Cos’è lo ‘shisa kanko‘
Il concetto di shisa kanko, letteralmente ‘indica e chiama’ (pointing and calling), è una pratica che potrebbe sembrare curiosa a un osservatore esterno. Immaginate un treno che si ferma a una stazione giapponese: il capotreno indica con le dita guantate di bianco la banchina e poi i segnali relativi al numero e alla destinazione del treno. All’interno della locomotiva, allo stesso modo il macchinista indica i comandi e i segnali esterni. Mentre l’addetto in banchina indica il treno e le porte prima che si aprano e chiudano. Ogni gesto delle loro mani è accompagnato da una chiamata verbale che descrive lo stato di ciò che stanno osservando. Ecco cos’è lo ‘shisa kanko’.
Questa pratica, che a prima vista potrebbe sembrare esagerata e teatrale, ha in realtà una funzione cruciale per la sicurezza. E’ una tecnica radicata nel mondo ferroviario giapponese da oltre un secolo, ma non solo. Lo shisa kanko è un metodo di controllo che coinvolge l’uso combinato di gesti e vocalizzazioni per ridurre gli errori umani in qualsiasi ambito. Anche se potrebbe sembrare una conferma superflua di ciò che è evidente, questa tecnica sfrutta l’interazione tra corpo e mente per migliorare la concentrazione e ridurre drasticamente il rischio di errori umani.
L’origine dello Shisa Kanko
L’origine della tecnica ‘dell’indica e chiama’ risale ai primi del ‘900. La leggenda narra che un macchinista, Yasoichi Hori con problemi di vista, sviluppò un sistema in cui chiamava i segnali per poi farli confermare dal suo assistente. Questo metodo venne poi formalizzato nel primo manuale ferroviario giapponese del 1913 e da allora è diventato parte integrante del sistema ferroviario del Paese.

Ora, il protocollo moderno, prevede che il lavoratore osservi un obiettivo cruciale, come un segnale o un controllo visivo, lo indichi con il dito e ne vocalizzi il nome o lo stato prima di procedere con l’azione correlata. Questo metodo, apparentemente semplice, è profondamente radicato nei sistemi di sicurezza in Giappone. Ed ha un impatto notevole sulla diminuzione degli errori umani. Basti pensare che, per fare un esempio pratico, i treni ad alta velocità Shinkansen non hanno mai fatto nemmeno un incidente grave dal 1964 ad oggi. Nel video sotto, alcuni gesti dello shisa kanko utilizzati proprio su Shinkansen:
Efficacia e ricerca scientifica
Una ricerca condotta dall’Ergonomics Laboratory del Japanese Railway Technical Research Institute ha dimostrato che l’uso del metodo ‘pointing and calling’ riduce gli errori umani fino all’85%. Nello specifico, durante compiti noiosi e ripetitivi, il numero di errori scende da 2,38 ogni 100 azioni a soli 0,38 quando si utilizza questa tecnica. Altre ricerche, hanno confermato che questo metodo migliora le prestazioni anche in compiti più complessi, senza aumentare il carico di lavoro percepito dal lavoratore.
Nonostante la sua testata efficacia, lo shisa kanko non è ampiamente adottato al di fuori del Giappone. Negli Stati Uniti, per esempio, la Metropolitan Transportation Authority (MTA) di New York ha introdotto una versione semplificata della tecnica solo per i controllori della metropolitana, che indicano i segnali di allineamento quando i treni si fermano. Tuttavia, questa versione è molto meno plateale e verbale rispetto alla pratica giapponese. E ovviamente meno efficace.
Secondo Shigeru Haga, professore di psicologia industriale e dei trasporti, una delle difficoltà nella diffusione dello shisa kanko al di fuori del Giappone è la reticenza culturale delle persone a compiere gesti così evidenti e ripetitivi. Molti li considerano ridicoli ed inutili, quasi folkloristici per un turista, quando invece hanno un’enorme importanza. Anche in Giappone, i lavoratori devono superare l’imbarazzo iniziale durante la loro formazione per imparare ad adottare correttamente questa utile tecnica.
Implicazioni cognitive e corporee
Dietro la pratica dello Shisa Kanko ci sono implicazioni psicologiche e cognitive più profonde. Non si tratta solo di ‘svegliare’ la mente, ma di coinvolgere tutto il corpo nell’azione. Ricerche sull’eye-tracking hanno dimostrato che i movimenti degli occhi e del corpo precedono le azioni motorie più raffinate durante compiti quotidiani come ad esempio il preparare una tazza di tè. Questo suggerisce che non ci affidiamo solo alla mente per costruire un’immagine del mondo, ma che stiamo continuamente interagendo fisicamente con esso per guidare le nostre azioni.
La pratica di ‘indicare e chiamare’ potrebbe essere vista come un modo per esternalizzare l’attenzione, affidandoci al corpo per guidare le nostre azioni e ridurre il rischio di errori. Questo approccio, sebbene radicato nel mondo ferroviario, trova applicazione anche in altri contesti lavorativi o quotidiani in Giappone, dove la precisione e la sicurezza sono fondamentali. In conclusione, lo Shisa Kanko rappresenta un metodo collaudato per migliorare le prestazioni di operazioni ripetitive e potrebbe tornare utile anche fuori del Sol Levante.
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