Esiste un manga che si crede predica il futuro
Cosa accadrebbe se un’opera di fantasia iniziasse a essere percepita come una profezia? È quanto sta succedendo intorno a Watashi ga Mita Mirai (私が見た未来 – Il futuro che ho visto), scritto e illustrato da Ryo Tatsuki. Esiste infatti questo manga, che si crede predica il futuro, che ha recentemente riacceso il dibattito pubblico per una previsione inquietante: un disastroso terremoto sottomarino tra Giappone e Filippine, previsto per il 5 luglio 2025, che potrebbe causare onde ancora più devastanti di quelle dello tsunami del Tōhoku del 2011.
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Un manga nato dai sogni
Originariamente pubblicato nel 1999 e ripubblicato in versione completa (kanzenban) nel 2021, Watashi ga Mita Mirai è un manga inedito in Italia. Il suo contenuto è insolito, dato che non si tratta di una narrazione tradizionale, ma di una raccolta di sogni che l’autrice afferma di aver avuto tra il 1980 e il 1990. Secondo Ryo Tatsuki, questi sogni avrebbero avuto carattere premonitore, anticipando eventi tragici e memorabili come:
La morte di Freddie Mercury (1991)
Il terremoto di Kobe (1995)
La morte della principessa Diana (1997)
Il grande terremoto e lo tsunami del Tōhoku (2011)
La pandemia globale di COVID-19 (2020)
Tutte queste tragedie, effettivamente avvenute dopo le date indicate nei presunti sogni, sono state inserite nel manga come ‘visioni profetiche’. Ma qui entra in gioco un elemento fondamentale: quando il manga fu pubblicato per la prima volta nel 1999, la maggior parte di questi eventi si era già verificata. Non esistono documenti o fonti verificabili che dimostrino che Tatsuki li avesse realmente previsti prima che accadessero. L’unica predizione presente nel manga ad oggi futura, e quindi ancora ‘in sospeso’, è relativa al 5 luglio 2025. Ed è proprio questa data ad aver trasformato un manga di nicchia in un caso mediatico.
Paura e panico reale per una storia di fantasia
L’inquietudine generata dalla profezia di un tremendo cataclisma a luglio 2025, ha superato i confini del Giappone. In particolare a Hong Kong, alcuni turisti hanno cominciato a cancellare viaggi previsti in Giappone in prossimità di quella data. La compagnia aerea Greater Bay Airlines ha segnalato un calo significativo delle prenotazioni verso città giapponesi come Sendai e Tokushima, regioni che molti temono possano essere colpite dal presunto mega-tsunami.
Ryo Tatsuki ha dovuto intervenire pubblicamente, ricordando che Watashi ga Mita Mirai è un’opera di fantasia, non un documento scientifico o una previsione affidabile. Nessuna autorità sismologica ha confermato la possibilità di un terremoto in quella data, né esistono indicatori geologici che possano supportare un’allerta simile. Eppure l’impatto psicologico e mediatico del manga è stato tanto forte da generare reazioni tangibili nella realtà.

Quando la finzione diventa influenza
Il caso di Watashi ga Mita Mirai apre una riflessione più ampia sul rapporto odierno tra finzione e realtà. Le narrazioni hanno da sempre un potere straordinario: modellano la percezione, influenzano il comportamento umano, persino innescano fenomeni collettivi. L’effetto non è nuovo. Basti pensare al panico generato nel 1938 dalla trasmissione radiofonica de > La guerra dei mondi di Orson Welles, quando migliaia di ascoltatori americani credettero davvero che fosse in corso un’invasione aliena. Oppure ai casi di profezie di Nostradamus che, sebbene scritte in forma ambigua e interpretabile, continuano ad alimentare paure e credenze.
Nel mondo iperconnesso di oggi, dove l’informazione viaggia velocissima e viene spesso decontestualizzata, anche una semplice opera di fiction può avere effetti reali. Quando la narrazione tocca temi profondamente emotivi, come disastri naturali, morte e pandemie, il confine tra realtà e immaginazione può diventare sottile. La sfiducia nelle istituzioni, la sovrabbondanza di informazioni e l’ansia per il futuro spingono sempre più persone a cercare teorie alternative, anche le più assurde.
Dalla terra piatta al negazionismo climatico ai microchip nei vaccini, tutto può diventare ‘verità nascosta’ per chi cerca risposte semplici a problemi complessi. I social amplificano queste convinzioni, dato che gli algoritmi sono fatti proprio per creare bolle dove vengono continuamente fuori i nostri argomenti preferiti. E così, scroll dopo scroll, il complottista modello si auto-convince sempre di più di avere ragione…
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