di Tokyo
Il progetto archeologico di Somma Vesuviana rappresenta da oltre vent’anni uno degli esempi più significativi della collaborazione tra Italia e Giappone. Gli scavi sono iniziati nel 2002 grazie all’iniziativa del professor emerito e celebre archeologo Masanori Aoyagi. Oggi il progetto è coordinato dalla professoressa Mariko Muramatsu, docente di Cultura Italiana presso il Dipartimento di Area Studies della Graduate School of Arts and Sciences dell’Università di Tokyo.
La rapidità ed efficienza con cui sono stati raccolti i fondi dimostra il forte interesse che il mondo accademico e i sostenitori giapponesi continuano a nutrire per questo straordinario ed unico sito archeologico italiano. Un’interesse che supera quello degli italiani stessi per il proprio prezioso patrimonio artistico.
Villa Augustea: papabile ultima dimora dell’imperatore Augusto
La Villa Augustea continua ad affascinare archeologi e storici di tutto il mondo. Fin dalla sua scoperta, avvenuta quasi per caso durante alcuni lavori agricoli nel 1929, il sito è stato al centro di numerose ricerche. Durante la piantumazione di alcuni alberi emerse infatti un imponente nucleo murario che impediva i lavori. Da quel momento iniziarono gli scavi che portarono alla luce una struttura dalle dimensioni eccezionali. Poi interrotti più volte per mancanza di fondi, i lavori ripresero a pieno regime nel 2002 grazie all’Università di Tokyo.
Molti studiosi ritengono che possa trattarsi addirittura della villa in cui morì l’imperatore Augusto il 19 agosto del 14 d.C. Nato come Gaio Ottavio e successivamente conosciuto come Ottaviano dopo l’adozione da parte di Giulio Cesare, il primo imperatore romano possedeva infatti una grande residenza proprio nell’area del Nolano, a pochi chilometri da Somma Vesuviana. Secondo le fonti storiche, Augusto morì proprio in questa zona durante il viaggio di ritorno da Brindisi verso Roma.
Un complesso immenso sepolto dalle eruzioni del Vesuvio
Le dimensioni della Villa Augustea sono impressionanti. Nell’antica Roma il termine ‘villa‘ indicava infatti un enorme complesso formato da numerosi edifici, più simile a una piccola città che a una semplice residenza privata. Oltre ai resti architettonici, tra cui un colonnato e affreschi legati al culto di Dioniso, il sito si distingue per aver poi ospitato una delle più grandi aziende vitivinicole dell’antichità mediterranea.
Le strutture riportate alla luce finora confermano l’importanza del sito, mentre una parte consistente del complesso rimane ancora sepolta sotto i depositi lasciati dalla grande eruzione del Vesuvio del 6 novembre 472 d.C. Quell’evento vulcanico, meno noto della celebre eruzione del 79 d.C. che distrusse Pompei ed Ercolano, ebbe comunque effetti devastanti sull’intera area vesuviana, contribuendo a conservare sotto metri di materiale vulcanico numerose testimonianze dell’epoca romana.
Gli scavi possono continuare
Grazie al contributo dei sostenitori giapponesi, gli archeologi potranno proseguire le ricerche senza interruzioni nei prossimi mesi. L’obiettivo è quello di esplorare nuovi settori della Villa Augustea e raccogliere ulteriori prove che possano confermare una delle ipotesi più affascinanti dell’archeologia italiana: che proprio a Somma Vesuviana sorgesse l’ultima dimora dell’imperatore Augusto.
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